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Ecumenismo. Il CEC presenta ufficialmente un testo di convergenza sull´ecclesiologia

14-03-2013 13:38 - News
"La Chiesa: verso una visione comune" è il titolo del documento redatto da Fede e Costituzione

Roma (NEV), 13 marzo 2013 - "Un dono offerto al movimento ecumenico". Con queste parole Tveit ha ufficialmente presentato lo scorso 6 marzo presso l´Istituto ecumenico di Bossey (Svizzera), il testo di convergenza "La Chiesa: verso una visione comune". Frutto di un lavoro ventennale da parte della Commissione Fede e Costituzione - il più ampio tavolo teologico internazionale a cui prendono parte oltre alle chiese del CEC, anche rappresentanti della chiesa cattolico romana e del mondo evangelicale e pentecostale -, il documento è stato approvato durante la riunione plenaria della Commissione tenutasi a Penang in Malesia nel giugno del 2012 (NEV 27/2012). Il testo, nelle sue 45 pagine, identifica ciò che i cristiani possono dire insieme sul concetto di Chiesa per poter crescere nella comunione reciproca, lottare insieme per la giustizia e la pace, e per superare le divisioni passate e presenti. Quattro sono i capitoli principali: la missione di Dio e l´unità della Chiesa; la Chiesa e il Dio trinitario; la Chiesa: crescere nella comunione; La Chiesa nel e per il mondo.

"La convergenza raggiunta rappresenta un risultato ecumenico eccezionale" - scrivono nella prefazione al documento il canonico John Gibault e il metropolita Vasilios, rispettivamente direttore e moderatore di Fede e Costituzione, spiegando come "La Chiesa: verso una visione comune" prosegua le riflessioni scaturite dal documento "Battesimo, Eucaristia, Ministero", primo testo di convergenza prodotto dalla Commissione nel 1982. Due sono gli obbiettivi principali di quello che si presenta come un testo ecumenico multilaterale. "Il primo scopo è suscitare rinnovamento", spiega Gibault, cioè suscitare in chi legge un maggiore impegno nel vivere la propria vita ecclesiale, o mettere in evidenza aspetti negletti o dimenticati nella vita e nella comprensione di che cos´è la chiesa. "Il secondo consiste invece nel trovare un accordo teologico sul termine ´Chiesa´ - continua Gibault -. Le risposte che il documento susciterà rifletteranno il livello di convergenza sull´ecclesiologia delle diverse chiese. Questo livello di convergenza giocherà un ruolo vitale nel mutuo riconoscimento delle chiese nella loro reciproca chiamata all´unità e alla comunione eucaristica". "La Chiesa: verso una visione comune" è infatti già stato inviato alle chiese rappresentate nella Commissione Fede e Costituzione - quindi anche alla chiesa cattolica romana - affinché facciano pervenire le loro osservazioni e commenti entro il 31 dicembre del 2015.

Con il suo lancio ufficiale, il testo è diventato disponibile online, è ora in lingua inglese: www.oikoumene.org/en/resources/documents/wcc-commissions/faith-and-order-commission/i-unity-the-church-and-its-mission/the-church-towards-a-common-vision.html).


Fonte: NEV
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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