10 Aprile 2020
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Colloquio religioso di Worms: pronti per il pluralismo religioso

26-04-2016 10:29 - Ecumenismo
di Giuseppe Platone

«Se non sarò convinto mediante la testimonianza della Scrittura e chiare ragioni - poiché non credo né al papa né ai concili da soli, poiché è evidente che hanno errato e si contraddicono - io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della Parola di Dio... perciò, non posso né voglio ritrattare, poiché non è sicuro né salutare fare alcunché contro la coscienza. Dio mi aiuti... non posso altrimenti!». Dopo questa dichiarazione davanti alla Dieta imperiale, Carlo V mise Lutero al bando dall´impero. Ma non tutti i rappresentanti degli stati tedeschi furono d´accordo. E in quel giorno di primavera del 1521, molto più che quattro anni prima con l´affissione delle famose 95 tesi contro le indulgenze all´università di Wittenberg, fu subito Riforma. Vinse il primato della coscienza radicata nella Parola di Dio.

«Oggi noi che siamo qui a Worms in rappresentanza dei quattrocento milioni di protestanti sparsi nel mondo intero - ´Colloquio religioso´, Worms 15 - 17 aprile 2016ha osservato il giurista Gerhard Robbers in rappresentanza del comitato del Giubileo del 500mo anniversario della Riforma in apertura dei lavori del “Colloquio religioso” svoltosi a Worms dal 15 al 17 aprile - ci riconosciamo ancora in questo primato della Parola e della coscienza?». L´interrogativo ha innervato i lavori del convegno regionale dell´Assia e Nassau (complessivamente 1.300 partecipanti) articolato in tre grandi momenti.

Il primo appuntamento ha visto la preghiera delle religioni. I rappresentanti di varie tradizioni religiose (per i musulmani erano presenti sciiti e sunniti) hanno trasportato simbolicamente borsoni di plastica come quelli dei migranti, sui quali erano scritti i propri desideri.

I lavori si sono quindi concentrati sui temi della pre-Riforma luterana. Ovvero - come è stato specificato - sulla “Prima Riforma”. Chi scrive queste note ha tratteggiato la spiritualità del valdismo medioevale alla vigilia dell´adesione alla Riforma nel 1532 ricordando come ´Colloquio religioso´, Worms 15 - 17 aprile 2016il “Sola Scriptura” e il “Solus Christus” furono i tratti convergenti nel confronto con i Riformatori.

Nella seconda giornata del “Colloquio” i convegnisti hanno partecipato al culto nella chiesa della Santissima Trinità in cui ha predicato il presidente della Chiesa evangelica dell´Assia e Nassau, il pastore Volker Jung.

I lavori si sono poi conclusi con una tavola rotonda a carattere interreligioso. Dal Libano era presente la teologa islamica Nayla Tabbara, che ha descritto i fermenti femministi all´interno del mondo islamico di cui lei stessa è, con altre teologhe, promotrice. Dal Camerun è intervenuto il politologo Emmanuel Mabe, che ha illustrato la forza e il valore della trasmissione orale nella cultura africana, che in Occidente abbiamo sostanzialmente perduto.

Ho anche potuto Il pastore Giuseppe Platone a Worms vicino al monumento a Pietro Valdo (aprile 2016)dialogare con non pochi amici ed amiche della nostra chiesa valdese in Italia, e ho avvertito un forte interesse nei confronti sia del progetto dei “corridoi umanitari”, sia per l´apporto che il mondo valdese potrà prossimamente offrire sui temi della pre-Riforma.

Il pastore Friedhelm Pieper, tra i principali organizzatori di questo convegno (i cui atti verranno prossimamente pubblicati), alla fine dei lavori era visibilmente soddisfatto che il “Colloquio” non si fosse risolto in un´autocelebrazione della Riforma di Lutero ma avesse registrato un passo in avanti sul terreno del dialogo interreligioso. «Essere riformati - mi ha confessato - significa cogliere lo spirito del tempo, che oggi si chiama: migranti. E dentro questo problema epocale riuscire a far risuonare la voce del tuo cuore che, una volta ancora, come la Riforma mise in luce nella primavera del 1521, racconta il primato della coscienza».

Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Giovedì 9 Aprile - Giovedì Santo
“Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso” (Salmo 111, 4)

Andiamo, andiamo a implorare il favore del Signore e a cercare il Signore degli eserciti! Anch’io voglio andare! (Zaccaria 8, 21)
Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (Marco 14,26)

Ognuno di noi può venire, per avere la sua parte con te. Noi tutti qui riuniti, siamo stati tutti accolti, lieti e tristi, forti e deboli, tiepidi o vivi nella fede.
Detlev Block

Giovanni 13, 1-15; 34-35; I Corinzi 11, 17-34a; Marco15, 16-23


Il servizio vissuto nell’amore
commento a: Marco 14, 26
“Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono. Così termina, in Matteo ed in Marco, il racconto della cena pasquale che Gesù consuma con i suoi amici nel giorno che noi chiamiamo il giovedì santo. L’ultima Cena, quando Gesù accennò alla sua morte offrendo il pane e il vino come simboli del suo corpo e del suo sangue.
“La notte in cui fu tradito” esordisce l’apostolo Paolo nel racconto di quella cena.
Che inno cantarono a conclusione della prima parte di quella notte che si svolse nel chiuso di una casa di Gerusalemme?
È il salmo di lode, il 136, il cosiddetto grande Hallel (Hallelu-Ja = Lode a Dio) che chiudeva il banchetto pasquale. Nel salmo ogni versetto consta di una prima parte che celebra un grande intervento di Dio e di una seconda parte che dice: “perché la sua bontà dura in eterno”.
Avete notato che quella drammatica notte inizia e finisce in modo simbolicamente forte con una semplice e comune bacinella piena d’acqua?
All’inizio – racconta Giovanni – Gesù, prima della cena, prese una bacinella e lavò i piedi ai suoi discepoli. Invitandoli al servizio, alla responsabilità esercitata nell’amore. Il mattino seguente, alla fine di quella notte, Matteo racconta che Pilato si fece portare una bacinella per lavarsi pubblicamente le mani, dichiarando di non sentirsi responsabile nell’abbandonare un uomo innocente alla violenza e alla morte.
Due gesti di grande significato. Il Messia, il Signore, si spoglia di se stesso, prendendo forma di servo – come scriverà Paolo ai Filippesi – indicando che questa è la salvezza dell’umanità: la responsabilità del servizio vissuta nell’amore. Pilato, il rappresentante di Cesare, della massima autorità terrena, bada solo alla salvezza di sé e del proprio potere: per questo è disposto a calpestare la verità con la violenza.
Nel corso della storia la Chiesa e i cristiani hanno spesso scelto Pilato e non Gesù. Oggi diciamo che è un momento cruciale per il nostro pianeta e per la vita su di esso. Gesù e non Pilato ci insegnano come affrontarlo.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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