25 Febbraio 2021
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Come «essere chiesa insieme»?

28-01-2018 18:18 - Il Vangelo ci parla
«Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c´è qui né giudeo né greco; non c´è né schiavo né libero; non c´è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.» (Galati 3,27-28)

Quando richiama questa tradizione battesimale, Paolo prende di petto le grandi appartenenze che determinano l´esistenza di tutti e di ciascuna/o, dal punto di vista di un ebreo del primo secolo. Sono come i binari di un destino che determinano tutta una vita. Paolo non si limita a proclamare l´universalismo della comunità dei battezzati, non dice in modo generale: "non ci sono differenze tra di voi, perché siete uno in Cristo". Nomina le differenze: giudeo, greco, schiavo, libero, maschio, femmina. E potremmo continuare. Afferma, però, che le discriminazioni sulla base di queste differenze, sono ormai escluse per il credente. La prima cosa è che ciascuno considera se stesso e gli altri come delle persone, indipendentemente delle loro qualità o appartenenze.

Quando Paolo dice che non ci sono più differenze, Paolo sa che nella chiesa ci sono giudei e pagani, schiavi e liberi, uomini e donne e che queste differenze possono portare a forti tensioni. Infatti, i primi conflitti nella chiesa nascono da queste appartenenze. Ma appunto, i membri della comunità sono invitati ad accogliersi come sorelle e fratelli, amati e riconosciuti da Dio, senza condizioni. Accolto senza condizioni però, ciascuno lo è tale quale com´è, con le sue differenze: giudeo, greco, schiavo, libero, donna, uomo, africano o italiano, sudamericano o asiatico, ma anche abituato ad esprimere la fede in un modo diverso ... e non gli viene chiesto di cambiare per essere accettato. Le differenze possono essere riconosciute. In Cristo le persone con le loro differenze e contrasti sono costituite in una nuova unità. L´accoglienza reciproca non è solo un invito o un´esortazione, è una questione di identità: "avete rivestito Cristo" con il battesimo, esprime questa nuova identità. La comunità del vangelo è "aperta indiscriminatamente a tutti, donne e uomini, non privati delle loro diversità culturali e storico-sociali". Le diversità non sono annullate, sono disinnescate come destino, e ridimensionate, relativizzate; quello che è tolto di mezzo è il privilegio degli uni e l´handicap degli altri.

Allora come "Essere Chiesa Insieme"? che è la vera identità di battesimo, di coloro che hanno rivestito Cristo. Paolo ci ricorda che la chiesa non è un raduno elettivo, per quelli che hanno già delle affinità in comune, non è un club a numero chiuso di gente che si assomiglia. Paolo ci ricorda anche che non possiamo dire, per evitare i conflitti, che nella chiesa non esistono più tensioni, che sono superate. Ma, appunto in quanto le differenze e i contrasti sono relativizzati e non più determinanti in ultima istanza, allora i conflitti possono essere affrontati e essere portatori di liberazione. Rivestire Cristo non è indossare una divisa, ma è apertura a nuove relazioni senza paura, senza chiusura, senza recinti, con il riconoscimento delle differenze e particolarità di ciascuna e ciascuno, valorizzate nella vitalità del corpo di Cristo.

di Yann Redalié


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

F E B B R A I O
Versetto del mese:
Rallegratevi perché i vostri nomi
Sono scritti nei cieli
(Luca 10, 20)
Salmo della settimana:63


Giovedì 25 Febbraio

Tu sei il mio alto rifugio, il mio asilo. O mio salvatore, tu mi salvi dalla violenza (II Samuele 22,3)
Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né profondità, né alcun altra creatura potranno separarci dall amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39)

Signore, Padre nei cieli, in cui è la pienezza della grazia e della saggezza, illumina i nostri cuori mediante il tuo santo Spirito e dacci la grazia di ricevere la tua parola con il rispetto e l umiltà senza i quali nessuno può comprendere la tua verità. Nel nome di Cristo, Signore nostro.
Giovanni Calvino


Giacomo 4, 1-10; Luca 11, 1-4





Preghiera

Quando il passato ci opprime,
quando il presente ci angustia,
quando il futuro ci spaventa,
alziamo gli occhi verso di te.

Donaci, Signore, i segni della tua presenza
in mezzo alla confusione del mondo e delle nostre vite!
Ti chiediamo di imprimere nei nostri cuori
le tue promesse per rafforzarci e guidarci ogni giorno
Helmut Gollwitzer



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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