24 Novembre 2020
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Ecumenismo. Il 7 marzo la Giornata mondiale di preghiera organizzata dalle donne

05-03-2014 19:13 - Ecumenismo
"Fiumi nel deserto" è il messaggio proposto dalle donne egiziane

Roma (NEV), 5 marzo 2014 - "Fiumi nel deserto". E´ questa la parola biblica, tratta dal profeta Isaia 41:18-20, che guiderà gli incontri della Giornata mondiale di preghiera (GMP) organizzata dalle donne, evento ecumenico che si celebra ogni anno il primo venerdì di marzo. A sceglierlo sono state le donne egiziane che hanno elaborato il relativo materiale liturgico e omiletico. Un messaggio di speranza che proviene da un paese che è stato protagonista della cosiddetta Primavera araba. "Scrivere la liturgia in mezzo a tutte le turbolenze verificatesi negli ultimi tre anni è stata una vera sfida", affermano le donne egiziane che sperano in un futuro che sia come "un fiume di Dio nel deserto", portatore di giustizia sociale ed economica, di pace e sicurezza.

La GMP è celebrata in 170 paesi del mondo, ed ha come motto "informarsi per pregare e pregare per agire". In Italia la Giornata è organizzata da un Comitato presieduto dalla maggiore dell´Esercito della Salvezza, Elaine Cavanagh, e composto da donne evangeliche, cattoliche e ortodosse (https://sites.google.com/site/gmpitaliana/). In Italia le collette che verranno raccolte negli incontri saranno destinate a un progetto di alfabetizzazione e qualificazione per donne e ragazze abitanti in zone rurali dove l´analfabetismo è ancora molto alto. Nell´Alto Egitto, per esempio, il 45 per cento delle ragazze non sa leggere e scrivere. È anche molto frequente che le bambine abbandonino la scuola all´età di 10 anni per aiutare le madri nel lavoro domestico. Il progetto, tramite un programma educativo e corsi di artigianato, offre l´opportunità alle donne e alle ragazze di raggiungere una maggiore indipendenza.

L´istituzione della "Giornata di preghiera delle donne" risale al 1887 negli Stati Uniti, dove un gruppo di donne presbiteriane - preoccupate per i bisogni delle immigrate e delle ex-schiave - lanciò un appello per una giornata nazionale di preghiera. Il movimento si espanse rapidamente in altri paesi, fino a diventare mondiale.

Fonte: ChiesaValdese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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