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Dal cuore della Controriforma del ´500 i segnali del dialogo ecumenico

19-11-2016 10:28 - Ecumenismo
Il Convegno di Trento alla sua giornata conclusiva
- di Giuseppe Platone

Un convegno ecumenico fortemente voluto insieme dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). L´appuntamento cade proprio all´inizio dell´anno commemorativo dei 500 anni della Riforma luterana. E cade proprio qui a Trento, nel luogo che rappresenta più di ogni altro, nell´immaginario collettivo, la chiusura blindata nei confronti della protesta di Lutero. Siamo storicamente nella patria della Controriforma.

Questa mattina il settimanale trentino titola: «I doni della Riforma». E anche questa è una prima volta. L´affermazione «senza se e senza ma» di un ribaltamento di prospettiva. Come a Lund il 31 ottobre (certo lassù in Svezia l´evento era stato molto più grande, con il papa e la Federazione luterana Mondiale); come a Torino lo scorso anno, con la visita del papa al tempio valdese. Ma fra le «prime volte» va annoverato anche questo convegno ecumenico («Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma») a Trento che, per tre giorni, diventa la capitale italiana dell´ecumenismo, con un impatto emotivo fortissimo. Ritrovarsi fisicamente nei luoghi dei decreti lanciati dal Concilio del 1545-1563 contro il protestantesimo fa un certo effetto.

Il confronto che il convegno promuove, animato da don Cristiano Bettega, responsabile dell´Ufficio nazionale Cei per l´ecumenismo, è a tutto campo, e certamente caratterizzato da una buona dose di franchezza. I lavori si sono aperti mercoledì 16 con un brillante studio biblico a due voci: una protestante (la pastora Anna Maffei) e una cattolica (la teologa Marinella Perroni). Il testo commentato è stato quello della seconda lettera ai Corinzi, là dove l´apostolo lancia un invito a riconciliarsi con Dio e tra fratelli e sorelle in fede. Ma in realtà, in questa platea di quattrocento persone, di cui il dieci per cento sono protestanti non ci sono problemi di riconciliazione, quanto piuttosto di chiarimento teologico, ecclesiologico, etico.

La prima parte del convegno è dedicata a una conoscenza del variegato mondo protestante. E qui, intorno al tavolo, interagiscono le diverse anime del protestantesimo italiano. C´è anche quella pentecostale con Carmine Napolitano, preside della Facoltà pentecostale di Scienze religiose; c´è quella avventista con il pastore Davide Romano e poi, naturalmente, le chiese della Fcei. Tante le domande, le curiosità: da parte del pubblico affiora chiaramente il fatto che l´arcipelago protestante non sia poi così conosciuto.

La prima giornata si è conclusa con il trasferimento dal grande teatro del Collegio Arcivescovile, sede del convegno, all´austera basilica di Santa Maria Maggiore nel cuore della Trento storica. Tra queste austere mura si svolsero le sedute del famoso Concilio del 1545 destinato, tra alterne vicende, a durare ben diciotto anni, per concludersi si concluderà con una severa condanna di quella Riforma che stava conquistando molte regioni d´Europa. La serata in basilica è stata tutta musicale con cori e organo, magistralmente introdotta dal cardinale Walter Kasper e commentata, brano dopo brano, dal il musicologo valdese Nicola Sfredda. In sostanza siamo stati invitati a compiere un viaggio singolare tra brani musicali e corali di tradizione cattolica e protestante prevalentemente del XVI secolo.

Il primo confronto teologico ha aperto la seconda giornata di convegno con gli interventi del decano della Facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario e di don Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. Da parte protestante le argomentazioni scorrono sul filo di questioni sensibili anche nel campo dell´etica sessuale; seguono poi il tema del proselitismo, che occorre distinguere dalla missione, e il grande e appassionante tema dei ministeri femminili. Da parte cattolica si è ricordato che dopo il Concilio Vaticano II la centralità della Parola di Dio nella vita della chiesa è una sfida non più eludibile. A seguire ancora questioni antropologiche e ecclesiologiche nelle quali Karl Barth come riferimento in campo cattolico la fa da padrone. Il dibattito tirerà fuori l´eterna contrapposizione fra il battesimo dei piccoli e quello dei credenti, fermo restando il primato della Grazia. È solo un indice sommario delle prime questioni dibattute, sulle quali si potrà o si dovrà tornare una volta che saranno pubblicati i documenti del convegno.

