25 Ottobre 2021
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Che cos´è la teologia?

25-01-2017 11:40 - Fede e spiritualità
di Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

Che cos´è la teologia? Esiste un modo protestante di farla? A questi e ad altri interrogativi risponde Fulvio Ferrario inaugurando "Frammenti di teologia", una nuova rubrica del nostro sito realizzata in collaborazione con la Facoltà valdese di teologia di Roma.

Da un certo punto di vista, la riflessione «teologica» costituisce una realtà abbastanza ovvia: le persone che professano un credo religioso sono portate a porsi domande su di esso. Nella tradizione ebraico-cristiana, queste domande su Dio sono poste nel cuore stesso dei testi di riferimento, cioè delle Scritture. La Bibbia non contiene solo affermazioni, ma anche domande. La rivelazione del Dio di Gesù Cristo ha a che vedere con un interrogare profondo, radicale: quello di Abramo, di Mosè, dei profeti, di Gesù stesso: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Alla luce delle domande bibliche decisive si può comprendere una celebre affermazione di Lutero: «Non si diventa teologo riflettendo, leggendo o speculando, bensì vivendo, anzi morendo e passando per l´inferno». Quando l´interrogazione sulla fede non è salottiera e snob, ma seria, essa è anche sofferta.

La teologia accademica, quella che «riflette, legge e specula», non dovrebbe essere separata da questa «teologia vissuta», cioè dalla fede che cerca, anche mediante il pensiero, il volto di Dio. Nella storia cristiana, però, è avvenuto qualcosa di singolare: la Bibbia ha incontrato la filosofia greca e, in generale, il pensiero teorico. E´ stato, ed è, un incontro quanto mai tumultuoso, spesso conflittuale, ma anche fecondo: la fede si interroga anche utilizzando gli strumenti conoscitivi più elaborati che l´umanità si è data. In passato si trattava appunto, essenzialmente, della filosofia: oggi tale dialogo coinvolge direttamente le scienze, sia naturali, sia umane, oltre naturalmente l´arte e la letteratura. La rivelazione cristiana afferma che Dio entra nel mondo e nella storia, lo stesso mondo e la stessa storia indagati dal pensiero umano e rappresentati dalla sua arte: per tale ragione, la parola di Dio e le parole del sapere umano entrano spontaneamente in rapporto. Leggere la Scrittura vuol dire anche porla in relazione con quanto gli esseri umani pensano di loro stessi e del loro mondo: questa è la teologia. La riflessione teologica, dunque, nasce dalla fede della chiesa: la chiesa che prega, celebra il culto, predica e cerca di testimoniare, si pone domande e osa abbozzi di risposta.

Nel corso dei secoli, la comunità cristiana ha ritenuto opportuno che alcune persone si dedicassero specificamente a questo tipo di ricerca: nasce il teologo più o meno professionista. La Riforma, poi, vuole che tutti i ministri di culto, in quanto predicatori, siano teologi provvisti di una formazione piuttosto specialistica, in modo che il loro annuncio sia semplice, ma non superficiale, banale, meramente esortatorio. La Facoltà Valdese di Roma, ad esempio, intende essere anzitutto questo: una scuola che aiuti la chiesa a formare ministri competenti, spiritualmente e culturalmente sensibili e decentemente preparati. Essendo questo, può anche dedicarsi alla formazione di altri credenti (e non credenti) aperti alle domande della fede. Lutero, come abbiamo visto, ha descritto la teologia in termini appassionati ma drammatici; Karl Barth ne parla come della «più bella e lieta tra le scienze». Hanno entrambi ragione, ritengo. In questo, la teologia è proprio come la fede: non è sempre facile, anzi, ma coinvolge la vita intera in una passione molto intensa, in un impegnativo e bellissimo rapporto non solo con molti libri, ma con Dio.


UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 110



Lunedì 25 Ottobre




O Dio, non restare silenzioso! Non rimanere impassibile e inerte, o Dio! Poiché, ecco, i tuoi nemici si agitano, i tuoi avversari alzano la testa (Salmo 83, 1-2)
Liberaci dal maligno (Matteo 6,13)




Mio Dio, sono tempi angosciosi. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani. Ogni giorno ha la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla.
Etty Hillesum


Romani 12, 17-21; Luca 13, 22-30





















































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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