26 Luglio 2021
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Chiamare ed essere chiamati

31-05-2016 09:25 - Ecumenismo
Conclusa la 3 giorni di Consultazione metodista a Ecumene. La diacona Alessandra Trotta verso la fine del settennato di presidenza Opcemi

Dal 27 al 29 maggio si è tenuta presso il centro di Ecumene a Velletri la Consultazione, l´annuale raduno della componente metodista dell´Unione delle chiese metodiste e valdesi. Vi hanno partecipato oltre un centinaio di persone da tutta Italia: pastori metodisti, pastori valdesi che curano chiese metodiste e membri di chiese metodiste. È stata anche l´occasione che salutare e ringraziare la diacona Alessandra Trotta, che in agosto col prossimo Sinodo porterà a termine il suo settennato quale presidente del Comitato permanente dell´Opcemi. Insieme a lei, anche il fratello Raul Matta non sarà più rieleggibile.

Pertanto, tra i temi proposti alla discussione, quest´anno si è parlato anche della successione negli incarichi di responsabilità della chiesa, chiamandoli, però, col nome giusto: vocazione.

Spesso accade, infatti, che ci si dimentichi del senso teologico di un incarico ecclesiastico. Il motivo è che, non essendo una setta — cioè, separati dal mondo — usiamo dei nomi "secolari" per tali ruoli, come il presidente, il moderatore, il membro dell´esecutivo e così via. Essere "nel mondo ma non del mondo" (Giovanni 17,16) significa non dimenticare mai a chi si appartiene e secondo quale paradigma bisogna muoversi. Nel caso di nomine, il paradigma deve essere quello della vocazione.

La vocazione implica la responsabilità non solo del vocato, ma anche quella del "vocante". In altre parole, chi chiama è corresponsabile dell´operato di chi è chiamato. Questo è un paradigma che ogni cristiano dovrebbe avere anche quando chiede a un fratello o una sorella di ricoprire un piccolo ruolo in un comitato o in una commissione.

Con questo a mente, il dibattito sulla successione di Alessandra Trotta e Raul Matta si è svolto nella massima franchezza e serenità — di solito, o hai l´una o l´altra! — e i partecipanti alla Consultazione metodista, su proposta del Comitato permanente, hanno scelto di sostenere al Sinodo la candidatura della pastora Mirella Manocchio e del fratello Samuele Carrari.

Tra gli altri temi trattati è emersa la missione delle chiese locali, impegnate sia sul progetto "Essere chiesa insieme", ovvero su come costruire una realtà ecclesiale insieme alle sorelle e ai fratelli immigrati, sia sull´accoglienza diaconale dei rifugiati sia nel mutato clima ecumenico, che apre scenari rispetto a quello che è stata la presenza protestante in Italia dall´unità ad oggi.

Dopo anni in cui si parlava di declino delle chiese, a causa del decremento demografico del paese e di una difficoltà a farsi conoscere come possibile opzione religiosa, finalmente registriamo un´inversione di tendenza in diverse realtà locali. L´afflusso di nuovi fratelli e sorelle impone la riscoperta del significato di essere chiesa. Invero, questo andrebbe sempre fatto, anche in assenza di nuovi membri, perché non può mai essere dato per scontato. Ad ogni modo, abbiamo ascoltato diverse esperienze, tra cui molto interessante è risultato il lavoro della chiesa di Bologna, dove a partire dalla tradizione metodista del lavoro in cellule o gruppi, i fratelli e le sorelle rafforzano la dimensione comunitaria della chiesa.

La Consultazione è stata un momento bello e intenso di fraternità. La speranza è che una forte componente metodista possa rafforzare ancora di più l´Unione delle chiese metodiste e valdesi, in vista dell´importante missione di annunciare Cristo per tutti e tutte, nel contesto dove il Signore ci ha chiamato a operare.

Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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