19 Gennaio 2018
News
percorso: Home > News > Ecumenismo

Chiesa Valdese e questione femminile: tema affrontato da 50 anni - Noceti: in ambito cattolico, possibile il diaconato femminile

21-12-2017 09:55 - Ecumenismo
Confronto ecumenico utile affinché la Chiesa sia più inclusiva e sempre meno androcentrica

Lo scorso 15 dicembre, nella sala «Maria Eletta Martini» di Lucca, si è tenuto l´incontro pubblico, organizzato dal Meic di Lucca e dal Centro Vermigli, sul tema «Ministeri, donne e chiese». Le relatrici di questo evento sono state la teologa cattolica Serena Noceti, vicepresidente dell´Associazione Teologica italiana e docente di Teologia sistematica all´Istituto Superiore di Scienze Religiose di Firenze, e la protestante Letizia Tomassone, pastora della chiesa valdese di Firenze e docente di Studi femministi e di genere presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma. Durante questo evento è stato presentato il testo, a cura della stessa Noceti e pubblicato dalla Queriniana, «Diacone. Quale ministero per quale chiesa?», opera che costituisce un ricco e documentato dossier sullo scottante tema del diaconato femminile, con saggi della curatrice e di Gilles Routhier, Andrea Grillo, Cettina Militello, Marinella Perroni, Cristina Simonelli, Angela Berlis Pius e Ramon Tragan.

La prima relazione è stata tenuta dalla pastora Tomassone ed è stata incentrata sul ruolo femminile nella Chiesa Valdese negli ultimi cinquant´anni. La teologa protestante, dopo aver rivolto il suo apprezzamento per il testo curato dalla professoressa Noceti, ha narrato la battaglia delle donne valdesi degli anni ´60 per accedere al pastorato: una lotta non facile, che si scontrò con le resistenze intraecclesiali ed ebbe tappe intermedie come quella dell´accesso delle donne al ministero dell´assistente pastorale, ma che alla fine riuscì ad ottenere l´accesso pieno delle donne al ministero ordinato. Secondo la teologa, il pastorato femminile ha permesso alla Chiesa Valdese di diventare una comunità ecclesiale più inclusiva e sensibile alla tematica di genere a livello sociale, ecclesiale e teologico.

La seconda relazione è stata tenuta dalla professoressa Noceti: la teologa, oltre a presentare il libro da lei curato, ha fatto una breve storia della «questione femminile» nel cattolicesimo conciliare e postconciliare. La docente ha iniziato, parlando della significativa, per quanto esigua, presenza di donne cattoliche durante il Vaticano II e dell´ingresso delle donne cattoliche nella vita ecclesiale e negli studi teologici durante gli anni ´60. La teologa ha ricordato, inoltre, l´ampio sostegno teologico per l´ordinazione femminile (sia al diaconato che al sacerdozio) da parte di molti teologi cattolici del postconcilio (come ad esempio Karl Rahner), ma anche la decisa e netta opposizione del Magistero al sacerdozio femminile, culminata con l´Ordinatio Sacerdotalis di Giovanni Paolo II del 1994, secondo cui la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l´ordinazione sacerdotale.
Tuttavia, secondo la teologa, rimane aperta la via del diaconato femminile, che è compatibile con il citato pronunciamento magisteriale, che non preclude l´accesso delle donne al primo grado del ministero ordinato, che è solidamente fondata sulla teologia del Concilio Vaticano II ed che è attestata nella Chiesa antica nell´ordine delle diaconesse. La professoressa si è quindi augurata che, non esistendo reali ostacoli teologici, si possa arrivare in ambito cattolico, dopo trent´anni di stagnazione sul tema, al diaconato femminile ordinato.

