26 Gennaio 2020

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Corridoi umanitari: integrazione profughi a “Casal Damiano”

10-04-2016 09:19 - News
Grandi e piccoli tutti sui banchi. E Diya che ora cammina senza stampelle

5 giorni su 7, 4 ore al giorno: con questo ritmo è iniziato la scorsa settimana il corso intensivo di lingua italiana per una decina di profughi siriani giunti in Italia lo scorso 29 febbraio grazie ai corridoi umanitari, e ospitati presso la casa accoglienza “Casal Damiano”, vicino Aprilia, Roma, gestita dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) nell’ambito del suo progetto “Mediterranean Hope” (MH). Il corso durerà fino a maggio per un totale di 120 ore.

“Per questa delicata fase di avviamento dell’integrazione dei profughi, la FCEI si avvale del sostegno della ‘Fondazione Adecco per le Pari Opportunità’, organizzazione senza scopo di lucro, che non solo offrirà corsi di lingua, ma anche programmi di formazione e orientamento professionale. Di particolare interesse per le persone ospitate a ‘Casal Damiano’ è il fatto che la Fondazione Adecco ha già un’ampia rete di collegamento con aziende e industrie proprio nella zona. La nostra speranza è che nei prossimi mesi i ‘nostri’ beneficiari possano iniziare a fare ingresso nel mercato del lavoro”, spiega Giulia Gori, del coordinamento accoglienza per i corridoi umanitari della FCEI.

Per quanto riguarda gli ospiti minori di “Casal Damiano”, 8 bambini figli dei diversi nuclei famigliari, sono stati tutti inseriti nelle scuole di Aprilia, riscontrando tra l’altro una “calorosa accoglienza da parte della stessa popolazione locale”, assicura Gori. Tra loro c’è Diya, 11 anni, che ha cominciato a frequentare la scuola media camminando sulle proprie gambe: il 29 febbraio era giunto a Fiumicino con le stampelle, quelle con le quali era fuggito da Homs insieme alla sua famiglia. Cinque anni fa, mentre giocava sotto casa a pallone con gli amici, è stato sorpreso da una bomba aerea che gli ha portato via la gamba sinistra. Grazie all´associazione “Bimbingamba”, l´officina ortopedica RTM di Budrio vicino Bologna, ha ora una protesi personalizzata. “L’associazione continuerà ad accompagnarlo, assecondando il suo processo di crescita - afferma Gori che a Bologna ha seguito il ragazzo accompagnato dal padre -. Imparare a camminarci è faticoso, e richiede tempo - commenta l’operatrice di MH - ma Diya non è nuovo alle sfide. E quando l’ho visto camminare per le vie di Bologna, in attesa di salire sul treno che lo avrebbe riportato a ‘Casal Damiano’ dalla mamma e dal fratello, mi sono resa conto che dopo anni tornava a passeggiare mangiando un gelato e tenendo per mano il suo papà”.

Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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