I lavori nella giornata di oggi sono ancora in pieno svolgimento. In calendario anche una serata liturgica nel Duomo di Trento, dove vennero solennemente proclamate le conclusioni del Concilio. Dal punto di vista dei contenuti il convegno non vuole essere soltanto teologico ma riflettere anche sulla «diaconia della carità». Un termine che racchiude l´esperienza dei corridoi umanitari a cui verrà dedicato un congruo spazio durante i lavori. Non solo il dire ma anche il fare. L´ecumenismo, insomma, come esperienza di solidarietà con i profughi.

Una classe del liceo scientifico cittadino ha partecipato a una sessione dei lavori, e uscendo una ragazza mi ha detto: «Non ho capito dove stanno le differenze tra cattolici e protestanti». Delusa? chiedo . «Tutt´altro – risponde –, ma mi aspettavo maggiori contrasti». Cinquant´anni di ecumenismo non sono passati invano. Indirettamente ce lo ricorda il congedo da Marianita Montresor, spentasi per un male incurabile a 60 anni, i cui funerali si sono svolti nella non lontana Verona nel cuore della seconda giornata del convegno trentino. Già presidente del Segretariato attività ecumeniche (Sae), era figura dolcissima di teologa e tenace organizzatrice della complessa vicenda ecumenica italiana. Montresor ci lascia, riuniti qui a Trento, una preziosa consegna che va proseguita continuamente reinterpretata. Siamo qui anche per questo.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Affidarsi a Dio con piena fiducia

Commento a II Corinzi 5, 17-18

Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo
II Corinzi 5, 17-18
In questo inizio di anno è facile che il pensiero corra a quello che si è già vissuto e a quello che ci attende: il passaggio da un anno all’altro ci induce a pensare, spesso a sperare, che qualcosa stia per cambiare. Che il passato possa diventare un ricordo e che davanti a noi si apra un futuro roseo e sereno. I rumorosi “botti”, così come l’allegria, a volte un po’ forzata, servono in fondo a questo: a scacciare via la paura e l’ansia per il futuro. Ad annegare nel chiasso e nella confusione le nostre paure per quello che ci aspetta al di là della mezzanotte.
I due passi di oggi, proposti dal Lezionario Un giorno una parola, però, ci inducono a pensare ad una umanità diversa: uomini e donne che non si affidano a riti scaramantici per essere rassicurati sul loro destino, esseri umani che non hanno bisogno di chiasso, di confusione per stordirsi e annegare la loro vita quotidiana.
Ma quanto è difficile fare propria questa forza, quanto è complesso abbandonarsi totalmente al Signore: quante cadute, quanta fatica! Quanto orrore e dolore ci circonda, come fare ad avere un animo pacificato?
Eppure non dobbiamo temere, anche noi possiamo essere dei credenti riconciliati con Dio, nel cui spirito regni la pace e non ci sia inganno, perché possiamo affidarci al Signore con piena fiducia. Non si tratta di diventare dei supereroi, ma di accogliere dentro di noi la consapevolezza che nonostante le cadute, e le ricadute, nonostante il continuo rinascere degli stessi pensieri che tanto spesso ci allontanano da Dio, ogni mattina possiamo dire con gioia e piena fiducia “Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”, perché anche noi come l’apostolo Paolo, possiamo vivere con la certezza che Dio ha tanto amato il mondo da donarci Gesù che è diventato uomo per riconciliarci a Lui.
E dunque anche stamattina, in questo esatto momento, possiamo affidarci a Dio, possiamo accogliere con gioia l’uomo nuovo, la donna nuova che è dentro di noi e che il Signore ha voluto che germogliasse e fiorisse in questo stesso momento, in questo istante. Amen!
di Erica Sfredda



Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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