03 Luglio 2020
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Ecumenismo: punto di arrivo o di partenza?

12-02-2018 09:26 - Ecumenismo
Il tema dell´ecumenismo torna al centro della vita del secondo distretto delle chiese valdesi e metodiste che raggruppa le comunità dell´Italia settentrionale e della Svizzera. L´occasione è un convegno che si terrà a Bergamo sabato 3 marzo per ricordare gli ottocento anni del famoso Colloquio che ebbe luogo nei pressi della città. Ultramontani e Italici (poveri lombardi) si confrontarono sulle reciproche posizioni teologiche rispetto a diversi aspetti, non ultimo il rapporto e le relazioni con la Chiesa di Roma.
«La sfida è abbastanza ambiziosa - dichiara il pastore Italo Pons, delegato della Tavola Valdese per il secondo distretto. Vorremmo fare il punto sul cammino ecumenico intrapreso dalle nostre chiese per comprendere cosa accade nelle comunità. Sembrerebbe che per alcune piccole chiese l´ecumenismo sia una delle attività più rilevanti sul fronte della loro testimonianza esterna. Questo è dovuto certamente al fatto che molte persone entrate a far parte delle nostre chiese provengono dal cattolicesimo e si impegnano in prima persona nel dialogo ecumenico. Per contro permangono molti membri di chiesa che nutrono uno scarso interesse per questo tema».

Il convegno vedrà anche la presenza del presidente della Federazione protestante francese, il pastore François Clavairoly, che vanta un´importante esperienza in ambito ecumenico. «La sua presenza - prosegue il pastore Pons - qualifica certamente l´appuntamento sia per l´elevato profilo culturale e spirituale che lo distinguono (è membro del Groupe des Dombes, un gruppo di dialogo ecumenico composto da teologici cattolici e protestanti francofoni che si incontra annualmente a partire dal 1937), sia per la sua conoscenza approfondita delle grandi tematiche ecumeniche e interreligiose del passato e del presente».

La necessità di confrontarsi sul tema dell´ecumenismo viene dall´ultima conferenza distrettuale, l´assemblea decisionale delle chiese valdesi e metodiste dell´area settentrionale e svizzera. «Anche se con i cattolici romani permangono divisioni importanti su alcuni temi - afferma Andrea Magnano, presidente della Commissione distrettuale - vi sono chiese valdesi e metodiste che tessono importanti relazioni ecumeniche cariche di gesti di riconciliazione e di riconoscenza, superando le divisioni dottrinali». La scelta di restringere il campo di analisi al dialogo con un´unica confessione cristiana è voluta: «L´idea - conclude Magnano - è quella di compiere una riflessione interna alle nostre chiese per avere un´istantanea delle diverse sensibilità ecumeniche presenti».


Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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