09 Aprile 2020
News
percorso: Home > News > Ecumenismo

Cattolici ed evangelici in confronto a Trento alla vigilia del giubileo della Riforma

21-11-2016 11:43 - Ecumenismo
di Fulvio Ferrario, Decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

convegno a trento sui 500 anni della riforma protestante
Si è svolto a Trento, dal 16 al 18 novembre, un convegno dal titolo: Cattolici e Protestanti a 500 anni dalla Riforma. Uno sguardo comune sull´oggi e sul domani, organizzato dall´Ufficio per l´ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in collaborazione con la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Molti, ed evidenti, gli aspetti simbolici: la città del Concilio «antiprotestante», il quinto centenario della Riforma, la vicinanza cronologica e non solo con Lund. Le persone interessate potranno facilmente trovare, sulla stampa cattolica, evangelica e in rete, alcuni riassunti degli interventi e delle liturgie, uniti a interviste ad alcuni dei presenti. In questa sede, credo sia utile offrire una valutazione d´insieme.

In primo luogo, il Convegno rappresenta il primo frutto dell´energica ripresa del dialogo tra le chiese della FCEI e la Conferenza Episcopale Italiana. Il «nuovo clima» determinato da Francesco ha favorito una serie di contatti, fortemente incentivati dagli esecutivi delle nostre chiese e dai due vescovi che si sono succeduti nella presidenza dell´Ufficio ecumenico della CEI, Bruno Forte e Ambrogio Spreafico (quest´ultimo, molti anni fa, aveva insegnato ebraico alla Facoltà valdese di teologia...). La passione, l´intelligenza e l´efficienza di don Cristiano Bettega, a capo del braccio esecutivo dell´Ufficio, hanno poi snellito le procedure e scandito il ritmo dei lavori, nei mesi scorsi e poi a Trento. I dialoghi ecumenici hanno sempre bisogno di qualcuno che fornisca al lavoro «politico» e a quello teologico un supplemento di freschezza umana, unito al rigore nei tempi e nei metodi: Cristiano Bettega e il suo staff dispongono, per questo, di un vero carisma.

Il clima, a Trento, è stato eccellente. Non è una novità. Volendo essere disincantati al massimo, si può aggiungere che un´assise che non deve prendere decisioni operative né stendere documenti favorisce la serenità dello scambio: ci sarà tempo per scontrarsi, quando alcuni nodi verranno al pettine. Ma l´ecumenismo ha sempre vissuto anche di amicizie personali: senza fiducia, non si può lavorare in questo campo.

Sono stati toccati anche nodi delicati. Uno, almeno, è stato realmente tematizzato, quello della condivisione della cena del Signore. Il Moderatore Bernardini ha affermato che «le comunità ce lo chiedono» e diversi altri interventi, non tutti da parte evangelica, hanno ribadito il punto. Se è realmente così, sarà ora di vedere che cosa si può fare. A me non pare che ci siano forze oscure e invincibili che si oppongano al legittimo desiderio di comunione dei cristiani. Ci sono, invece, decisioni politico-ecclesiastiche abbastanza chiare e conosciute. Se si possono mettere in discussione, bene; se no, lo si dica, lo si motivi (se è necessario: molto è stato già detto, per la verità) e ognuno si assuma le proprie responsabilità. Chi scrive non è tra coloro che hanno sottolineato questo aspetto: non perché non lo ritenga importante, ma perché mi appare chiaro che il dialogo abbia già chiarito quanto andava chiarito e ora si tratti «solo» di volontà politica e che le chiese evangeliche abbiano da decenni dichiarato la loro.

Credo sia indubbio che il giubileo della Riforma soffi nelle vele di questo confronto. E´ importante utilizzare questo momento favorevole (che non durerà molto) per costruire strumenti di dialogo in grado di durare nel tempo e di resistere al logoramento di questo tipo di percorsi.

Contemporaneamente, credo sia necessario un serio lavoro interno alle nostre chiese. Il cambiamento introdotto da uno stile ecumenico nel nostro modo di essere in Italia, infatti, non è affatto ovvio. Non credo si possa seriamente contestare che atteggiamenti di contrapposizione abbiano fortemente contribuito a delineare l´identità evangelica in Italia. Non è una confessione di colpa, bensì, alla luce della storia, una constatazione del tutto ovvia. Ora, però, molto è cambiato, o almeno sembra stia cambiando. Che cosa significa, per noi, essere una chiesa «altra» (e non semplicemente un´altra chiesa: su questo non cambiamo idea) in un contesto ecumenico? Com´è possibile vivere la specificità e la compattezza richieste a una piccola minoranza, senza spenderle sul terreno di un tipo di polemica che in questo momento è messo in mora dalla realtà?

E´ facile, e anche sacrosanto, rispondere che una chiesa è interessante e anche attraente per nuovi potenziali membri nella misura in cui cerca di essere cristiana e non in quanto polemizza. E´ altrettanto chiaro, però, che con ciò il cammino non è certo giunto alla meta, bensì inizia.


UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Esseri riconosciuti come figli e figlie di Dio
commento a Giovanni 16, 20
“La vostra tristezza sarà cambiata in gioia”

Il versetto successivo a quello citato dice: “La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana”. E Paolo, nella lettera ai Romani, aggiunge: «la creazione geme ed è in travaglio (8, 22) e aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio (8, 19)».
Il creato di Dio è ancora in gestazione, e così l’umanità. Quando avverrà il parto, e quando si vedrà la nuova creazione non ci è dato di sapere. Ci è detto che devono essere manifestati i figli di Dio. Dunque occorre che i figli di Dio vengano innanzitutto alla luce. Cioè siano riconosciuti come tali da coloro e da ciò che li circonda.
Ma dove sono i figli di Dio? «Carissimi – scrive Giovanni nella sua prima epistola (3, 2) –, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando Egli sarà manifestato saremo simili a Lui». Ma che significa questo, nel pensiero delle prime generazioni cristiane? Forse c’è un processo a catena? Prima il Figlio di Dio viene svelato? E come avverrà ciò? E poi toccherà a coloro che il Padre, nel suo amore, (I Giovanni 3, 1) ha riconosciuto come suoi figli?
Ma il mondo – dice sempre Giovanni – non riconosce né costoro né il Figlio unigenito.
Siamo ad una impasse. Qual è la sequenza di eventi che deve svilupparsi perché avvengano parto e nascita della nuova creazione?
Tutto è nella mente e nelle mani del Creatore.
Ma noi abbiamo le nostre responsabilità.
La storia della Chiesa è inequivocabile. Invece di vivere la nostra figliolanza, l’abbiamo svenduta come Esau fece con la sua primogenitura.
Nel racconto delle tentazioni a Gesù nel deserto Satana gli dice: Se sei Figlio di Dio segui le vie consuete della demagogia, dell’inganno, della violenza.
Noi abbiamo ceduto. Solo se torneremo sui nostri passi potremo “affrettare la venuta del giorno di Dio” (II Pietro 3, 17), il giorno della gioia.
Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



Eventi

[<<] [Aprile 2020] [>>]
LMMGVSD
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930   

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it