26 Novembre 2020
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Corridoi umanitari: integrazione profughi a “Casal Damiano”

10-04-2016 09:19 - News
Grandi e piccoli tutti sui banchi. E Diya che ora cammina senza stampelle

5 giorni su 7, 4 ore al giorno: con questo ritmo è iniziato la scorsa settimana il corso intensivo di lingua italiana per una decina di profughi siriani giunti in Italia lo scorso 29 febbraio grazie ai corridoi umanitari, e ospitati presso la casa accoglienza “Casal Damiano”, vicino Aprilia, Roma, gestita dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) nell’ambito del suo progetto “Mediterranean Hope” (MH). Il corso durerà fino a maggio per un totale di 120 ore.

“Per questa delicata fase di avviamento dell’integrazione dei profughi, la FCEI si avvale del sostegno della ‘Fondazione Adecco per le Pari Opportunità’, organizzazione senza scopo di lucro, che non solo offrirà corsi di lingua, ma anche programmi di formazione e orientamento professionale. Di particolare interesse per le persone ospitate a ‘Casal Damiano’ è il fatto che la Fondazione Adecco ha già un’ampia rete di collegamento con aziende e industrie proprio nella zona. La nostra speranza è che nei prossimi mesi i ‘nostri’ beneficiari possano iniziare a fare ingresso nel mercato del lavoro”, spiega Giulia Gori, del coordinamento accoglienza per i corridoi umanitari della FCEI.

Per quanto riguarda gli ospiti minori di “Casal Damiano”, 8 bambini figli dei diversi nuclei famigliari, sono stati tutti inseriti nelle scuole di Aprilia, riscontrando tra l’altro una “calorosa accoglienza da parte della stessa popolazione locale”, assicura Gori. Tra loro c’è Diya, 11 anni, che ha cominciato a frequentare la scuola media camminando sulle proprie gambe: il 29 febbraio era giunto a Fiumicino con le stampelle, quelle con le quali era fuggito da Homs insieme alla sua famiglia. Cinque anni fa, mentre giocava sotto casa a pallone con gli amici, è stato sorpreso da una bomba aerea che gli ha portato via la gamba sinistra. Grazie all´associazione “Bimbingamba”, l´officina ortopedica RTM di Budrio vicino Bologna, ha ora una protesi personalizzata. “L’associazione continuerà ad accompagnarlo, assecondando il suo processo di crescita - afferma Gori che a Bologna ha seguito il ragazzo accompagnato dal padre -. Imparare a camminarci è faticoso, e richiede tempo - commenta l’operatrice di MH - ma Diya non è nuovo alle sfide. E quando l’ho visto camminare per le vie di Bologna, in attesa di salire sul treno che lo avrebbe riportato a ‘Casal Damiano’ dalla mamma e dal fratello, mi sono resa conto che dopo anni tornava a passeggiare mangiando un gelato e tenendo per mano il suo papà”.

Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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