23 Luglio 2021
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Cattolici ed evangelici in confronto a Trento alla vigilia del giubileo della Riforma

21-11-2016 11:43 - Ecumenismo
di Fulvio Ferrario, Decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

convegno a trento sui 500 anni della riforma protestante
Si è svolto a Trento, dal 16 al 18 novembre, un convegno dal titolo: Cattolici e Protestanti a 500 anni dalla Riforma. Uno sguardo comune sull´oggi e sul domani, organizzato dall´Ufficio per l´ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in collaborazione con la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Molti, ed evidenti, gli aspetti simbolici: la città del Concilio «antiprotestante», il quinto centenario della Riforma, la vicinanza cronologica e non solo con Lund. Le persone interessate potranno facilmente trovare, sulla stampa cattolica, evangelica e in rete, alcuni riassunti degli interventi e delle liturgie, uniti a interviste ad alcuni dei presenti. In questa sede, credo sia utile offrire una valutazione d´insieme.

In primo luogo, il Convegno rappresenta il primo frutto dell´energica ripresa del dialogo tra le chiese della FCEI e la Conferenza Episcopale Italiana. Il «nuovo clima» determinato da Francesco ha favorito una serie di contatti, fortemente incentivati dagli esecutivi delle nostre chiese e dai due vescovi che si sono succeduti nella presidenza dell´Ufficio ecumenico della CEI, Bruno Forte e Ambrogio Spreafico (quest´ultimo, molti anni fa, aveva insegnato ebraico alla Facoltà valdese di teologia...). La passione, l´intelligenza e l´efficienza di don Cristiano Bettega, a capo del braccio esecutivo dell´Ufficio, hanno poi snellito le procedure e scandito il ritmo dei lavori, nei mesi scorsi e poi a Trento. I dialoghi ecumenici hanno sempre bisogno di qualcuno che fornisca al lavoro «politico» e a quello teologico un supplemento di freschezza umana, unito al rigore nei tempi e nei metodi: Cristiano Bettega e il suo staff dispongono, per questo, di un vero carisma.

Il clima, a Trento, è stato eccellente. Non è una novità. Volendo essere disincantati al massimo, si può aggiungere che un´assise che non deve prendere decisioni operative né stendere documenti favorisce la serenità dello scambio: ci sarà tempo per scontrarsi, quando alcuni nodi verranno al pettine. Ma l´ecumenismo ha sempre vissuto anche di amicizie personali: senza fiducia, non si può lavorare in questo campo.

Sono stati toccati anche nodi delicati. Uno, almeno, è stato realmente tematizzato, quello della condivisione della cena del Signore. Il Moderatore Bernardini ha affermato che «le comunità ce lo chiedono» e diversi altri interventi, non tutti da parte evangelica, hanno ribadito il punto. Se è realmente così, sarà ora di vedere che cosa si può fare. A me non pare che ci siano forze oscure e invincibili che si oppongano al legittimo desiderio di comunione dei cristiani. Ci sono, invece, decisioni politico-ecclesiastiche abbastanza chiare e conosciute. Se si possono mettere in discussione, bene; se no, lo si dica, lo si motivi (se è necessario: molto è stato già detto, per la verità) e ognuno si assuma le proprie responsabilità. Chi scrive non è tra coloro che hanno sottolineato questo aspetto: non perché non lo ritenga importante, ma perché mi appare chiaro che il dialogo abbia già chiarito quanto andava chiarito e ora si tratti «solo» di volontà politica e che le chiese evangeliche abbiano da decenni dichiarato la loro.

Credo sia indubbio che il giubileo della Riforma soffi nelle vele di questo confronto. E´ importante utilizzare questo momento favorevole (che non durerà molto) per costruire strumenti di dialogo in grado di durare nel tempo e di resistere al logoramento di questo tipo di percorsi.

Contemporaneamente, credo sia necessario un serio lavoro interno alle nostre chiese. Il cambiamento introdotto da uno stile ecumenico nel nostro modo di essere in Italia, infatti, non è affatto ovvio. Non credo si possa seriamente contestare che atteggiamenti di contrapposizione abbiano fortemente contribuito a delineare l´identità evangelica in Italia. Non è una confessione di colpa, bensì, alla luce della storia, una constatazione del tutto ovvia. Ora, però, molto è cambiato, o almeno sembra stia cambiando. Che cosa significa, per noi, essere una chiesa «altra» (e non semplicemente un´altra chiesa: su questo non cambiamo idea) in un contesto ecumenico? Com´è possibile vivere la specificità e la compattezza richieste a una piccola minoranza, senza spenderle sul terreno di un tipo di polemica che in questo momento è messo in mora dalla realtà?

E´ facile, e anche sacrosanto, rispondere che una chiesa è interessante e anche attraente per nuovi potenziali membri nella misura in cui cerca di essere cristiana e non in quanto polemizza. E´ altrettanto chiaro, però, che con ciò il cammino non è certo giunto alla meta, bensì inizia.


UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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