23 Agosto 2019

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EUGENIO BERNARDINI - QUATTRO PAROLE PER L'EVANGELIZZAZIONE (SETTIMANA 5-11 MAGGIO)

17-04-2014 11:30 - appunti del moderatore
Le chiese metodiste e valdesi si preparano a vivere un´intensa settimana di evangelizzazione, la prima a livello nazionale, programmata quest´anno dal 5 al 11 maggio. La immaginiamo come un´occasione per condividere con le persone che incontreremo nelle strade, nelle piazze e anche nelle nostre chiese ciò che come cristiani evangelici ci sta più a cuore: la buona notizia che Dio ci ama e che Gesù ci ha aperto una via di salvezza e ci accompagna nel nostro dolore e nelle nostre speranze, nei nostri fallimenti e in ciò che siamo riusciti a realizzare. Lo faremo con il nostro linguaggio, con le nostre facce e le nostre storie di uomini e donne che in un certo momento della loro vita hanno sentito di dovere dare una riposta alla vocazione che il Signore rivolgeva loro.
Tante volte ci siamo sentiti chiedere se siamo "nati" evangelici o se lo siamo diventati: domanda sbagliata perché non si è evangelici o cristiani per genealogia, ma lo si diventa sempre e solo per scelta, perché si ritiene di dare una pubblica testimonianza della fede in Cristo e perché ci si vuole impegnare in un cammino illuminato dalla grazia di Dio e guidato dall´amore insegnato da Gesù.
I volantini, i testi, gli spot che abbiamo preparato per questa settimana saranno strumenti importanti per avviare un dialogo con le persone che accetteranno di intrattenersi con noi, ma lo strumento primario della nostra evangelizzazione sarà la Bibbia, il libro che quella Riforma a cui ci richiamiamo ha consegnato al popolo di Dio e posto al centro della tradizione protestante.
E diremo che se lo studio rigoroso delle Scritture è parte essenziale di questa tradizione, lo sono altri aspetti della nostra vita di credenti evangelici: la diaconia, l´attenzione a chi soffre, la partecipazione alla vita sociale, l´impegno culturale, l´attenzione alle domande e alle sfide del nostro tempo. È stato così per molte generazioni di valdesi ma anche, in un arco di tempo più limitato, per i metodisti che in Italia, come nel resto nel mondo, hanno vissuto un rapporto molto stretto tra annuncio e impegno, tra chiesa e società, tra predicazione e servizio. Generazioni di evangelici che non a caso concepirono una strategia che associava il carretto con le Bibbie e gli opuscoli protestanti al centro culturale o alla scuola primaria.
Bibbia e storia sono quindi due parole chiave del nostro modo di pensare e vivere l´evangelizzazione. Vorrei aggiungerne ancora due: la prima è speranza. È una parola essenziale della fede e della tradizione cristiana, ma in un tempo di crisi e di sfiducia fatichiamo ad usarla, forse perché noi stessi siamo diffidenti verso le consolazioni a buon mercato e le facili illusioni. Sbagliamo. Come ci ripetiamo nel giorno della Pasqua, la fede cristiana è una speranza gioiosa fondata nella certezza della Resurrezione. La speranza in Cristo ha insomma una radice solida e profonda che dobbiamo saper indicare e spiegare.
L´ultima parola della nostra evangelizzazione è in realtà un aggettivo: "ecumenica". Certo, con l´evangelizzazione proponiamo le nostre chiese come luogo in cui altri e altre possano vivere la loro fede, come comunità dei credenti in cui altri e altre possano sperimentare la novità di Gesù, ma nella consapevolezza che il nostro appello non è per l´associazione a una denominazione o per l´inserimento in un gruppo di persone per quanto accoglienti e sensibili. No, è un appello alla conversione e cioè alla scoperta - in qualche caso sarà una riscoperta - di Cristo come Signore e Salvatore. Il centro dell´evangelizzazione non è la nostra storia, la nostra teologia o la nostra vita ecclesiastica: è Dio in Cristo, e tutto il resto è contorno.
Concludendo: la settimana che dedicheremo all´evangelizzazione ci dà una bella opportunità di condividere con altri un messaggio che per noi è essenziale e prezioso. Saremo tanto più credibili ed efficaci quanto più legheremo questa settimana alla nostra vita di credenti, di chiese, di opere evangeliche. Non stiamo intraprendendo nessuna "campagna" né avviando nuove strategie. Stiamo semplicemente rispondendo alla vocazione primaria che il Signore ci ha rivolto.

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Giovedì 22 Agosto

Egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? (Isaia 53, 8)
Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo (Ebrei 12,3)

Dobbiamo svuotare Dio della sua divinità per amarlo. Egli si è svuotato della sua divinità diventando uomo, poi della sua umanità diventando cadavere (pane e vin), materia. E’ necessario amare Dio attraverso le proprie gioie, attraverso la propria sventure, attraverso i propri peccati (passati). E’ necessario amarlo attraverso le gioie, le sventure, i peccati degli altri uomini e senza condizione.
Simone Weil

I Corinzi 9, 16-23; Matteo 11, 1-19


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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