23 Agosto 2019

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Diritto d´asilo, un nuovo richiamo dopo la Circolare Salvini

24-07-2018 11:23 - News
In una lettera, la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo ha invitato esplicitamente le commissioni territoriali a ridurre i numeri della protezione umanitaria

Meno protezione umanitaria: a chiederlo non è soltanto il ministro dell´Interno, Matteo Salvini, ma anche la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo. Lo scorso 4 luglio il Viminale aveva inviato una circolare a tutti i prefetti, i questori, la Commissione nazionale per il diritto d´asilo e i presidenti delle commissioni territoriali con l´obiettivo principale di ridurre il numero di permessi di soggiorno concessi per motivi umanitari, la forma più diffusa di protezione per cittadini stranieri in difficoltà. Guido Savio, avvocato di Asgi, l´Associazione per gli studi giuridici sull´immigrazione, aveva criticato il documento, definendolo «inopportuno ed errato nei suoi presupposti e nelle sue finalità», aggiungendo poi che «sembra voler dare un indirizzo politico a una decisione di tipo amministrativo, come è quella sull´accoglimento delle richieste di asilo».

Lunedì 16 luglio, a poco più di una settimana di distanza, è stata Sandra Sarti, la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo, a rinforzare la posizione ministeriale e a chiedere l´attuazione della circolare.

Al centro di questa richiesta sono ancora una volta i numeri della protezione umanitaria: in quello che la Prefetta Sarti definisce "Report alla data del 13 luglio u.s.", un documento settimanale prodotto dal ministro dell´Interno, vengono infatti citati due dati: il primo riguarda i "pendenti", il cui numero «è rimasto invariato rispetto alla data del 6 luglio», mentre il secondo è relativo alla percentuale dei permessi riconosciuti per motivi umanitari, «ferma ancora al 28%». Secondo la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo, dunque, «emerge che la direttiva del Ministro non ha ancora trovato attuazione» e che anzi il dato numerico relativo alle domande «è addirittura aumentato da 14.032 a 14.471».

Dopo aver sottolineato i numeri considerati più critici, la lettera, inviata a tutti i presidenti delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, prosegue con una considerazione più ampia: «si tratta di due aspetti molto significativi sui quali si gioca il nostro livello di produttività ed efficacia». Un invito all´efficienza che assume un tono diverso nell´ultima riga e mezza: nella conclusione, infatti, si sottolinea che questi dati vanno tenuti in considerazione «affinché dalla prossima settimana il trend degli stessi subisca la necessaria, improrogabile e doverosa modifica».

Necessaria, improrogabile, doverosa: su questi tre aggettivi si costruisce una presa di posizione che, esattamente come quella della Circolare Salvini del 4 luglio, è più politica che tecnica. La richiesta della Prefetta Sarti è quella di ridurre i numeri dell´asilo, andando quindi a incidere ancora una volta sulla protezione umanitaria, a prescindere dagli individui e dalle loro storie personali, da quello che si sono lasciati alle spalle e dal percorso che hanno attraversato.

A questo punto per Asgi «la citata circolare ministeriale diviene prevalente sui fondamenti costituzionali (tra cui artt. 2, 3, 10 e 117), oltre che sulle norme di legge nazionale (ad es.: art. 5, co, 6, d.lgs. 286/98) e sovranazionale (tra i quali va richiamata la Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali) su cui si fonda la protezione umanitaria», assumendo una valenza nettamente superiore a quella che normalmente viene attribuita alle circolari, una valenza politica.

Tuttavia, secondo Asgi la Commissione non dovrebbe avere questo compito, ma quello di «monitorare la corretta attuazione delle normative internazionali, dell´Unione Europea e interne in materia di diritto d´asilo anche alla luce degli orientamenti giurisprudenziali prevalenti». La commissione nazionale d´asilo, quindi, deve coordinare l´operato delle commissioni territoriali, fornendo atti di indirizzo in materia di protezione, ma sempre all´interno del quadro normativo esistente. Deve dunque diffondere informazioni sui Paesi d´origine e dare indicazioni sui fenomeni emergenti, dando quindi indicazioni su come affrontare l´esame delle domande. Inoltre, Asgi sottolinea che «l´articolo 4 comma 3 bis del decreto legislativo 25/2008 tuttora in vigore e che regola la procedura e l´esame della domanda d´asilo dice che "ogni commissione territoriale opera con indipendenza di giudizio e di valutazione"», un´indipendenza che con questa lettera viene messa in discussione.

«Tale autonomia e l´indipendenza di giudizio – ribadisce in un comunicato l´Associazione per gli studi giuridici sull´immigrazione – è stata gravemente compromessa attraverso l´ordine, impartito da un Prefetto della Repubblica, di sostanzialmente eludere la legge nazionale che impone l´obbligo per le commissioni territoriali di procedere a un esame delle domande di protezione internazionale "su base individuale", ovverosia caso per caso alla luce delle dichiarazioni del richiedente e delle specifiche e pertinenti informazioni sul suo Paese di origine». Per gli avvocati dell´Associazione per gli Studi giuridici sull´immigrazione,insomma, si tratta di un atto così grave da concludere affermando che «la Prefetta Sarti debba assumersene ogni responsabilità e, dunque, dimettersi con effetto immediato».

Esaminando le decisioni delle Commissioni territoriali degli anni scorsi, non è chiaro quanto sia possibile ridurre i numeri dei visti umanitari: nel 70% dei casi, infatti, l´autorità giudiziaria ha accolto i ricorsi contro i dinieghi delle Commissioni, ampliando quindi il numero dei beneficiari e contraddicendo la lettura del governo, secondo cui finora si è avuto un approccio troppo permissivo. A questo proposito, in realtà, va ricordato che il decreto Minniti-Orlando del 2017 aveva ridotto i margini per l´accesso al ricorso, riducendo di fatto l´accesso a forme di protezione per via giuridica.


Fonte: Riforma.it

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Tu sei più d’ogni cosa / Come è possibile cantarti? / Potrà mai la parola celebrarti, se nessuna voce può esprimerti?/ Ogni cosa parla diTe / Ciò che ha voce e ciò che non ha voce / Ogni cosa onora Te / Ciò che ha intelletto e ciò che non ha intelletto / A Te si innalzano i desideri di tutti / A Te le sofferenze di tutti / Tutto il creato supplica Te / quanto comprende il Tuo universo / a Te eleva un inno silenzioso
Gregorio di Nazianzio

Geremia 1, 11-19; Matteo 11, 20-24


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



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Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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