30 Settembre 2020
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Che l´Europa vi sia lieve

22-03-2018 10:23 - News
La rubrica "Lo sguardo dalle frontiere" è a cura degli operatori e delle operatrici della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) per Mediterranean Hope (MH) – Programma rifugiati e migranti. Questa settimana proviene da Lampedusa.

È sera e io cammino lungo Cala Salina, costeggiando l´insenatura del porto vecchio. Una sera contraddistinta da una particolare aria tiepida che lascia presagire l´arrivo della nuova stagione. Mi si avvicina un ragazzo di non più di diciotto anni. Nella penombra gli brillano gli occhi: "Je viens de la Tunisie", mi dice, chiedendomi se si trova in Sicilia. Concentrato prosegue: "Je dois aller en France, Paris. Je dois rejoindre mon frère", il suo viaggio deve continuare in direzione di Parigi per raggiungere il fratello. È appena approdato a Lampedusa. La barca con cui ha attraversato il Mediterraneo è arrivata pochi minuti fa all´interno delle sicure braccia del porto dell´isola, senza che nessuno se ne accorgesse. È allora che guardandomi intorno mi accorgo dell´arrivo di alcune volanti ai due lati del molo.

Il ragazzo insiste "Sicilia, Francia, Parigi"; nella mia mente scorrono le immagini di quello a cui so che presto andrà incontro "Centro, recinzioni, attesa". Decido con urgenza di presentargli una realtà con cui è necessario si confronti. Afferro il cellulare, apro Google Maps e l´isola appare. Gli mostro lo schermo e con il movimento delle dita gli faccio osservare un puntino blu isolato in una distesa celeste. Spero capisca che il suo viaggio ancora lungo forse (!) subirà una battuta d´arresto. Sicuro di sé come all´apice di una lunga riflessione, ripete, "Lampedusa, sì, Lampedusa" e aggiunge "Sicilia, Francia, Parigi, mon frère".

Sono un po´ scoraggiato e intorno a noi sembrano continuare ad aumentare le persone che prendono parte a quella inaspettata festa. Sono oltre settanta. Come ad un ballo in cui timidamente si esplora la folla alla ricerca di un compagno assente, guardano scoraggiati gli operatori delle organizzazioni umanitarie appena sopraggiunti. Incerti sul da farsi, i ragazzi attendono l´epilogo intorno ai lampeggianti blu che tagliano l´orizzonte. Anche io resto immobile, senza saper più cosa dire. Gli indico il resto del gruppo e i suoi occhi sembrano diventare più opachi.

Mi guarda. Si arrende. Raggiunge gli altri. Si volta un´ultima volta mi sorride tristemente e alza timidamente la mano in un saluto. Sembra dirmi: "Grazie. Ci hai provato, ma non puoi capire". Ricambio il saluto e, in un sussurro, dico "Buona fortuna, amico. Bonne chance. Ne avrai bisogno". La festa adesso è finita e in un´isola che si prepara a ricevere migliaia di turisti, che si rifà il trucco per apparire più bella di come la natura l´ha già resa, ritorno a passeggiare lungo la riva.

Quanti ne ho incontrati, di ragazzi come lui, da quando vivo qui? Di molti ricordo il nome, il sorriso, i progetti. Con altri ci siamo appena sfiorati. Tutti diversi, ognuno con una propria storia alle spalle e con un sogno da inseguire, costi quel che costi. "Migranti", "rifugiati", "profughi", come suonano vuote queste parole in questo scoglio in mezzo al Mediterraneo. Qualcuno ce l´ha fatta, arrivando nel luogo che sognava. Qualcuno è tornato (o è stato rispedito) a casa. Dei più ho perso le tracce. A ognuno di loro ho detto "Buona fortuna, bonne chance". Perché in questa roulette di norme, accordi, permessi, fughe, cancelli, muri, documenti, dinieghi e ricorsi, solo la fortuna sarà loro amica e madre.

È davvero una sera speciale. Il mare è calmo e il suono che emette quando incontra la battigia è dolce. È tardi. Mi incammino verso casa e sussurro: "Buona fortuna, ragazzi. Che l´Europa vi sia lieve."


Fonte: Nev.it - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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