26 Gennaio 2020

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Ecumenismo a Viareggio: incontri sul Vangelo di Matteo

31-05-2018 08:52 - Ecumenismo
Ogni secondo giovedì del mese Ortodossi, Valdesi e Cattolici si confrontano insieme sulla Parola

Nella parrocchia di S. Paolino, Viareggio, ogni secondo giovedì del mese ci incontriamo con i nostri fratelli valdesi e ortodossi della Chiesa Rumena per ascoltare insieme la Parola di Dio; abbiamo scelto il Vangelo secondo Matteo. Perché questi incontri? Sono un´esigenza che scaturisce dal desiderio stesso di Gesù che, nella preghiera di addio, ha chiesto al Padre che i suoi discepoli siano e rimangano «una cosa sola».
Gesù, pregando per i suoi discepoli, ha detto: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Poiché la sua richiesta non era solo per i discepoli riuniti in quel momento intorno a lui, ha aggiunto: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch´essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,20-21). La divisione tra i discepoli di Gesù, quindi, è contro la sua volontà e impedimento alla missione loro affidata. Nella Chiesa ci sono sempre state discussioni e contrasti, ma sono stati decisivi soprattutto due scismi, il Grande Scisma tra Chiesa di Costantinopoli e Chiesa di Roma nel 1054 e la Riforma protestante a partire dal XVI secolo.
I primi tentativi di ristabilire l´unità furono fatti al Concilio di Lione (1274) e al Concilio di Firenze (1439) e riguardavano la Chiesa Orientale e quella Occidentale. Il movimento attuale risale alla prima metà dell´Ottocento e via via si è sempre più allargato a tutte le confessioni cristiane.
La Chiesa Cattolica, che all´inizio si dimostrava un po´ diffidente, ha avuto il suo impulso dal Concilio Vaticano II, ed oggi si trova totalmente impegnata nella sua attuazione e partecipa a tutte le iniziative che in qualche modo possano ridurre le distanze. Nel documento «Unitatis redintegratio», il Concilio ha affermato: «Promuovere il ristabilimento dell´unità fra tutti i cristiani è uno dei principali intenti del sacro Concilio ecumenico Vaticano II. Da Cristo Signore la Chiesa è stata fondata una e unica, eppure molte comunioni cristiane propongono se stesse agli uomini come la vera eredità di Gesù Cristo. Tutti invero asseriscono di essere discepoli del Signore, ma hanno opinioni diverse e camminano per vie diverse, come se Cristo stesso fosse diviso. Tale divisione non solo si oppone apertamente alla volontà di Cristo, ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura» (n.1). Le distanze tra le chiese non sono uguali per tutte, ma vanno da una vicinanza molto profonda tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa ad una lontananza più marcata con le Chiese riformate. Però ci sono alcuni punti di partenza che valgono per tutti e che costituiscono già un segno di unità.
È ancora il Concilio Vaticano II a ricordarcelo: tutti i membri delle chiese, «giustificati nel Battesimo dalla Fede, sono incorporati a Cristo e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti come fratelli nel Signore» (UR 3); hanno «parecchi elementi di santificazione e di verità, come la Parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri doni interiori dello Spirito Santo ed elementi visibili» (UR 3). La nostra comunità vuole risvegliare questa sensibilità, perché possiamo camminare sulla via dell´unità, andando oltre la settimana di preghiera che ogni anno, dal 18 al 25 gennaio, si celebra in tutte le chiese. Riteniamo che sia importante partire dall´elemento su cui tutti ci confrontiamo: la Parola di Dio scritta.
Abbiamo fatto questa proposta ai fratelli Valdesi, che già si ritrovano periodicamente nei nostri locali parrocchiali, e agli Ortodossi rumeni che si riuniscono per la loro liturgia nella chiesetta di Santa Rita. Un primo incontro è avvenuto a novembre scorso, in cui ognuno ha espresso il proprio modo di accostarsi alla Parola. Poi, da giovedì 11 gennaio, abbiamo iniziato la lettura del vangelo di Matteo. Il metodo che usiamo è questo: a turno i responsabili delle comunità, valdese, ortodossa e cattolica, introducono il brano da cui vogliamo farci interrogare e, dopo una pausa di silenzio, ogni persona presente riferisce le sue riflessioni. Stiamo sperimentando quanto questi incontri contribuiscano ad una conoscenza reciproca più profonda e facciano crescere nella fraternità, facendo cadere tanti pregiudizi che stanno alla base delle reciproche incomprensioni. Abbiamo certamente bisogno di superare alcuni ostacoli come quello di voler insegnare reciprocamente sempre qualcosa invece di ascoltarci con attenzione e rispetto. Ma le premesse sono piene di speranza.

di Don Franco Rafanelli, Parroco di S. Paolino, Viareggio



Fonte: Toscana Oggi - Lucca7

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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