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Cristo è risorto. Non abbiate paura!

27-03-2013 18:09 - News
Dopo la mattina di Pasqua anche noi siamo invitati a costruire le nostre esistenze a partire da questa prima parola della fede: «non abbiate paura!». Possiamo vivere la nostra vita: «Egli vi precede in Galilea, è là che lo vedrete»

Eccoci a Pasqua. Uno studioso, lo storico Henri Guillemin, ha detto un giorno: «anche se non abbiamo nessuna prova storica che il Nazareno sia risuscitato possiamo affermare come storicamente certo, innegabile, come dato ineludibile il fatto che i discepoli ci abbiano creduto. Hanno creduto, come si crede a una verità evidente, di avere rivisto, vivente, colui che era appena morto. Blaise Pascal ha detto una volta: credo nei testimoni che si fanno uccidere. I martiri cristiani non provano certo che Cristo abbia vinto la morte. Però provano, con tutto il loro cuore, di esserne convinti. Nessuno si fa uccidere per una fandonia».

Un cambiamento non repentino ma definitivo

Un cambiamento non repentino ma definitivo. Credere nella risurrezione di Cristo è certo un atto di fede, e la fede è allergica alle prove. Però quel cambiamento nei discepoli ci fu; fu enorme, inaspettato. Simile a quelle ossa secche della profezia di Ezechiele 37 le quali a un certo punto grazie allo Spirito di Dio si rivestirono di muscoli, di sangue e ripresero a vivere. Chiediamoci: dove sono il venerdì sera sul Golgota i discepoli? Gesù è sulla croce ma i discepoli dove sono? L´uno l´ha tradito, l´altro l´ha rinnegato, e tutti, salvo forse uno, sono assenti. È probabile che si nascondano per paura della polizia romana e dei capi religiosi. E dove li ritroviamo qualche settimana più tardi? In pellegrinaggio a Gerusalemme, davanti al Sinedrio, ove si ribellano ai ricatti del tribunale, in marcia per il mondo per portare l´evangelo fino ai quattro angoli della terra. E quando viene loro chiesto: «perché fate questo? », tutti danno la stessa risposta: Colui che era morto, noi l´abbiamo visto vivente, colui che voi avete crocifisso, Dio l´ha risuscitato. Senza un avvenimento suscettibile di cambiare totalmente il corso delle cose, i discepoli non si sarebbero mai messi in cammino. «L´inizio della missione, l´esistenza della chiesa - dice A. Nouis - è la prova storica (sì, la prova storica!) che dopo la morte di Gesù è accaduto qualcosa che i discepoli hanno chiamato resurrezione. Per loro l´esperienza della risurrezione è stata una potenza di vita che li ha inviati ai quattro angoli della terra». Questo slancio, questa visione, questa forza missionaria che li ha spinti molto lontano è figlia, da una parte, dell´invio di Gesù ai suoi discepoli prima che ritornasse al Padre: «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19), e dall´altra della parola forse più impressionante di tutta la rivelazione cristiana: «non abbiate paura». Queste tre parole ricorrono 366 volte nella Bibbia! Anche il giovane in veste bianca dice alle donne accorse alla tomba: «non abbiate paura».

