24 Novembre 2020
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Come «essere chiesa insieme»?

28-01-2018 18:18 - Il Vangelo ci parla
«Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c´è qui né giudeo né greco; non c´è né schiavo né libero; non c´è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.» (Galati 3,27-28)

Quando richiama questa tradizione battesimale, Paolo prende di petto le grandi appartenenze che determinano l´esistenza di tutti e di ciascuna/o, dal punto di vista di un ebreo del primo secolo. Sono come i binari di un destino che determinano tutta una vita. Paolo non si limita a proclamare l´universalismo della comunità dei battezzati, non dice in modo generale: "non ci sono differenze tra di voi, perché siete uno in Cristo". Nomina le differenze: giudeo, greco, schiavo, libero, maschio, femmina. E potremmo continuare. Afferma, però, che le discriminazioni sulla base di queste differenze, sono ormai escluse per il credente. La prima cosa è che ciascuno considera se stesso e gli altri come delle persone, indipendentemente delle loro qualità o appartenenze.

Quando Paolo dice che non ci sono più differenze, Paolo sa che nella chiesa ci sono giudei e pagani, schiavi e liberi, uomini e donne e che queste differenze possono portare a forti tensioni. Infatti, i primi conflitti nella chiesa nascono da queste appartenenze. Ma appunto, i membri della comunità sono invitati ad accogliersi come sorelle e fratelli, amati e riconosciuti da Dio, senza condizioni. Accolto senza condizioni però, ciascuno lo è tale quale com´è, con le sue differenze: giudeo, greco, schiavo, libero, donna, uomo, africano o italiano, sudamericano o asiatico, ma anche abituato ad esprimere la fede in un modo diverso ... e non gli viene chiesto di cambiare per essere accettato. Le differenze possono essere riconosciute. In Cristo le persone con le loro differenze e contrasti sono costituite in una nuova unità. L´accoglienza reciproca non è solo un invito o un´esortazione, è una questione di identità: "avete rivestito Cristo" con il battesimo, esprime questa nuova identità. La comunità del vangelo è "aperta indiscriminatamente a tutti, donne e uomini, non privati delle loro diversità culturali e storico-sociali". Le diversità non sono annullate, sono disinnescate come destino, e ridimensionate, relativizzate; quello che è tolto di mezzo è il privilegio degli uni e l´handicap degli altri.

Allora come "Essere Chiesa Insieme"? che è la vera identità di battesimo, di coloro che hanno rivestito Cristo. Paolo ci ricorda che la chiesa non è un raduno elettivo, per quelli che hanno già delle affinità in comune, non è un club a numero chiuso di gente che si assomiglia. Paolo ci ricorda anche che non possiamo dire, per evitare i conflitti, che nella chiesa non esistono più tensioni, che sono superate. Ma, appunto in quanto le differenze e i contrasti sono relativizzati e non più determinanti in ultima istanza, allora i conflitti possono essere affrontati e essere portatori di liberazione. Rivestire Cristo non è indossare una divisa, ma è apertura a nuove relazioni senza paura, senza chiusura, senza recinti, con il riconoscimento delle differenze e particolarità di ciascuna e ciascuno, valorizzate nella vitalità del corpo di Cristo.

di Yann Redalié


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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