26 Gennaio 2020

News

DIO AL NOSTRO FIANCO (I CORINZI 2, 1-5)

30-05-2016 09:52 - Bibbia e attualità
Daniela Di Carlo - pastora della Chiesa evangelica valdese di Milano

E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunciarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. (I Corinzi 2, 1-5)

Siamo in Inghilterra, all´inizio del ´900, dove troviamo Anna, che vive grazie alla generosità della cognata. Anna soffre per questa terribile situazione che la vede dipendente e debitrice verso una donna superficiale che non riesce a stimare. Vorrebbe fare qualsiasi lavoro, persino la spazzina, per raggiungere la sua indipendenza.
Nel giro di qualche giorno si ritrova a vivere in Germania dove può disporre di una magnifica villa, una grande tenuta che le garantisce una buona rendita e, finalmente, la sua indipendenza. Anna si sente graziata ed è talmente colma di gratitudine che decide di far visita al pastore luterano della chiesa locale per chiedergli di aiutarla a trovare dodici donne per bene, disgraziate, cadute in miseria che lei possa soccorrere e rendere felici. Il pastore, estasiato da tanta generosità, mette degli annunci sui giornali locali e parrocchiali ed aiuta Anna, quando arrivano diverse decine di lettere, a valutare quali, delle signore che avevano risposto all´appello, fossero le più meritevoli. Intanto Anna prepara la casa ed accoglie le prime tre prescelte: una vedova con un figlio militare che non può mantenere sua madre, una nobile caduta in povertà, una seconda vedova che millanta nobili natali ma che in realtà è semplicemente una signora senza mezzi economici.
La felicità prevista da Anna tarda ad arrivare. I pomeriggi che prevedeva di poter passare con le sue sorelle in giardino o in salotto a ricamare o leggere diventano momenti pieni di tensioni dai quali tutte scappano e i pasti si rivelano tempo di lite e battibecco invece che amabile convivialità. Anna si rende conto che è impossibile, veramente impossibile fare la felicità di qualcuno e che la natura umana è incline, direbbe Paolo, allo spirito del mondo.
Il suo progetto fallisce, era un progetto generoso, di tutto rispetto, incapace però di reggere il peso della realtà.
Anche noi, come chiese a volte falliamo. Anche Paolo ha fallito in più di un´occasione. Perché lui era come lo siamo a volte noi fragile, pieno di "timore e gran tremore" dice lui.
Eppure Paolo non si è mai arreso perché sapeva che dietro di lui e dietro il suo lavoro c´erano lo spirito e la potenza di Dio.
Come Anna, che in realtà è la protagonista di un bellissimo romanzo della scrittrice protestante Elizabeth Von Arnim dal titolo "Il circolo delle ingrate" e come Paolo possiamo procedere per tentativi, senza darci per vinti, ricordandoci sempre che sullo sfondo delle nostre esistenze, rimane l´investitura di cui parla Paolo, quella ricevuta attraverso lo Spirito santo che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate e che sono abbondanti e meravigliose ma che rappresentano pazzia per lo spirito del mondo.
Forse falliremo come Anna o forse avremo colto nel segno come Paolo, ma l´aver semplicemente tentato ci porterà, in ogni caso, verso una fede più matura e piena di quell´amore che riceviamo da Cristo. Se riusciamo a sentire l´amore di Dio dentro di noi, come una realtà concreta, questo amore può diventare una pratica di vita che esce da noi per circolare nel mondo. Una pratica che può essere a sua volta citata, fatta propria da altre/i, rimbalzando da persona a persona per farci vedere che quella potenza di Dio apre scenari nuovi alla nostra vita anche se questa è affaticata o nel mezzo del caos.
La sapienza che Dio offre all´umanità ci riempie di fiducia nella vita, ci permette di procedere con responsabilità sapendo contemporaneamente dove andare, perché la nostra fede è fondata sulla potenza di Dio.
Che quella potenza abbracci ciascuna e ciascuno di noi rendendoci sorelle e fratelli le une degli altri e che per tutte/i sia possibile, essendo eredi di Cristo, vivere profondamente nella fede.

(questo testo è stato diffuso nell´ambito della rubrica "Tempo dello Spirito", in onda ogni domenica, alle 8.05 ca., su RSI 2; ascoltalo in podcast)

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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