26 Luglio 2021
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Dio vede le nostre afflizioni

27-10-2015 09:18 - Fede e spiritualità
Commento a Genesi 31, 42

Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani
(Genesi 31, 42)

Maria disse: «L´anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva»
(Luca 1, 46-48)

Ci troviamo nel mezzo delle storie di Giacobbe, quando decide di lasciare il suocero-zio Labano e di tornare al suo paese. È una fuga dal suocero-padrone, che parla delle figlie e dei nipoti come «suoi» e altrettanto, o ancora più, delle greggi per le quali Giacobbe ha lavorato venti anni. Labano ha esercitato ogni specie di astuzia per imbrogliare il Giacobbe-imbroglione che ben conosciamo e ha modificato dieci volte il suo salario. Così Giacobbe con le sue mogli, i suoi numerosi figli, servi e greggi se ne parte senza salutare... Dopo tre giorni Labano viene a saperlo e li insegue fino a raggiungerli per accusare Giacobbe di furto e di tradimento. Ma Giacobbe non ci sta e gli rinfaccia tutto quello che ha fatto e dice le parole del nostro versetto.

«Dio ha visto la mia afflizione»: sono termini che conosciamo da molti salmi e che descrivono l´attenzione di Dio che «vede» l´afflizione e «sente» il grido degli schiavi (Esodo 2, 23-25). Qui ha visto anche "la fatica delle mie mani". Dio è attento e conosce la fatica, il lavoro in condizione di schiavitù, di umiliazione, di ritmo incessante che logora e uccide lentamente. Dio vede la fatica del lavoro dei campi: in questi tempi di alta tecnologia e di sua applicazione in agricoltura, nei campi, soprattutto gli stranieri si lavora 14-15 ore al giorno per paghe insignificanti, che non permettono di pagare un affitto e mantenere una famiglia. Dio vede la stanchezza del muratore che incurante della sicurezza dei ponteggi lavora pericolosamente, senza che il padrone tema ispezioni che non verranno, perché il padrone è amico degli ispettori. Vede la fame dei raccoglitori di arance che non hanno altro da mangiare; vede i caporali che raccolgono operai e operaie da accompagnare e ne taglieggiano la paga; vede la violenza e il potere esercitato su donne che hanno bisogno di quella paga anche misera e accetteranno ogni abuso.

Dio vede l´afflizione e la fatica del lavoro dei nostri contemporanei. Chi è più avanti negli anni ha visto tempi migliori per il lavoro e si stupisce: «se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar...». Non si era acquisita dignità del lavoro, contratti, accordi, controlli, patti sociali? Dov´è finita tutta questa parte della nostra storia? Ma Dio vede e non dimentica, chiederà conto alla nostra generazione dell´afflizione e della fatica che ci vengono inflitte o che infliggiamo agli altri.

La storia di Giacobbe e Labano si conclude con l´erezione di un mucchio di pietre, che è un monumento a ricordo di un conflitto, si fa un patto, vengono formulate delle regole e accettati dei confini che non si dovranno valicare. Il monumento viene chiamato «mucchio della testimonianza». È un mucchio di pietre, ma non è un muro invalicabile. Ai piedi di quel mucchio faranno un culto-sacrificio e mangeranno del pane.

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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