11 Dicembre 2019

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DOVE ANDARE? di Giuseppe Platone

13-06-2013 10:40 - Bibbia e attualità
«Sì, voi partirete con gioia e sarete ricondotti in pace...» (Isaia 55,12)

Chi sono questi che partono? Dal racconto, in questa parte del libro di Isaia, capiamo che si tratta di coloro che, finito l´esilio, si apprestano a tornare. La catastrofe politica e militare del VI secolo a.C. ,sfociata nella deportazione di migliaia di persone, è ormai un ricordo. Non tutti faranno la valigia per tornare. Dopo tanti anni trascorsi in terra straniera, c´è anche chi ha ormai adottato il nuovo paese come il proprio. Ci si adatta a tutto. Lo sanno bene gli sradicati, i migranti, i forzati dell´emigrazione. I quali se ne sarebbero stati, più che volentieri, nelle proprie contrade ma sono stati costretti a partire e non si sono certo messi in cammino con gioia. La Bibbia racchiude molte storie di sradicamento. A cominciare dallo stesso Abramo, sequestrato dalla Parola di un Dio che lo mette in cammino. Sarà Dio stesso ad indicargli la meta.
E noi sappiamo dove andare? In queste settimane di bilanci ecclesiastici, locali o nazionali, a volte ci si limita a valutare solo ciò che è stato fatto. Il che è già gran cosa. Del resto come calvinisti, la nostra attesa del Regno è, in genere, molto attiva. Le relazioni annue della nostre chiese raccontano le molteplici nostre iniziative. Siamo pochi ma lavoriamo molto. E proprio per questo occorre ogni tanto fermarsi e alzare lo sguardo per vedere in quale direzione procedere. Sì lo sappiamo che la meta è nelle mani di Dio. A noi tocca però raggiungerla, camminare e camminare, senza perdere l´orientamento. Per capire dove andare abbiamo bisogno, sempre e di nuovo, di incontrarci per parlarne, discutere, analizzare, pregare e così, insieme, decidere la strada da imboccare. Si tratta di un lavoro collettivo e fraterno, vorrei dire assembleare. Non abbiamo a tutt´oggi altro modo che questo. Certo è faticoso adempierlo localmente e ancora di più faticoso è portarlo avanti tutti insieme, come tribù diverse del mondo evangelico. Non soltanto sapere dove ma anche come andare. Le nostre identità confessionali (quelle storiche e quelle di più recente formazione) non riescono (ancora) a procedere insieme. Tuttavia osservando il cammino che le tribù evangeliche, pur in ordine sparso, hanno sin qui percorso nel nostro Paese, ci rendiamo conto che la nostra Guida non ci ha mai abbandonato. Questa consapevolezza ci trasmette la gioia di proseguire il cammino (pur con il fardello delle nostre diversità) sapendo di avere, davanti a noi, una Guida affidabile che conosce bene la meta da raggiungere.

Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Mercoledì 11 Dicembre

Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Genesi 6, 8)
Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede (Colossesi 2, 6-7)

Dio donaci un cuore che arda di amore per te fino alla fine della vita e che nulla mai ci separi da Te.
Charles Wesley

Apocalisse 2, 1-7; Isaia 45, 9-17


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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