26 Gennaio 2020

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#ChiamatiALibertà. Il presidente FCEI Negro invita alla giornata della Riforma protestante

19-10-2017 20:54 - News
A Roma il 28 ottobre si tiene "Liberi per amare e servire", un appuntamento aperto a tutti, che alterna momenti di riflessione di alto livello culturale a momenti di musica, celebrazione e lode. Protestanti, pentecostali e avventisti insieme a pochi giorni dalla data-simbolo che ricorda - 500 anni fa - l´affissione delle 95 tesi di Lutero

Il 28 ottobre a Roma a partire dalle 9.30 si terrà nella chiesa valdese di piazza Cavour la Giornata ufficiale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) per il 500° anniversario della Riforma. Intervista al presidente FCEI, pastore Luca Maria Negro.

Perché si tratta di un avvenimento importante e unico?

Intanto perché si svolge a pochi giorni dalla data-simbolo del 31 ottobre: le 95 tesi di Lutero sulle indulgenze furono infatti rese pubbliche il 31 ottobre del 1517. Inoltre questo appuntamento coinvolgerà rappresentanti di tutto il mondo evangelico: non solo le chiese-membro della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che rappresentano il cosiddetto "protestantesimo storico", ma anche evangelici pentecostali e avventisti. La predicazione al culto pomeridiano sarà a due voci: una pastora valdese, Maria Bonafede, e un pastore pentecostale, Carmine Napolitano, presidente della Federazione delle chiese pentecostali.

È un appuntamento aperto a tutti o solo per gli addetti ai lavori?

È un appuntamento per tutti e tutte, che alterna momenti di riflessione di alto livello culturale (come la tavola rotonda sull´attualità della Riforma nell´Italia del pluralismo religioso) a momenti di musica e di celebrazione, rivolti anche ai bambini, per i quali è previsto uno speciale programma di animazione a cura del Servizio istruzione ed educazione della FCEI. Di particolare rilievo la presentazione della nuova traduzione della Bibbia, la "Bibbia della Riforma", realizzata con il concorso di tutte le componenti del mondo evangelico.

Le numerosissime iniziative in Italia e all´estero per il Cinquecentenario potrebbero essere percepite come un punto di arrivo. Da dove occorre ripartire, invece, alla luce della Riforma che deve ancora venire?

Il "Giubileo della Riforma" ha aperto nuove e inaspettate prospettive sia nei rapporti ecumenici (basti pensare alla partecipazione di papa Francesco all´avvio delle celebrazioni in Svezia, il 31 ottobre 2016), sia nell´autocomprensione delle chiese protestanti. Come FCEI contiamo quindi di avviare un percorso di riflessione proprio a partire da questo anno intenso: abbiamo già commissionato una ricerca per valutare l´impatto delle celebrazioni del 2017 in Italia e nel mondo, e proporremo che la riflessione sull´identità protestante nel mondo contemporaneo sia al centro della prossima Assise generale della FCEI, che si svolgerà alla fine del 2018.

Perché questo titolo? Cosa vuol dire liberi per amare e servire?

Il titolo della Giornata, ispirato alla lettera ai Galati (5,13: "Voi siete stati chiamati a libertà... Per mezzo dell´amore servite gli uni agli altri") vuole esprimere uno dei punti cardini del pensiero protestante, ovvero il concetto di "libertà responsabile". La nostra vocazione è la libertà ma appunto una libertà vissuta nel servizio reciproco. Come scriveva Lutero nella sua fondamentale opera La libertà del cristiano, "un cristiano è libero signore sopra tutte le cose e non è sottoposto a nessuno"; eppure, al tempo stesso, "un cristiano è servo volonteroso in tutte le cose ed è sottoposto a ognuno".


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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