04 Luglio 2020
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Che cos´è la teologia?

25-01-2017 11:40 - Fede e spiritualità
di Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

Che cos´è la teologia? Esiste un modo protestante di farla? A questi e ad altri interrogativi risponde Fulvio Ferrario inaugurando "Frammenti di teologia", una nuova rubrica del nostro sito realizzata in collaborazione con la Facoltà valdese di teologia di Roma.

Da un certo punto di vista, la riflessione «teologica» costituisce una realtà abbastanza ovvia: le persone che professano un credo religioso sono portate a porsi domande su di esso. Nella tradizione ebraico-cristiana, queste domande su Dio sono poste nel cuore stesso dei testi di riferimento, cioè delle Scritture. La Bibbia non contiene solo affermazioni, ma anche domande. La rivelazione del Dio di Gesù Cristo ha a che vedere con un interrogare profondo, radicale: quello di Abramo, di Mosè, dei profeti, di Gesù stesso: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Alla luce delle domande bibliche decisive si può comprendere una celebre affermazione di Lutero: «Non si diventa teologo riflettendo, leggendo o speculando, bensì vivendo, anzi morendo e passando per l´inferno». Quando l´interrogazione sulla fede non è salottiera e snob, ma seria, essa è anche sofferta.

La teologia accademica, quella che «riflette, legge e specula», non dovrebbe essere separata da questa «teologia vissuta», cioè dalla fede che cerca, anche mediante il pensiero, il volto di Dio. Nella storia cristiana, però, è avvenuto qualcosa di singolare: la Bibbia ha incontrato la filosofia greca e, in generale, il pensiero teorico. E´ stato, ed è, un incontro quanto mai tumultuoso, spesso conflittuale, ma anche fecondo: la fede si interroga anche utilizzando gli strumenti conoscitivi più elaborati che l´umanità si è data. In passato si trattava appunto, essenzialmente, della filosofia: oggi tale dialogo coinvolge direttamente le scienze, sia naturali, sia umane, oltre naturalmente l´arte e la letteratura. La rivelazione cristiana afferma che Dio entra nel mondo e nella storia, lo stesso mondo e la stessa storia indagati dal pensiero umano e rappresentati dalla sua arte: per tale ragione, la parola di Dio e le parole del sapere umano entrano spontaneamente in rapporto. Leggere la Scrittura vuol dire anche porla in relazione con quanto gli esseri umani pensano di loro stessi e del loro mondo: questa è la teologia. La riflessione teologica, dunque, nasce dalla fede della chiesa: la chiesa che prega, celebra il culto, predica e cerca di testimoniare, si pone domande e osa abbozzi di risposta.

Nel corso dei secoli, la comunità cristiana ha ritenuto opportuno che alcune persone si dedicassero specificamente a questo tipo di ricerca: nasce il teologo più o meno professionista. La Riforma, poi, vuole che tutti i ministri di culto, in quanto predicatori, siano teologi provvisti di una formazione piuttosto specialistica, in modo che il loro annuncio sia semplice, ma non superficiale, banale, meramente esortatorio. La Facoltà Valdese di Roma, ad esempio, intende essere anzitutto questo: una scuola che aiuti la chiesa a formare ministri competenti, spiritualmente e culturalmente sensibili e decentemente preparati. Essendo questo, può anche dedicarsi alla formazione di altri credenti (e non credenti) aperti alle domande della fede. Lutero, come abbiamo visto, ha descritto la teologia in termini appassionati ma drammatici; Karl Barth ne parla come della «più bella e lieta tra le scienze». Hanno entrambi ragione, ritengo. In questo, la teologia è proprio come la fede: non è sempre facile, anzi, ma coinvolge la vita intera in una passione molto intensa, in un impegnativo e bellissimo rapporto non solo con molti libri, ma con Dio.


UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Sabato 4 Luglio

Il Signore dice: «Io mi volgerò verso di voi, vi renderò fecondi e vi moltiplicherò e manterrò il mio patto con voi» (Levitico 26, 9)
Tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l’Amen alla gloria di Dio (II Corinzi 1, 20)

Noi diciamo Amen. E ciò rimane vero per sempre, poiché in tutto e per tutto noi siamo consacrati/e al Nome che ci vince con l’amore; e perciò noi siamo uniti/e gli uni alle altre.
Ermuth Dorothea von Zinzendorf

Giona 3, 1-10; I Re 13,11-34




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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