09 Maggio 2021
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Che cosa resta di inconciliabile fra la teologia cattolica e quella riformata?

17-07-2015 17:47 - Ecumenismo
Una riflessione sulla recente visita papale in vista del 2017

di Marco Rostan

Dopo i numerosi commenti sulla visita di papa Francesco nel tempio valdese di Torino, sarebbe forse utile proiettare la nostra riflessione (ove possibile insieme ai fratelli e alle sorelle cattoliche) verso il 2017, quando ricorderemo i 500 anni della Riforma di Lutero e inevitabilmente faremo una riflessione sulla teologia e sul modo di concepire la chiesa e i ministeri. Nel saluto del moderatore al " fratello Francesco", è stato detto che la sua visita abbatteva un muro eretto 800 anni fa quando i valdesi furono dichiarati eretici. Se, come sostengono molti, l´incontro di Torino ha "rilanciato l´ecumenismo" sarebbe assolutamente necessario riflettere non solo sui muri che separavano (fondamentalmente il libere praedicare praticato dai valdesi senza l´autorizzazione del vescovo) ma ancora di più sul profondo fossato, vera e propria divisione e contrapposizione, scavato all´interno della stessa chiesa cristiana a causa della Riforma protestante e della conseguente Controriforma cattolica approvata dal Concilio di Trento.

I valdesi nel medioevo erano perseguitati più o meno duramente soltanto perché si rifiutavano di andare a messa, oggi ci sono frequenti scambi di pulpito, il vescovo predica nel tempio e il pastore durante la messa: ma si pensa forse che così il fossato è stato colmato? No, un papa è entrato in un tempio valdese, un muro è stato abbattuto (ma in molti casi cattolici e valdesi lo avevano già almeno in parte demolito). Il fossato, la profonda divisione avvenuta nel ´500, non può invece essere per ora colmato perché questo avverrebbe nella confusione teologica e soprattutto ecclesiologica (il modo di concepire la chiesa). Lutero non è stato un sovversivo, non ha scritto un programma, un manifesto della Riforma contro la chiesa cattolica (pur denunciandone l´infedeltà e la corruzione). Lutero ha voluto approfondire il significato della parola evangelica, del testo biblico. La divisione è avvenuta perché la chiesa cristiana non ha potuto né voluto accettare di essere profondamente riformata. La Riforma crea perciò un´altra chiesa cristiana e a sua volta la chiesa cattolica ribadisce i suoi dogmi nel Concilio di Trento. Nonostante i molti "aggiornamenti" la dottrina tridentina nella chiesa di Roma è rimasta la stessa.

Facciamo l´esempio della messa e dell´eucarestia. Popolarmente si dice andare "a prender messa": cioè per il cattolico l´essenziale è esserci quando il sacerdote eleva l´ostia ripetendo il sacrificio; qualcosa di misterioso (misterium fidei) trasforma l´ostia consacrata in corpo e sangue del Cristo sulla croce. Per operare questa trasformazione dell´ostia ci vuole ovviamente un sacerdote, che svolge la funzione di intermediario tra la divinità e l´umanità: e questa mediazione è esercitata dal clero nel suo insieme ( dal semplice prete ai vescovi al "vicario di Cristo" venuto a Torino). Per Lutero il papa era l´Anticristo per significare che nessuno può essere vicario di Cristo, perché «vi è un solo Dio e anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo» (1 Tim.3/5). Per noi riformati (per altro sulla Cena si discusse e si litigò a lungo fra Lutero, Zwingli e Calvino) la Santa Cena è fatta "in memoria", può essere celebrata da laici e il suo significato è bene espresso nell´inno 212 «Questo pane ci rammenta di Gesù l´immenso amor il suo corpo rappresenta dato per i peccator. Questo vin per noi figura del suo sangue...».

Nell´incontro di Torino e nei commenti successivi, si è parlato di unità nella diversità, di diversità riconciliate, di ospitalità eucaristica. A me pare che in vista del 2017 molta parte della predicazione nelle nostre chiese dovrebbe essere dedicata a spiegare, riflettere, capire se e che cosa resta di inconciliabile tra la teologia cattolica e quella riformata. Ad esempio proprio il papa, con tutta la sua simpatia, disponibilità, coraggio, rappresenta comunque l´istituzione papale, vale a dire il più grande ostacolo ecumenico, anche se in un domani improbabile si realizzasse una forma di papato conciliare.

Siamo sempre più incerti e spesso ignoranti. O troppo rigidi e schematici o troppo accomodanti verso una religione vaga e spirituale che rassicuri e non richieda un impegno personale... una religione " fai da te" per cui non c´è bisogno né di culti né di messe.

Ho l´impressione che sul piano dell´etica non ci siano grandi ostacoli a lavorare assieme cattolici e valdesi, e di fatto ciò avviene con molte iniziative di carattere solidale. Ancora distante resta invece la visione della vita umana, specie nei momenti della nascita e della morte, della famiglia, di molti diritti.

A chi oggi propone di affrontare i grossi nodi teologici si risponde con sufficienza e del resto la gente, anche i molti che non credono, dicono a noi, non importa di quale religione: a che cosa servono le chiese se non a fare del bene, sostenere chi soffre? Dunque fate questo e lasciate perdere le chiacchiere inutili su divisioni, unità nella diversità. Il vero problema, caso mai, è l´Islam, altro che una Riforma di cinquecento anni fa.


Fonte: Riforma.it - 17 luglio 2015
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Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

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Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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