È seguito un dibattito con diverse domande dal pubblico con interventi sia favorevoli che contrari. Ci si augura che il dibattito e il confronto ecclesiale su come valorizzare e riconoscere pienamente il ruolo delle donne possa continuare e produrre risultati fecondi nella prospettiva di una Chiesa sempre più inclusiva ed eguale e sempre meno androcentrica.

di Niccolò Bonetti



Fonte: Lucca7 - 45

Eventi

[<<] [Gennaio 2018] [>>]
LMMGVSD
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031    

UN GIORNO UNA PAROLA

VENERDÌ 19 GENNAIO

Le parole del Signore non sono parole pure, sono argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte
(Salmo 12,6)

Risplendete come astri nel mondo, 16 tenendo alta la parola di vita (Filippesi 2,15-16)

O Signore, possa la tua parola essere ovunque la lampada ai nostri piedi; conservala per noi chiara e pura; donaci di gustare in essa forza, consiglio, consolazione nella difficoltà, così da affidarci a essa in vita e in morte con perseveranza.

David Denicke


Geremia 14,1-9; Deuteronomio 4,25-40

PREGHIERA

Signore, quando al re Salomone
fu concesso di chiederti una cosa,
ti chiese di essere un sovrano
illuminato dalla tua sapienza.
Quella sapienza oggi noi ti
chiediamo.
Illuminaci. Donami di
comprendere il mondo che
sta intorno a me, donami di
comprendere ciò che tu hai
preparato per me.
Donaci, o Signore, di capire le
difficoltà e di sciogliere i nodi,
in modo da poter aiutare il
prossimo ad affrontare e risolvere
conflitti, ad affrontare momenti di
sconforto e scoprire la tua gioia.
Donaci di credere con intelligenza.
Nel nome di Gesù, Parola e
Sapienza di Dio noi ti preghiamo.
Amen

Il Vangelo ci parla

Maria, madre incerta

di Yann Redalié

«Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore» (Luca 2,51b)

Nel racconto di Luca, in contrasto con il racconto di Matteo, Maria parla, commenta, risponde ai messaggi che le sono rivolti. Se in Luca 1,38 – “Ecco, sono la serva del Signore. Mi accada secondo la tua parola” - Maria appare decisa, prima discepola, invece nell’episodio che conclude il racconto dell’infanzia di Gesù, confrontata col suo figlio dodicenne, Maria è meno determinata.

Maria e Giuseppe sono andati a Gerusalemme con Gesù per la celebrazione della Pasqua. Nel cammino di ritorno a casa, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro. Tornati a Gerusalemme, lo ritrovano in dialogo con i dottori della legge, meravigliati della sua saggezza. All’espressione della preoccupazione e dell’angoscia di sua madre, Gesù risponde in modo tale - “Non sapevate che io devo stare nella dimora di mio Padre?” (Luca 2,49) – che, dice Luca, non capirono. L’intero racconto dell’infanzia di Gesù si conclude su questa incertezza di Maria e Giuseppe, che contrasta con la sicurezza della prima risposta data all’angelo dell’Annunciazione.

Di ritorno a Nazareth: “Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore” (Luca 2,51b). Le traduzioni dicono anche “conservava”, “serbava”. Non si tratta solo di tesaurizzare dei ricordi, ma anche di valutare, riflettere, preoccuparsi. Se questo “meditare” fosse stato detto a proposito di una figura maschile, Pietro o Giovanni Battista per esempio, i commentatori, dice Beverly Gaventa(1), avrebbero identificato una prima riflessione teologica in atto. Trattandosi di Maria, madre di un figlio dodicenne, l’interpretazione è riferita ai sentimenti e agli affetti. Eppure questo momento di fermo riflessivo, per meglio focalizzare il significato degli avvenimenti, è ripetuto due volte. Già dopo la venuta e la proclamazione del “Gloria” dei pastori nella notte di Natale, Luca ci dice che “Maria conservava tutte queste parole meditandole in cuor suo” (Luca 2,19). In questo modo Luca introduce un bisogno di riflessione e anche un’incertezza in Maria e nel suo uditore/lettore. Che cosa e come capisce? Che cosa farà? Persisterà nel suo discepolato? Oppure come altri abbandonerà? Se per Maria la domanda rimane aperta fino all’inizio del libro degli Atti (1,14) dove la ritroviamo con gli apostoli poco prima della Pentecoste, per l’uditore della storia di Natale, l’invito ad una pausa di riflessione, alla meditazione sul senso per la vita degli avvenimenti raccontati rimane aperto e sempre attuale.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

Foto gallery

[]

[Realizzazione siti web www.sitoper.it]