27 Settembre 2020
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È ai piedi del risorto che nasce la fede cristiana - l´omelia del pastore valdese Paolo Ricca

20-04-2017 12:06 - Fede e spiritualità
L´omelia del pastore Paolo Ricca, della Chiesa Valdese, a Santa Maria in Trastevere, il 18 aprile 2017

Dal Vangelo di Matteo 28, 1-10.

Cari fratelli e sorelle,
molte cose colpiscono nei racconti della Resurrezione.
Una è questa: che Gesù è risorto e nessuno se n´è accorto. Quando è morto, tutti se ne sono accorti, perché c´è stato un oscuramento del cielo, c´è stato un terremoto, la cortina del tempio si è squarciata. Qui invece non accade nulla, anche se accade tutto. Gesù risorge e nessuno se ne accorge.

Non se ne accorgono le donne, che corrono al sepolcro convinte di andare a imbalsamare un morto e soltanto quando sono lì sono avvertite dall´angelo che dice che quel morto non c´è più.
Non se ne sono accorti i discepoli, che il Venerdì Santo sono spariti dalla circolazione per non essere coinvolti nel processo di Gesù; i discepoli sono i grandi assenti, sia alla crocifissione, sia alla risurrezione.
Ma non se n´è accorta neppure Maria Maddalena, che si reca sì al sepolcro, ma non per incontrare Gesù risorto, bensì per piangere Gesù morto. Nessuno si è accorto della resurrezione di Gesù.
Ma non dobbiamo stupirci troppo di questo fatto, perché anche noi non ce ne saremmo accorti se non ci fosse la festa di Pasqua che ce la ricorda. Non è che c´è la festa di Pasqua perché noi ricordiamo la risurrezione di Gesù, ma al contrario: è la festa di Pasqua che ricorda a noi che Gesù è risorto.

Come è facile dimenticare la risurrezione, come è facile dimenticare che Gesù è risorto. È tanto facile che già nel secolo apostolico l´apostolo Paolo deve raccomandare al suo discepolo Timoteo – che era anche un ministro dell´Evangelo, un ministro cristiano; ma deve dire anche a lui – «ricordati di Gesù Cristo risorto dai morti» (2Tim 2, 8). Anche Timoteo lo stava dimenticando.
Ma perché è così facile dimenticare la risurrezione? Perché è così facile non accorgerci che Gesù è risorto? Credo per una ragione molto semplice, che è questa: la risurrezione è la più misteriosa delle opere di Dio, la più incredibile, per non dire la più impossibile, quella che più di ogni altra sfida la nostra intelligenza, oltre che il nostro buon senso.

Non la possiamo capire, non la possiamo immaginare; è già un miracolo che qualcuno l´abbia creduta nei primissimi giorni della storia cristiana, pur non potendola capire, pur non potendola immaginare; è un miracolo che l´abbia creduta e l´abbia trasmessa, e che sia giunta questa notizia fino a noi, a noi che la riceviamo come le donne.

Avete sentito: le donne ricevono l´annuncio dall´angelo con spavento e grande gioia. Con spavento, perché è un fatto che ci supera, che ci trascende; davanti alla risurrezione siamo sopraffatti da qualcosa infinitamente più grande di noi. E con grande gioia però, perché questa è la più bella notizia del mondo. Non c´è nessuna notizia più bella di questa: Gesù è vivente, la morte è vinta, le lacrime sono asciugate! Le donne che sono andate al sepolcro con un grande dolore ritornano a casa con una grande gioia.
Ma la risurrezione resta al di là della nostra comprensione: è una cosa troppo nuova, troppo grande, troppo fuori della nostra esperienza, troppo fuori del nostro orizzonte mentale ed esperienziale.

Pensate a quante stranezze ci sono nei racconti della risurrezione: Gesù ha un corpo, evidentemente il suo, ma nessuno lo riconosce vedendo il suo corpo. Maria Maddalena lo riconosce, ma non quando lo vede: bensì quando sente la sua voce che la chiama per nome. I discepoli di Emmaus lo sentono parlare lungo tutto il cammino verso casa, ma non lo riconoscono né vedendo il suo corpo né udendo la sua voce: lo riconoscono nel momento in cui spezza il pane e lo distribuisce. E quando Gesù poi si presenta agli undici, non solo non lo riconoscono ma credono addirittura di vedere un fantasma! Gesù è risolto con un corpo, ma questo corpo passa attraverso le porte chiuse. Eppure Tommaso riesce a toccare la piaga del costato.
Quante stranezze, quanti paradossi, quante sfide alla nostra intelligenza. Come sarebbe più facile dire: ma è chiaro, è tutta una montatura, una montatura dei discepoli che non si rassegnavano alla loro sconfitta: non si rassegnavano a perdere il loro maestro e così hanno inventato questa storia della risurrezione. Come sarebbe facile ragionare così. Forse sarebbe troppo facile, perché in realtà è successo il contrario: non è la fede dei discepoli che ha risuscitato Gesù, ma è Gesù risorto che ha risuscitato la fede dei discepoli. È ai piedi del risorto che nasce la fede cristiana.
Questa fede è descritta molto bene nel nostro racconto, quando Gesù si fece incontro alle donne dicendo: «"Vi saluto". Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e lo adorarono».
Fratelli e sorelle, la nostra fede – se mai è nata - è nata a Pasqua, ai piedi del Risorto. Come cristiani, siamo figli e figlie della risurrezione, di questo evento che non si può spiegare, né capire, né immaginare. Siamo figli e figlie di un miracolo. Amen.

Paolo Ricca



Fonte: www.santegidio.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Sabato 26 Settembre

"Io sono con te", dice il Signore "per salvarti" (Geremia 30, 11)
Paolo scrive: Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte(II Timoteo 4, 16-17)

Padre nostro che sei nei cieli ... e anche altrove accanto a tutte le donne e gli uomini della terra, e soprattutto al fianco di tutti coloro che la vita e gli uomini tormentano e schiacciano; tu, nostro avvocato e liberatore.
Tavo Burat



Marco 12, 41-44; II Corinzi 10, 1-11

La Parola di Dio ci ha già raggiunto
commento a Colossesi 3, 16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza

La conclusione di questa settimana di preghiera e riflessione, che le Losungen ci hanno indotto a fare, è nell’esortazione e nella lode: «La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali». Chi dunque ha saputo scegliere, chi ha saputo trovare in se stesso la Parola di Cristo, chi al di là del dolore e della fatica, che pur contraddistinguono la nostra stanca umanità, ha saputo accogliere l’amore di Dio, può vivere nella pace e nella gioia. La promessa del Signore è proprio questa: se sapremo amarci l’un l’altro come Gesù ha amato noi, se sapremo far crescere dentro di noi la fede e la speranza, nulla potrà farci cadere: né il dolore, né la fatica, non la stanchezza, non la depressione e il grigiore che hanno avvolto il mondo occidentale, non il Male, né la paura. Il Signore è già dentro di noi, la Sua Parola ci ha già raggiunto, altrimenti non saremmo qui, non cercheremmo un senso per la nostra vita e non proveremmo, giorno dopo giorno, a convertirci nuovamente al Signore. E dunque ascoltiamoci l’uno l’altro, accogliamoci, nonostante le molte differenze di cultura, di opinione, di convinzioni politiche e spirituali. Nei momenti bui e di sconforto permettiamo a chi ci è vicino di sollevarci, di riportarci alla luce e cerchiamo di vivere una vita davvero rinnovata, davvero trasformata, cercando di incarnare realmente quella umanità che Dio ha creato e di cui Gesù è stato esempio e modello. Amen!
Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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