19 Maggio 2021
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Dio vede le nostre afflizioni

27-10-2015 09:18 - Fede e spiritualità
Commento a Genesi 31, 42

Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani
(Genesi 31, 42)

Maria disse: «L´anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva»
(Luca 1, 46-48)

Ci troviamo nel mezzo delle storie di Giacobbe, quando decide di lasciare il suocero-zio Labano e di tornare al suo paese. È una fuga dal suocero-padrone, che parla delle figlie e dei nipoti come «suoi» e altrettanto, o ancora più, delle greggi per le quali Giacobbe ha lavorato venti anni. Labano ha esercitato ogni specie di astuzia per imbrogliare il Giacobbe-imbroglione che ben conosciamo e ha modificato dieci volte il suo salario. Così Giacobbe con le sue mogli, i suoi numerosi figli, servi e greggi se ne parte senza salutare... Dopo tre giorni Labano viene a saperlo e li insegue fino a raggiungerli per accusare Giacobbe di furto e di tradimento. Ma Giacobbe non ci sta e gli rinfaccia tutto quello che ha fatto e dice le parole del nostro versetto.

«Dio ha visto la mia afflizione»: sono termini che conosciamo da molti salmi e che descrivono l´attenzione di Dio che «vede» l´afflizione e «sente» il grido degli schiavi (Esodo 2, 23-25). Qui ha visto anche "la fatica delle mie mani". Dio è attento e conosce la fatica, il lavoro in condizione di schiavitù, di umiliazione, di ritmo incessante che logora e uccide lentamente. Dio vede la fatica del lavoro dei campi: in questi tempi di alta tecnologia e di sua applicazione in agricoltura, nei campi, soprattutto gli stranieri si lavora 14-15 ore al giorno per paghe insignificanti, che non permettono di pagare un affitto e mantenere una famiglia. Dio vede la stanchezza del muratore che incurante della sicurezza dei ponteggi lavora pericolosamente, senza che il padrone tema ispezioni che non verranno, perché il padrone è amico degli ispettori. Vede la fame dei raccoglitori di arance che non hanno altro da mangiare; vede i caporali che raccolgono operai e operaie da accompagnare e ne taglieggiano la paga; vede la violenza e il potere esercitato su donne che hanno bisogno di quella paga anche misera e accetteranno ogni abuso.

Dio vede l´afflizione e la fatica del lavoro dei nostri contemporanei. Chi è più avanti negli anni ha visto tempi migliori per il lavoro e si stupisce: «se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar...». Non si era acquisita dignità del lavoro, contratti, accordi, controlli, patti sociali? Dov´è finita tutta questa parte della nostra storia? Ma Dio vede e non dimentica, chiederà conto alla nostra generazione dell´afflizione e della fatica che ci vengono inflitte o che infliggiamo agli altri.

La storia di Giacobbe e Labano si conclude con l´erezione di un mucchio di pietre, che è un monumento a ricordo di un conflitto, si fa un patto, vengono formulate delle regole e accettati dei confini che non si dovranno valicare. Il monumento viene chiamato «mucchio della testimonianza». È un mucchio di pietre, ma non è un muro invalicabile. Ai piedi di quel mucchio faranno un culto-sacrificio e mangeranno del pane.

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 27



Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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