18 Marzo 2019

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Désert, i protestanti francesi all´appuntamento più sentito

05-09-2018 07:23 - News
Marie Durand e le altre, le donne protagoniste dell´annuale assemblée all´aperto

Migliaia di persone, da tutta la Francia e anche da vari paesi esteri si sono ritrovate, come ogni prima domenica di settembre, nel comune di Mialet, nel sud del paese, fra i monti delle Cévennes. Il culto all´aperto in mezzo ai boschi, dibattiti e riflessioni, festa comunitaria: tutto questo è l´Assemblée du Désert, l´appuntamento probabilmente più caro ai protestanti francesi. Poche case in pietra in paese, sono questi i luoghi delle vicende, spesso tragiche, degli Ugonotti fra il XVII e il XVIII secolo.

Con il termine Désert si intende il periodo di forti persecuzioni subite dagli Ugonotti nel periodo compreso fra la revoca dell´editto di Nantes (1685) e la rivoluzione francese (1789). Un secolo di battaglie, repressioni, violenze, isolamento. Il deserto è anche il simbolo dell´esodo del popolo di Israele dalla Terra Promessa, traslato e associato in questo caso alle pene dei protestanti francesi.

Quest´anno tutta la giornata di domenica 2 settembre è stata dedicata alle donne, nel duecentocinquantesimo anniversario della liberazione di Marie Durand, fra i simboli delle tragedie vissute in queste terre durante il secolo dell´Illuminismo. Durand trascorse 38 anni (1730-1768) rinchiusa a causa della propria fede e di quella dei familiari nella Tour de Constance ad Aigues-Mortes, paese che oltre un secolo dopo, a fine ´800, tornerà al centro della cronaca per il massacro di immigrati italiani per mano dei lavoratori francesi che accusavano i nostri connazionali di rubare loro il lavoro; vittime di una caccia all´uomo scatenata da una falsa notizia, una fake news (ma la storia non ci insegna nulla evidentemente). Come lei altre 91 donne protestanti finirono nella fredda e umida torre negli anni fra il 1718 e 1761, ma di molte si sono perse le tracce. Marie Durand sapeva leggere e scrivere, e per questo ci rimangono 49 lettere conservate al museo del protestantesimo francese di Parigi, e ci rimane il celebre "Register" , "Resistere" in lingua occitana, inciso nella pietra della torre e a lei attribuito.

Tutta femminile quindi la conduzione della giornata di domenica, a partire dal culto presieduto da Sophie Zentz-Amedro, pastora della Chiesa protestante unita di Francia a Orange-Carpentras nei pressi di Avignone e preceduto dal battesimo di bambini e adulti. Il pomeriggio è stato il turno di Inès Kirschleger dell´università di Tolone e della teologa battista Valérie Duval-Poujol ricordare proprio le storie delle donne della torre. Non solo Durand, ma anche Suzanne de Robilard, Anne de Chaussepied, Blache Gamon e altre.

Prima del rompete le righe e dell´arrivederci al prossimo anno, messaggio finale affidato a sorella Mireille, priora delle diaconesse di Reully, comunità religiosa protestante femminile fondata a Parigi nel 1841.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

Salmo della settimana: 10

Lunedì 18 Marzo

Guai a quelli che mettono per iscritto sentenze ingiuste, per negare giustizia ai deboli, per spogliare del lo diritto i poveri (Isaia 10, 1-2)
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà (Romani 12, 2)

Signore amorevole, liberaci da quell’atteggiamento difensivo che troppo rapidamente ci spinge a rifiutare e respingere, da quell’arroganza che troppo rapidamente ci porta a giudicare, da quella meschinità d’animo che ci impedisce di scoprire il bene presente nell’altro. Liberaci, Signore, affinché possiamo amare ed imparare
Dal Consiglio Ecumenico delle Chiese

Genesi 37, 3-36; I Samuele 14, 1-15




PREGHIERA

E’ buio, Signore, dentro di me, ma presso di te c’è la luce.
Sono solo, ma tu non mi abbandoni.
Sono impaurito, ma presso di te c’è l’ aiuto.
Sono inquieto, ma presso di te c’è la pace.
In me c’è amarezza, ma presso di te c’è pazienza.
Io non comprendo le tue vie, ma tu conosci la mia via.

Ravasi


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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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