20 Settembre 2021
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Colazione con Gesu´ di Sergio Manna

04-04-2013 14:44 - News
Giovanni 21,12-14
«Gesù disse loro:"Venite a far colazione". E nessuno dei discepoli osava chiedergli: "Chi sei?". Sapendo che era il Signore. Gesù venne, prese il pane e lo diede loro, e così anche il pesce. Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi discepoli, dopo esser risuscitato dai morti»
Tutti, anche coloro che non hanno alcuna dimestichezza con le Scritture, sanno che i Vangeli raccontano di un´ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, prima della sua morte. Pochi, inclusi quelli che le Scritture le leggono, hanno riflettuto sul fatto che dopo quell´ultima cena (prima di morire), vi è però anche una prima colazione del Cristo risorto con i suoi discepoli. Questo racconto di Giovanni, in cui se ne parla, è forse un modo per ricordarci che la Cena del Signore non è un banchetto in memoria del caro estinto, bensì un entrare in comunione con il Cristo vivente, con il Risorto, con "Colui che era, che è e che viene".

Le parole del testo e i gesti compiuti da Gesù in questo racconto richiamano, infatti, la Santa Cena. Solo che qui ad essere condivisi non sono il pane e il vino, bensì il pane e i pesci. Da molti anni ormai, nel giorno di Pasqua, mia moglie, che condivide con me il ministero pastorale, cuoce un pane speciale, a forma di pesce, e usiamo quello nella celebrazione della Cena durante il culto pasquale, dopo aver letto questo brano del Vangelo. All´atto di distribuirlo pronunciamo la frase: "Cristo è risorto!" alla quale, chi riceve il pane e il vino, risponde: "E´ veramente risorto!". Per coloro che hanno vissuto intensamente la settimana santa, è bello, dopo aver partecipato all´ultima cena, partecipare alla prima colazione con il Cristo risorto.

Fonte: www.chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
S E T T E M B R E
Versetto del mese:

Avete seminato molto e avete raccolto poco;
voi mangiate ma senza saziarvi;
bevete ma senza soddisfare la vostra sete
vi vestite, ma non vi è chi si riscaldi;
chi guadagna un salario
mette il suo salario in una borsa bucata

(Aggeo 1, 6 )



Salmo della settimana: 119,153-160

Lunedì 20 Settembre


Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore (Salmo 118,17)
Sono stato crocifisso con cristo non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! (Galati 2,20)

Non ci si dovrebbe domandare con ansia: «Che cosa ancora potrà accaderci?», ma piuttosto dire «Non vedo l’ora di conoscere ciò che Dio ha ancora in serbo per me».

Romani 6, 18-23; Ebrei 4, 1-13
































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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