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Comunicazione digitale. Quali sfide per le chiese?

27-11-2014 10:55 - News
Il messaggio finale del Comitato annuale KEK-CCEE

Roma (NEV), 26 novembre 2014 - "Essere nel mondo digitale non è un´opzione, ma una realtà, ed è il contesto della missione della Chiesa": questa la convinzione dei partecipanti all´incontro annuale del Comitato congiunto della Conferenza delle chiese europee (KEK) e del Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE) svoltosi dal 17 al 19 novembre a Hannover (Germania) sul tema: "La comunicazione del Vangelo nell´Europa di oggi". Nel loro messaggio congiunto - che si apre con un ricordo dei cento anni dall´inizio della Prima Guerra mondiale e dei 25 dalla caduta del muro di Berlino senza dimenticare i conflitti del nostro tempo - gli esponenti cristiani di diverse tradizioni confessionali e culturali d´Europa vedono in Gesù Cristo "l´esempio di tutta la nostra comunicazione, anche quando ci addentriamo in un terreno sconosciuto e inesplorato. Egli è il nostro Salvatore e la nostra guida, e ci ricorda che gli esseri umani sono molto di più della somma delle nostre impronte digitali". Tuttavia, l´evoluzione delle tecnologie "pone delle sfide alla Chiesa e alla sua testimonianza nel mondo. Molti sono preoccupati per l´uso improprio e banale delle tecnologie digitali e di internet. Ci sono serie sfide antropologiche, spirituali, teologiche ed etiche che devono essere affrontate dalla Chiesa perché l´umanità possa rifiorire". In questo contesto una priorità per le chiese è l´educazione ad un "uso generatore di vita e liberatorio di queste tecnologie. Si tratta di un´enorme opportunità di creare e alimentare la comunità ed essere testimoni della vita in Cristo".

Il Comitato congiunto, che si riunisce annualmente sin dal 1972, sovrintende alla collaborazione tra la KEK, che riunisce 114 chiese protestanti, anglicane, ortodosse e vecchio cattoliche del continente, e il CCEE, che include le 33 conferenze episcopali cattoliche. Si tratta dunque di un luogo strategico per la collaborazione ecumenica fra le chiese europee. L´incontro è stato presieduto dal presidente della KEK, il vescovo anglicano Christopher Hill, e dal vicepresidente del CCEE, card. Angelo Bagnasco. Il prossimo incontro del Comitato congiunto si svolgerà a Roma nel 2015.

Fonte: NEV
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 125



Giovedì 1° Ottobre

Poiché il tuo cuore è stato toccato, poiché ti sei umiliato davanti a Dio, anch’io ti ho ascoltato, dice il Signore (II Cronache 34,27)
Paolo scrive:«Io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono» (I Corinzi 15,9-10)

Ti prego di venire nel mio cuore, perché ispirandolo a desiderarti tu lo rendi pronto a riceverti.
Agostino di Ippona


Esodo 23, 20-27; II Corinzi 12, 1-10





Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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