25 Settembre 2020
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Cattolici ed evangelici in confronto a Trento alla vigilia del giubileo della Riforma

21-11-2016 11:43 - Ecumenismo
di Fulvio Ferrario, Decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

convegno a trento sui 500 anni della riforma protestante
Si è svolto a Trento, dal 16 al 18 novembre, un convegno dal titolo: Cattolici e Protestanti a 500 anni dalla Riforma. Uno sguardo comune sull´oggi e sul domani, organizzato dall´Ufficio per l´ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in collaborazione con la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Molti, ed evidenti, gli aspetti simbolici: la città del Concilio «antiprotestante», il quinto centenario della Riforma, la vicinanza cronologica e non solo con Lund. Le persone interessate potranno facilmente trovare, sulla stampa cattolica, evangelica e in rete, alcuni riassunti degli interventi e delle liturgie, uniti a interviste ad alcuni dei presenti. In questa sede, credo sia utile offrire una valutazione d´insieme.

In primo luogo, il Convegno rappresenta il primo frutto dell´energica ripresa del dialogo tra le chiese della FCEI e la Conferenza Episcopale Italiana. Il «nuovo clima» determinato da Francesco ha favorito una serie di contatti, fortemente incentivati dagli esecutivi delle nostre chiese e dai due vescovi che si sono succeduti nella presidenza dell´Ufficio ecumenico della CEI, Bruno Forte e Ambrogio Spreafico (quest´ultimo, molti anni fa, aveva insegnato ebraico alla Facoltà valdese di teologia...). La passione, l´intelligenza e l´efficienza di don Cristiano Bettega, a capo del braccio esecutivo dell´Ufficio, hanno poi snellito le procedure e scandito il ritmo dei lavori, nei mesi scorsi e poi a Trento. I dialoghi ecumenici hanno sempre bisogno di qualcuno che fornisca al lavoro «politico» e a quello teologico un supplemento di freschezza umana, unito al rigore nei tempi e nei metodi: Cristiano Bettega e il suo staff dispongono, per questo, di un vero carisma.

Il clima, a Trento, è stato eccellente. Non è una novità. Volendo essere disincantati al massimo, si può aggiungere che un´assise che non deve prendere decisioni operative né stendere documenti favorisce la serenità dello scambio: ci sarà tempo per scontrarsi, quando alcuni nodi verranno al pettine. Ma l´ecumenismo ha sempre vissuto anche di amicizie personali: senza fiducia, non si può lavorare in questo campo.

Sono stati toccati anche nodi delicati. Uno, almeno, è stato realmente tematizzato, quello della condivisione della cena del Signore. Il Moderatore Bernardini ha affermato che «le comunità ce lo chiedono» e diversi altri interventi, non tutti da parte evangelica, hanno ribadito il punto. Se è realmente così, sarà ora di vedere che cosa si può fare. A me non pare che ci siano forze oscure e invincibili che si oppongano al legittimo desiderio di comunione dei cristiani. Ci sono, invece, decisioni politico-ecclesiastiche abbastanza chiare e conosciute. Se si possono mettere in discussione, bene; se no, lo si dica, lo si motivi (se è necessario: molto è stato già detto, per la verità) e ognuno si assuma le proprie responsabilità. Chi scrive non è tra coloro che hanno sottolineato questo aspetto: non perché non lo ritenga importante, ma perché mi appare chiaro che il dialogo abbia già chiarito quanto andava chiarito e ora si tratti «solo» di volontà politica e che le chiese evangeliche abbiano da decenni dichiarato la loro.

Credo sia indubbio che il giubileo della Riforma soffi nelle vele di questo confronto. E´ importante utilizzare questo momento favorevole (che non durerà molto) per costruire strumenti di dialogo in grado di durare nel tempo e di resistere al logoramento di questo tipo di percorsi.

Contemporaneamente, credo sia necessario un serio lavoro interno alle nostre chiese. Il cambiamento introdotto da uno stile ecumenico nel nostro modo di essere in Italia, infatti, non è affatto ovvio. Non credo si possa seriamente contestare che atteggiamenti di contrapposizione abbiano fortemente contribuito a delineare l´identità evangelica in Italia. Non è una confessione di colpa, bensì, alla luce della storia, una constatazione del tutto ovvia. Ora, però, molto è cambiato, o almeno sembra stia cambiando. Che cosa significa, per noi, essere una chiesa «altra» (e non semplicemente un´altra chiesa: su questo non cambiamo idea) in un contesto ecumenico? Com´è possibile vivere la specificità e la compattezza richieste a una piccola minoranza, senza spenderle sul terreno di un tipo di polemica che in questo momento è messo in mora dalla realtà?

E´ facile, e anche sacrosanto, rispondere che una chiesa è interessante e anche attraente per nuovi potenziali membri nella misura in cui cerca di essere cristiana e non in quanto polemizza. E´ altrettanto chiaro, però, che con ciò il cammino non è certo giunto alla meta, bensì inizia.


UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Giovedì 24 Settembre

Dal più piccolo al più grande, sono tutti quanti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, tutti praticano la menzogna. Essi curano alla leggera la piaga del popolo; dicono: «Pace, pace», mentre pace non c’è (Geremia 6,13-14)
Ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene (Luca 6, 44,45)

Mi piace / sa ascoltare/ il vento / sulla propria pelle / sentire / gli odori delle cose / Catturare l’anima. / Quelli che hanno la carne / a contatto con la carne del mondo. / Perché lì c’è verità / lì c’è dolcezza / lì c’è sensibilità / lì c’è ancora amore.
Alda Merini

Luca 10, 38-42; II Corinzi 9, 1-9


Siamo stati creati per la vita
Commento a: II Corinzi 5, 4
Noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita


Lunedì e martedì i testi del Lezionario Un giorno una Parola ci hanno indotto a riflettere sulla sofferenza e sul dolore che la vita spesso ci impone, su quel senso di abbandono che ci induce talvolta a pensare che persino il Signore si sia allontanato da noi.
Oggi l’apostolo Paolo, però, ci costringe ad elevare il nostro sguardo, ad aprire i nostri cuori e le nostre menti. Spesso i nostri occhi sono fissi sulla fatica, sul dolore nostro come singoli e singole o sulle tragedie a cui assistiamo come umanità, ma qui Paolo ci aiuta ad alzare i nostri volti e ci spinge ad andare oltre. L’apostolo è consapevole che ora siamo oppressi e gemiamo, ma ci ricorda che il nostro desiderio più profondo non può che essere quello di essere rivestiti di una nuova Vita. Cioè afferma che quello che ci appartiene davvero, come uomini e donne creati a immagine di Dio, come fratelli e sorelle di Gesù, non è l’immobilismo stagnante che spesso ci costringe a fermarci al nostro presente, più o meno travagliato. La nostra vocazione più vera è guardare verso la direzione che Gesù ci ha indicato, Gesù che ha vinto la morte, Gesù in tutto e per tutto uomo e dunque modello per ognuno e ognuna di noi.
Noi che viviamo in un mondo di morte, che ci sentiamo destinati alla morte e attratti da quello che ci circonda, che è mortale e mortifero, in realtà siamo stati creati per la Vita e ad essa siamo destinati e destinate. E dunque pur nel dolore, nella fatica, nell’angoscia, la nostra preghiera può salire forte e chiara al Signore che ci ha creati: resta con noi e donaci dei cuori di carne, che sappiano sentire la Tua presenza, impedisci che la nostra speranza si offuschi e donaci una fede che sappia essere salda e forte, gioiosa e colma di amore. Amen.

Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
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