20 Marzo 2019

News

Dio c´è, ma non sei tu. Rilassati!

29-09-2018 18:11 - Bibbia e attualità
Un giorno una parola - commento a Osea 11, 8-9

Come farei a darti in mano altrui, o Israele? Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni si accendono. Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te
Osea 11, 8-9

Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata
Romani 5, 20

Su magliette, gadget e social network, spesso circola la frase «evangelica»: "Dio c´è, ma non sei tu. Rilassati!". E menomale! Questa sì che è una buona notizia! Noi non siamo Dio e quindi questo ci libera dall´ansia di controllo, dal senso del dovere, dalle nostre presunzioni e tendenze narcisistiche che ci inducono a voler essere al centro dell´attenzione e alla pretesa di conoscere come va il mondo.

La consapevolezza di non essere Dio pone anche tutti e tutte noi davanti alla nostra capacità di peccare, di distruggere, di fare del male, qualità che sembrano appartenere a Dio, che attraverso Osea dice: «non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo», ma che in realtà appartengono all´uomo. L´uomo è capace di dare un altro uomo in mani altrui. A l´uomo appartiene il naturale istinto di vendetta, il rancore, il risentimento, ma a Dio no. La misericordia, questa sì che invece gli appartiene: «D´immenso eterno amore mi amasti o mio Signor!» canta un inno cristiano, a ricordarci che Dio è misericordioso, che Egli prova compassione per noi, fin nelle sue viscere, e non guarda al nostro peccato, ma si commuove e prova tenerezza per noi sue creature.

Egli è misericordioso al punto tale da dare, per sola grazia, il suo unico figlio Gesù Cristo a questo nostro mondo per mostrarci chi è Dio e chi siamo noi, cioè sue creature bisognose del Suo amore.

L´apostolo Pietro dice al centurione Cornelio che gli si getta ai piedi per adorarlo: «Alzati, anch´io sono un uomo» (Atti 10, 26), a ricordarci, con il profeta Osea, che solo Dio è il Santo e l´unico degno di lode e adorazione.

Possiamo quindi in questo giorno, come uomini e donne, porci davanti all´unico nostro Dio, santo e misericordioso, con umiltà e spirito di lode, nella certezza che Lui ha già fatto tutto e che noi non possiamo far altro che ringraziarLo.

di Noemi Falla


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

Salmo della settimana: 10

Mercoledì 20 Marzo

Noi faremo tutto quello che il Signore ha detto e ubbidiremo (Esodo 24, 7)
Gesù dice: « Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre» (Matteo 12, 50)

O Signore, inviami come hai fatto con i tuoi discepoli e tu stesso precedimi. Io ti voglio seguire, voglio stare con te ed esserti fedele. Dammi la forza.
Otmar Schulz

Giovanni 16, 29-33; I Samuele 16, 1-13






PREGHIERA

E’ buio, Signore, dentro di me, ma presso di te c’è la luce.
Sono solo, ma tu non mi abbandoni.
Sono impaurito, ma presso di te c’è l’ aiuto.
Sono inquieto, ma presso di te c’è la pace.
In me c’è amarezza, ma presso di te c’è pazienza.
Io non comprendo le tue vie, ma tu conosci la mia via.

Ravasi


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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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