03 Giugno 2020
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#ChiamatiALibertà. La libertà come vocazione

31-10-2017 08:52 - News
Grande soddisfazione per la Giornata nazionale della Riforma protestante che si è conclusa a Roma sabato 28 ottobre con l´esecuzione della Sinfonia della Riforma di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Messaggi e saluti sono giunti dalle più alte cariche dello Stato e da leader ecumenici

La Giornata nazionale della Riforma dal motto "Liberi per amare e per servire" si è conclusa con l´esecuzione della Sinfonia della Riforma, op. 107, di Felix Mendelssohn-Bartholdy eseguita dall´Orchestra "I concerti nel tempio", diretta dal maestro Daniele Camiz. Nel tempio valdese di piazza Cavour a Roma, gremito sin dal mattino, si sono susseguiti musica, dibattiti, azioni simboliche, letture bibliche, preghiere e saluti ufficiali.

"Come Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) possiamo senz´altro dirci soddisfatti della Giornata dei 500 anni della Riforma – ha dichiarato il presidente FCEI, pastore Luca Maria Negro – In particolare esprimiamo soddisfazione per la presenza di esponenti qualificati del mondo cattolico, delle chiese evangeliche che non sono membro della Federazione (pentecostali e avventisti) e del mondo della cultura ´laica´; per l´attenzione data dalle istituzioni dello Stato attraverso la visita al Capo dello Stato Sergio Mattarella, avvenuta pochi giorni prima (il 24 ottobre) e i messaggi del Presidente del Senato Pietro Grasso e del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni; per l´attenzione dei media, in particolare attraverso l´ottimo ´Speciale TG2´ che ha ripreso in diretta l´evento per oltre un´ora, con filmati e interviste che hanno offerto una panoramica esaustiva del protestantesimo; per l´entusiastica partecipazione delle nostre chiese membro, sia a livello degli esecutivi delle chiese che del ´popolo protestante´ di Roma e di molte regioni del Centro-Sud, e inoltre per la presenza di tanti gruppi musicali, di bambine e bambini e dei giovani evangelici. Una giornata senza trionfalismi, che ha confermato la vitalità del protestantesimo italiano come una minoranza aperta al dialogo, fortemente impegnata nel sociale, desiderosa di vivere la libertà dell´Evangelo nel servizio, di testimoniare la sua fede e, non da ultimo, di diffondere nel nostro Paese la conoscenza della Bibbia: fra i tanti momenti qualificanti della giornata desidero infatti ricordare – ha concluso Negro – la presentazione di una nuova traduzione biblica realizzata con il concorso di tutte le chiese evangeliche, il Nuovo Testamento della ´Bibbia della Riforma´."

Nel pomeriggio sono intervenuti, fra gli altri, don Cristiano Bettega, direttore Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo della CEI, Heikki Huttunen, segretario generale della Conferenza delle chiese europee (KEK) e Karin Burstrand vice presidente KEK, questi ultimi di ritorno dal convegno "Ripensare l´Europa: contributo cristiano al futuro della UE" organizzato a Roma dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell´Unione europea (COMECE).

I temi principali

Moltissimi i temi e i contenuti emersi nella Giornata: migrazioni, corridoi umanitari, ecumenismo, dialogo, il lavoro del Servizio istruzione e educazione della FCEI e della diaconia, l´impegno sociale. Nella tavola rotonda "L´attualità della Riforma protestante nell´Italia del pluralismo religioso" moderata da Silvana Nitti, storica e autrice fra l´altro della nuova biografia di Lutero appena uscita per i tipi della Salerno Editrice, il cardinale Gianfranco Ravasi ha parlato di Lutero come di una figura cardine sotto il profilo umano, la cui esperienza spirituale "ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio" e, parlando del futuro del cristianesimo che ha una comune sorgente e i cui numerosi affluenti confluiscono nello stesso fiume, ha immaginato un estuario di "unità da concepire non come uniformità, ma come pluralità permanente". Il teologo avventista Hanz Gutierrez ha parlato di ermeneutica nella società, nelle comunità e nella lettura della Bibbia, interrogandosi su come trovare unità dalla frantumazione, aspirando a una "complessità convergente che permetta il dialogo". Lo storico Enrico Rusconi, "in uno sforzo da laico agnostico di comprendere, che non è nostalgia religiosa" ha individuato un "trapasso del secolare nel profano, un presunto ritorno delle religioni o di Dio e una metamorfosi della religione", sollecitando il dibattito sul dialogo fra intellettuali e teologi anche sull´islam. Il teologo valdese Daniele Garrone ha evidenziato che, nonostante "siamo delle minuscole minoranze, circa lo 0,17% della popolazione italiana, siamo molto vocal e riusciamo a farci sentire più di quello 0,17% grazie al nostro impegno sociale, come estremi difensori della laicità, della democrazia, della libertà nella responsabilità, nella gratuità della fede come paradosso che puoi solo raccontare e non dimostrare".

Culto solenne "della libertà"

Nel culto di ringraziamento, sono state pronunciate parole di libertà e di liberazione. Carmine Napolitano, presidente della Federazione delle chiese pentecostali (FCP) ha parlato dell´essere umano come dipendente da una volontà "altra", che "deve avere vivo il senso di questo limite originario se vuole esercitare correttamente la propria libertà evitando che questo esercizio possa diventare riduzione in schiavitù di qualcun altro", mentre la pastora valdese Maria Bonafede ha parlato di "servizio alla libertà che altri non hanno" e di "servizio reso agli schiavi" in quanto la libertà se non è per tutti e tutte non può esserci per alcuno. "Il culto del 5° anniversario della Riforma, il culto della libertà, deve e può diventare il culto di un alto interesse per la vita e la libertà degli altri – ha proseguito Bonafede –. Guardiamo in alto e nel profondo, che è lo stesso, cioè guardiamo a Dio che ci ha chiamati e ci chiama a libertà e proseguiamo il cammino sapendo che la libertà non è un possesso, ma una vocazione e sapendo che l´amore non è un sentimento ma un vincolo con cui il Signore ci lega a se e gli uni agli altri".

La Giornata era iniziata di buon mattino con una "marcia di preghiera" che dalla chiesa metodista di Ponte Sant´Angelo ha portato fino alla chiesa valdese di Piazza Cavour, dove i partecipanti alla Giornata sono stati accolti da inni eseguiti dalla Fanfara dell´Esercito della Salvezza.


Fonte: NEV - Notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

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Tu solo conosci il cuore di tutti i figli degli uomini”
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Il mio cuore esulta nel Signore (I Samuele 2,1)
Benchè non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benchè ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa (I Pietro 1,8)

In quante situazioni della vita quotidiana mi è richiesto di credere a qualcosa che non conosco e che non vedo? Ma Gesù che non vedo, lo conosco, conosco il suo amore per me e il mio “credo!”non può che essere fonte di altro amore e di gioia vivificante.
Federica Frattini

I Corinzi 14, 1-40; II Timoteo 3, 1-9


Preghiera


Signore non ti prego di avere una vita serena,
sazia e gradevole, priva di scosse e di affanni.

Ti prego invece di rimanere sulla mia barca.

> l'altra sponda si avvicina <
e con lei anche la tempesta e la paura.
Paul Roth





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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