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Ecumenismo. Si è conclusa la sessione estiva del SAE

19-08-2015 14:11 - Ecumenismo
"La spiritualità ecumenica come stile di vita è una spiritualità planetaria" ha detto Paolo Ricca, professore emerito di teologia alla Facoltà valdese di teologia di Roma, durante l´ultima giornata della 52sima sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (SAE), tenutasi ad Assisi dal 26 luglio al 1 agosto. Tema di quest´anno è stato "In cammino verso un nuovo ecumenismo".

La spiritualità ecumenica sarebbe caratterizzata secondo Ricca da quattro punti fondamentali: è planetaria, non violenta, povera e fraterna. Planetaria perché il battezzato diviene "uomo cosmopolita", come riportato da testi cristiani fin dal IV secolo. Nonviolento, poiché proprio il movimento ecumenico significa nella storia un cristianesimo che, dopo secoli di uso della violenza, si esplica come rigorosamente volto al dialogo e alla pace, addirittura, dice Ricca, come "prima forma nonviolenta di cristianesimo". Una spiritualità povera, dove "la povertà non ha un´interpretazione economico-materiale, ma spirituale. Povero significa ridotto all´essenziale, dunque l´ecumenismo come trovare tra cristiani l´unum necessarium" ha detto Ricca. Infine una spiritualità fraterna, che ha sostituito, anche con Francesco d´Assisi, il modello paterno - abate padre, monaci figli - con quello fraterno. La scoperta dell´altro cristiano come fratello e dell´altra chiesa come sorella è l´unità cristiana. E´ il traguardo dell´ecumenismo e del cristianesimo stesso", ha concluso Ricca.

"L´unità è innanzitutto dono di Cristo e opera dello Spirito - ha dichiarato Marianita Montresor, presidente nazionale del SAE -. Sta maturando una nuova consapevolezza tra i cristiani: abbiamo bisogno gli uni degli altri, nessuno è autosufficiente. Sul piano strettamente teologico il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) indica direzioni nuove, concentrando l´attenzione su concetti come ospitalità, discernimento, mutua affidabilità: già conosciuti, ma ora rivestiti di un nuovo spessore".

UN GIORNO UNA PAROLA

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Ma io so che il mio Redentore vive”
(Giobbe 19,25)

Salmo della settimana: 22, 23-32

Lunedì 11 Novembre

Se non ubbidite alla voce del Signore, se vi ribellate al comandamento del Signore, la mano del Signore sarà contro di voi, come fu contro i vostri padri ( I Samuele 12, 15)
Paolo scrive: «Desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male” (Romani 16, 19)

Tu solo, Signore, puoi dare la grazia di amarti. Solo alla tua luce il cuore e il volto si riempiono di gioia luminosa percorrendo il sentiero della tua verità.
Nilolaus Ludwig von Zinzendorf

I Pietro 4, 7-11; Naum 1, 1-14



Preghiera


Anche quando scende il buio sui nostri occhi e non scorgiamo più il tuo volto, donaci, o Signore, di continuare a credere in te; donaci una fede incrollabile per superare anche la notte. E quando saremo al termine del nostro lungo viaggio, riposeremo senza fine in te, che sei la radice della nostra speranza e della nostra vita.
Da Ravasi…. dopo il salmo 17



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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