30 Settembre 2020
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DIRETTI ALLA LUCE (GIOVANNI 1,1-5)

19-01-2016 09:39 - Bibbia e attualità
La Bibbia inizia con la creazione della luce che si contrappone alle tenebre. E all’inizio del suo evangelo, Giovanni ci parla di Gesù Cristo come la Parola di Dio creatrice, che splende nelle tenebre.

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta. (Giovanni 1:1-5)

Ogni cosa è stata fatta per mezzo di Gesù Cristo, dunque. Il Signore è allora Creatore e Salvatore insieme. La potenza del suo creare è strettamente collegata alla sua attività di salvezza. Dobbiamo ricordarlo specie quando siamo sottoposti ai colpi delle tenebre, le cose problematiche, tristi e a volte atroci che capitano, e ci sembra che la sua salvezza sia troppo debole. Ma il Dio che mantiene l’universo con la sua potenza, è anche il nostro Salvatore. Dunque quando siamo contenti per un lavoro ben riuscito, per i frutti della terra, per una nascita, per la gioia di essere in compagnia, quando facciamo festa grazie alle benedizioni che il Creatore ci dona, non dobbiamo preoccuparci come se poi perdessimo tutto, infatti tutto ciò che è bene è parte dell’azione continua del nostro Signore, insieme alla sua redenzione, alla sua presenza in mezzo a noi e nella storia umana, insieme alla creazione dei nuovi cieli e la nuova terra che saranno la nostra casa con il Signore. Questa Parola, non è la luce fisica da essa creata, ma è come fosse la luce per gli esseri umani. È fondamentale come la luce per vivere, per questo essa è anche detta dall’evangelista: la vita. Alcune volte però si sente dire qualcosa del tipo: “Dio ci ha creati e poi ci ha abbandonati”. Oppure si sente dire una specie di battuta: “Dio si sarà distratto!” Ciò è per me quanto di più disperato e blasfemo si possa dire ad una persona che soffre. In questo mondo ci sono anche le tenebre, non lo sappiamo forse? Forse la troppa ricchezza ci ha abituati a pensare che tutto vada sempre bene? Abbiamo un conflitto che si rinnova in ogni tempo fra le tenebre e la luce. Nella sensibilità e religione orientale questa lotta fra tenebre e luce è oggetto di riflessione e visione del mondo, ma anche per noi cristiani è importante, con la differenza che le tenebre non sopraffanno la luce che è il Cristo che illumina gli esseri umani. Noi non siamo la luce, ma la nostra luce è Gesù Cristo, quindi è seguendo e affidandoci al Cristo che possiamo essere nella luce. Ingiustizia, sofferenza, disperazione, morte, tutto questo ci parla della forza delle tenebre. Noi possiamo anche essere vinti, ma Gesù Cristo che le vince, risplende come luce per ognuno di noi. Quando siamo nelle tenebre più scure, quando siamo nella debolezza estrema e non sappiamo più rialzarci, quando la cappa dell’ingiustizia pesa su tutto un paese, quando vediamo andar via come sogni i nostri cari, guardiamo alla luce che splende sul volto di Gesù Cristo, puntiamo sulla luce che splende nelle tenebre, a volte così pesanti come una pietra tombale, guardiamo alla luce che nessuno vince e sapremo dove stiamo andando: verso la giustizia e la pace, verso la gioia e il nuovo. Allora avremo la certezza che le tenebre non spegneranno quella luce, che niente e nessuno ci potranno far restare nel buio infernale. Possiamo avere fiducia e speranza perché quella luce è sempre splendente. Ecco perché non ci arrendiamo e anche se ci arrendessimo sappiamo che c’è chi ci rialzerà, il nostro Signore e Salvatore, Colui che ci illumina, ci dà vita e nuova vita. Ecco perché lottiamo contro le tenebre dell’ingiustizia e del dolore, ecco perché possiamo avere il cuore saldo in mezzo a quella tempesta che alle volte è la vita. Ed è questo che vogliamo annunciare ai giovani e ai vecchi, ai sani e ai malati, agli speranzosi e ai disperati, rendendo sempre lode al Signore.

Stefano D´Archino -
Pastore della Chiesa evangelica riformata nella Val Bregaglia

Fonte: voceevangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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