26 Novembre 2020
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Documento sul fine-vita: una prospettiva protestante

02-09-2018 08:12 - Sinodo
Il Sinodo valdese e metodista riceve il documento bioetico proposto dalla Tavola valdese come autorevole orientamento di pensiero offerto ai singoli e alle chiese. Domani la chiusura dei lavori con le elezioni delle cariche amministrative e il discorso del moderatore della Tavola valdese

Il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi 2018 in corso a Torre Pellice (TO) ha "ricevuto come autorevole orientamento di pensiero offerto ai singoli e alle chiese" il documento bioetico intitolato "È la fine, per me l´inizio della vita. Eutanasia e suicidio assistito: una prospettiva protestante". La decisione è stata presa alla chiusura della sessione pomeridiana. Il contenuto del documento, elaborato nell´arco di due anni dalla Commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi, era stato illustrato al Sinodo 2017 dal coordinatore della Commissione, Luca Savarino e, come da procedura, era stato inviato allo studio delle chiese locali. Il testo è stato presentato presso la Casa valdese durante una conferenza stampa. Ospiti in studio, Ilenya Goss, pastora e membro della Commissione bioetica della Tavola valdese nonché medico di medicina generale, e Lothar Vogel, pastore e professore della Facoltà valdese di teologia.

Illustrando l´impianto generale del documento, frutto di un percorso complesso, faticoso e a tratti anche controverso, Goss ha spiegato: "Il testo è strutturato in otto parti, un´introduzione, una sezione che definisce i termini utilizzati, una ricognizione normativa italiana e internazionale. Quindi, il documento entra nel cuore dell´argomento, dal punto di vista etico e teologico. È importante sottolineare che in questo documento si parla esclusivamente di ´fine vita´ nel contesto medico, in situazioni in cui coesistano la volontarietà della richiesta, il sintomo refrattario alle terapie e la prognosi negativa. Proponiamo di leggere la richiesta di aiuto a morire come caso-limite che non necessariamente contraddice un vissuto di fede. Per noi la chiesa non deve entrare con un giudizio forte in una decisione di questo tipo, ma con misericordia accompagnando e curando la persona. L´aspetto forse più audace che il documento propone è la lettura della richiesta di abbreviare un´agonia come una ´resa´ alla fedeltà di Dio nella consapevolezza del proprio limite nel sopportare la sofferenza".

Vogel è intervenuto con un approccio pastorale e ha evidenziato quanto sia importante per la nostra chiesa riflettere su questo tema, in forte evoluzione. Ho letto il documento con gli occhi di un pastore interrogandomi su cosa la chiesa possa fare: accompagnare una persona che soffre, nell´ottica di non abbandonarla a se stessa, senza giudicarla.

La conferenza stampa può essere rivista sulla pagina Facebook di Radio Beckwith. Il Sinodo termina domani con l´elezione degli organi esecutivi e amministrativi. Nel pomeriggio sono previsti il discorso del moderatore e la conferenza stampa finale.


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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