01 Agosto 2021
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EUGENIO BERNARDINI - QUATTRO PAROLE PER L'EVANGELIZZAZIONE (SETTIMANA 5-11 MAGGIO)

17-04-2014 11:30 - appunti del moderatore
Le chiese metodiste e valdesi si preparano a vivere un´intensa settimana di evangelizzazione, la prima a livello nazionale, programmata quest´anno dal 5 al 11 maggio. La immaginiamo come un´occasione per condividere con le persone che incontreremo nelle strade, nelle piazze e anche nelle nostre chiese ciò che come cristiani evangelici ci sta più a cuore: la buona notizia che Dio ci ama e che Gesù ci ha aperto una via di salvezza e ci accompagna nel nostro dolore e nelle nostre speranze, nei nostri fallimenti e in ciò che siamo riusciti a realizzare. Lo faremo con il nostro linguaggio, con le nostre facce e le nostre storie di uomini e donne che in un certo momento della loro vita hanno sentito di dovere dare una riposta alla vocazione che il Signore rivolgeva loro.
Tante volte ci siamo sentiti chiedere se siamo "nati" evangelici o se lo siamo diventati: domanda sbagliata perché non si è evangelici o cristiani per genealogia, ma lo si diventa sempre e solo per scelta, perché si ritiene di dare una pubblica testimonianza della fede in Cristo e perché ci si vuole impegnare in un cammino illuminato dalla grazia di Dio e guidato dall´amore insegnato da Gesù.
I volantini, i testi, gli spot che abbiamo preparato per questa settimana saranno strumenti importanti per avviare un dialogo con le persone che accetteranno di intrattenersi con noi, ma lo strumento primario della nostra evangelizzazione sarà la Bibbia, il libro che quella Riforma a cui ci richiamiamo ha consegnato al popolo di Dio e posto al centro della tradizione protestante.
E diremo che se lo studio rigoroso delle Scritture è parte essenziale di questa tradizione, lo sono altri aspetti della nostra vita di credenti evangelici: la diaconia, l´attenzione a chi soffre, la partecipazione alla vita sociale, l´impegno culturale, l´attenzione alle domande e alle sfide del nostro tempo. È stato così per molte generazioni di valdesi ma anche, in un arco di tempo più limitato, per i metodisti che in Italia, come nel resto nel mondo, hanno vissuto un rapporto molto stretto tra annuncio e impegno, tra chiesa e società, tra predicazione e servizio. Generazioni di evangelici che non a caso concepirono una strategia che associava il carretto con le Bibbie e gli opuscoli protestanti al centro culturale o alla scuola primaria.
Bibbia e storia sono quindi due parole chiave del nostro modo di pensare e vivere l´evangelizzazione. Vorrei aggiungerne ancora due: la prima è speranza. È una parola essenziale della fede e della tradizione cristiana, ma in un tempo di crisi e di sfiducia fatichiamo ad usarla, forse perché noi stessi siamo diffidenti verso le consolazioni a buon mercato e le facili illusioni. Sbagliamo. Come ci ripetiamo nel giorno della Pasqua, la fede cristiana è una speranza gioiosa fondata nella certezza della Resurrezione. La speranza in Cristo ha insomma una radice solida e profonda che dobbiamo saper indicare e spiegare.
L´ultima parola della nostra evangelizzazione è in realtà un aggettivo: "ecumenica". Certo, con l´evangelizzazione proponiamo le nostre chiese come luogo in cui altri e altre possano vivere la loro fede, come comunità dei credenti in cui altri e altre possano sperimentare la novità di Gesù, ma nella consapevolezza che il nostro appello non è per l´associazione a una denominazione o per l´inserimento in un gruppo di persone per quanto accoglienti e sensibili. No, è un appello alla conversione e cioè alla scoperta - in qualche caso sarà una riscoperta - di Cristo come Signore e Salvatore. Il centro dell´evangelizzazione non è la nostra storia, la nostra teologia o la nostra vita ecclesiastica: è Dio in Cristo, e tutto il resto è contorno.
Concludendo: la settimana che dedicheremo all´evangelizzazione ci dà una bella opportunità di condividere con altri un messaggio che per noi è essenziale e prezioso. Saremo tanto più credibili ed efficaci quanto più legheremo questa settimana alla nostra vita di credenti, di chiese, di opere evangeliche. Non stiamo intraprendendo nessuna "campagna" né avviando nuove strategie. Stiamo semplicemente rispondendo alla vocazione primaria che il Signore ci ha rivolto.
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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