Gesù non ha avuto paura

Gesù non ha avuto paura. Uno degli elementi più impressionanti della vita di Gesù è che non ha avuto paura. Non ha avuto paura di toccare il lebbroso, di condividere il pasto con un pubblicano, di guarire una mano paralizzata in giorno di sabato; non ha avuto paura né dei religiosi né della tempesta; non ha avuto paura della donna affetta da una perdita di sangue e neppure del profumo di gran prezzo causa di indignazione a Betania; non ha avuto paura dei mercanti del Tempio, delle pietre impugnate contro la donna adultera; non ha avuto paura di Giuda, di Caifa, di Pilato né dello schiaffo di una delle guardie del Sommo Sacerdote: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti? » (Gv 18, 23). «Gesù non ha avuto paura di essere figlio e neppure servitore, diacono; e per questa ragione per noi è il Signore, il Dominus che ci libera da tutte le nostre paure... » (A. Nouis) Se rileggiamo i testi della Passione, scorgiamo un Gesù sempre più umiliato ma che conserva allo stesso tempo una grande dignità con i suoi silenzi e con alcune parole. Proviamo a confrontare il suo modo di essere con quello degli altri personaggi: Caifa, il Sommo Sacerdote, riunisce il Sinedrio di notte, per fare condannare Gesù in tutta fretta perché ha paura che il suo prigioniero contesti la sua autorità o dia uno scossone al fragile equilibrio tra il popolo e l´autorità romana. Pilato dal canto suo è convinto dell´innocenza di Gesù ma basta una semplice minaccia ­- se liberi costui non sei più amico di Cesare (Gv 19, 12) - perch´egli ordini la sua esecuzione. La sua paura lo spinge a piegarsi davanti ai capricci dei religiosi e alle invettive della folla. I discepoli hanno paura e li si può comprendere... Sono fuggiti al momento del suo arresto. Anche Gesù ha avuto paura, ma l´ha saputa superare. Ha avuto paura nel giardino del Getsemani, conosciamo la sua preghiera di angoscia. Teme la tortura e la morte ma ha rifiutato di lasciarsi determinare dalla legge della paura. Sapeva ciò che fondava la sua esistenza e ha avuto il coraggio di mettere la sua parola, e la fedeltà in ciò in cui credeva, al di sopra della sua paura. Più forte della paura, Gesù ha dato fondamento a ciò che Paul Tillich chiamava il coraggio di esistere. Dopo la mattina di Pasqua anche noi siamo invitati a costruire le nostre esistenze a partire da questa prima parola della fede: «non abbiate paura!».

Resistere alla paura dell´altro e alla paura verso il futuro

Resistere alla paura dell´altro e alla paura verso il futuro. Conservo ancora nella mia chitarra il fantasmino giallo della campagna, lanciata qualche anno fa: non aver paura, apriti all´altro. Fu un periodo terribile in cui decine e decine di associazioni laiche, cattoliche e protestanti cercarono di fare fronte all´isterismo collettivo che stava prendendo di mira gli stranieri dietro il tentativo irresponsabile di farne il capro espiatorio di tutte le crisi che stavamo attraversando. Quel tentativo fallì e oggi, mentre siamo in una crisi ancora più grave che cinque anni fa, nessuno si sognerebbe più di dare la colpa ai giovani africani che partono alla ricerca di un avvenire migliore in occidente. Oggi un´altra paura ci minaccia come popolo italiano (ed europeo): quella verso il futuro, la paura di perdere un lavoro o di non trovarne mai uno.

Dal 2008 a oggi più di 2.000 imprenditori si sono tolti la vita

Dal 2008 a oggi più di 2. 000 imprenditori si sono tolti la vita per il cattivo andamento delle loro attività e per i rifiuti delle banche di un benché minimo aiuto economico. Certamente nessuno ha la soluzione a portata di mano, e di fronte a tragedie come quelle sarebbe meglio tacere. Ma non credo che una parola e­vangelicamente fondata possa limitarsi solo al silenzio, alla solidarietà. Forse dobbiamo ricavarne anche un insegnamento: in primo luogo, che avere messo l´onestà all´ultimo posto nella scala di valori sta oggi strangolando la nostra economia. In secondo luogo, forse possiamo ricordarci che il problema di tutti i beni terreni è che sono fragili e posso perderli in qualunque momento. Erich Fromm nel suo famoso libro del 1976 parlava della logica tra l´avere o l´essere. Nell´evangelo noi troviamo la logica dell´essere. Gesù non possedeva nulla, aveva dato tutto perché ciò che fondava la sua vita non era ciò che egli aveva ma ciò che egli era. La vera ricchezza è interiore e quella là, nessuno ce la può togliere. «Se noi abbiamo la certezza che ciò che fonda la nostra vita è questo buco, questo vuoto della tomba, noi non abbiamo più bisogno di avere paura: chi infatti potrà mai toglierci un buco? » (A. Nouis). Il grande annuncio della mattina di Pasqua è che la paura è stata vinta, possiamo vivere la nostra vita: «Egli vi precede in Galilea, è là che lo vedrete».

di Stefano Mercurio

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Mercoledì 11 Dicembre

Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Genesi 6, 8)
Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede (Colossesi 2, 6-7)

Dio donaci un cuore che arda di amore per te fino alla fine della vita e che nulla mai ci separi da Te.
Charles Wesley

Apocalisse 2, 1-7; Isaia 45, 9-17


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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