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Casa Cares «Chi c´è stato vuole sempre tornarci...»

28-02-2017 16:20 - News
di Sara Tourn

Casa Cares, l´avventura continua con una nuova direttrice, un Comitato di gestione rinnovato e l´impegno a proseguire l´opera creata per aiutare i ragazzi

Nel 2015 il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha preso una decisione importante, affidare alla Csd – Diaconia valdese la gestione di Casa Cares, una struttura che concilia accoglienza turistica, agricoltura biologica e accoglienza ai rifugiati.

La decisione non è stata facile, date le ingenti spese necessarie per ristrutturare l´antica tenuta vicino a Reggello (Fi). Qui, circa mezzo secolo prima, si era insediata l´opera del «Comitato di Accoglienza Ragazzi e Studenti», Cares appunto, diventata col tempo luogo d´incontro, riposo e riflessione per gruppi internazionali interessati alla spiritualità e alla natura, grazie al lavoro appassionato dei coniugi Paul Krieg e Antoinette Steiner.

Con il loro pensionamento e l´urgenza dei lavori, si è aperta l´incognita sul futuro della struttura, entrata nei ranghi della Csd il 1° gennaio 2016, ma anche una nuova fase, con l´accoglienza delle prime famiglie giunte in Italia nel febbraio 2016 con i Corridoi umanitari.

Dal 1° dicembre è entrata in servizio la nuova direttrice, Barbara Imbergamo, già in organico nella Csd nell´ambito del lavoro sul Fundraising, con un nuovo Comitato di gestione.

Nata a Riesi da una famiglia valdese, dopo gli studi in Storia contemporanea a Firenze e il dottorato ha lavorato per dieci anni in una cooperativa che si occupa di ricerca sociale, fondata insieme ad altre ricercatrici. Questa esperienza, seppur lontana dal mondo delle foresterie, le ha trasmesso alcune competenze utili (analisi dei dati, ricerche di mercato, gestione di gruppi e del personale) anche in questa nuova attività. E la sua formazione di storica le dà una chiave per entrare nel mondo tutto particolare dell´istituto, ci racconta: «Ho incontrato Paul e Antoinette per il "passaggio di consegne" soprattutto riguardo alla memoria del luogo, e mi hanno detto c´è un piccolo archivio che racconta tutta la vicenda dell´istituto, un aspetto che dal mio punto di vista di storica mi interessa molto, vorrei capire che cosa fare per poterlo valorizzare».

Quali sono le prime impressioni, sotto il profilo turistico?

«Analizzando l´offerta locale mi sono resa conto che ci sono molte strutture alberghiere meglio attrezzate per un´offerta media (ad esempio con la piscina), per cui penso che dobbiamo continuare a porci come struttura ricettiva per soggiorni lunghi, di gruppo, piuttosto che rivolgerci alla coppia che vuole fermarsi un finesettimana. Abbiamo stanze con tanti letti, spazi comuni molto belli: uno degli ultimi lavori fatti con Paul Krieg è stata la completa ristrutturazione del teatro-cappella (così chiamato perché nel passato ebbe entrambe le funzioni), molto apprezzata e sicuramente da valorizzare. Quindi credo che dobbiamo formulare delle proposte per incrementare l´utilizzo della struttura da parte di gruppi che ancora non la conoscono».

In questo momento quella dei lavori di ristrutturazione è la sfida più grande: a che punto sono?

«I lavori interessano il tetto, le facciate e alcuni locali come la cucina; dobbiamo cercare di mantenere l´offerta turistica nonostante le impalcature, cosa non facile, i gruppi arriveranno a marzo e dovranno indovinare la bellezza del posto... verso la fine della primavera dovremmo essere a buon punto e faremo un´inaugurazione dell´edificio rinnovato in tutta la sua bellezza».

L´esperienza dell´orto biologico, da sempre incentivata, continuerà a essere una parte importante dell´attività di Casa Cares, affiancando l´aspetto produttivo a quello formativo?

«Sì, in particolare i gruppi di americani che già venivano con Paul e torneranno, hanno chiesto di inserire nel loro programma anche momenti di incontro sul tema dell´agricoltura biologica. Inoltre il nuovo Comitato di gestione è presieduto da Antonino Saponara della Chiesa dei Fratelli, che è un agronomo e sarà quindi una risorsa molto preziosa per il nostro lavoro».

Casa Cares è stata anche una delle prime sistemazioni per le famiglie accolte dai Corridoi umanitari. Com´è l´esperienza?

«Nella casa colonica annessa alla villa padronale si trova una ventina di persone, alcuni hanno già trovato altre collocazioni. Qualcuno, soprattutto giovani uomini, ha cominciato a lavorare nell´orto, ci sono varie mamme con bambini che sostanzialmente stanno in casa, li incontriamo quando vanno ai corsi di italiano, abbiamo fatto qualche pranzo in comune, ma per il resto non abbiamo molti momenti di interazione. Non è facile costruire un rapporto in tempi brevi: in parte per problemi linguistici, di salute, vivono un momento molto difficile, sono spaesati e non sempre hanno voglia di interagire con tutti! Stiamo lavorando con gli operatori per capire come costruire un rapporto nel rispetto dei loro bisogni e con il Servizio volontariato della Csd stiamo ipotizzando di avere il prossimo autunno dei volontari che lavorino sia su Casa Cares sia con loro in modo da legare le due realtà».

Quello dei volontari è un altro aspetto caratteristico di Casa Cares, che da sempre accoglie persone da diverse parti del mondo.

«Al momento abbiamo tre volontari, un italiano, un cileno e una ragazza tedesca, per periodi dai 2-3 mesi a periodi più lunghi. In primavera ritornerà una volontaria adulta, una signora che viene qui da diversi anni. Perché Casa Cares è così, suscita questi sentimenti d´amore: chi c´è stato, vuole sempre ritornarci...»


Fonte: NEV-notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Giovedì 9 Aprile - Giovedì Santo
“Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso” (Salmo 111, 4)

Andiamo, andiamo a implorare il favore del Signore e a cercare il Signore degli eserciti! Anch’io voglio andare! (Zaccaria 8, 21)
Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (Marco 14,26)

Ognuno di noi può venire, per avere la sua parte con te. Noi tutti qui riuniti, siamo stati tutti accolti, lieti e tristi, forti e deboli, tiepidi o vivi nella fede.
Detlev Block

Giovanni 13, 1-15; 34-35; I Corinzi 11, 17-34a; Marco15, 16-23


Il servizio vissuto nell’amore
commento a: Marco 14, 26
“Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono. Così termina, in Matteo ed in Marco, il racconto della cena pasquale che Gesù consuma con i suoi amici nel giorno che noi chiamiamo il giovedì santo. L’ultima Cena, quando Gesù accennò alla sua morte offrendo il pane e il vino come simboli del suo corpo e del suo sangue.
“La notte in cui fu tradito” esordisce l’apostolo Paolo nel racconto di quella cena.
Che inno cantarono a conclusione della prima parte di quella notte che si svolse nel chiuso di una casa di Gerusalemme?
È il salmo di lode, il 136, il cosiddetto grande Hallel (Hallelu-Ja = Lode a Dio) che chiudeva il banchetto pasquale. Nel salmo ogni versetto consta di una prima parte che celebra un grande intervento di Dio e di una seconda parte che dice: “perché la sua bontà dura in eterno”.
Avete notato che quella drammatica notte inizia e finisce in modo simbolicamente forte con una semplice e comune bacinella piena d’acqua?
All’inizio – racconta Giovanni – Gesù, prima della cena, prese una bacinella e lavò i piedi ai suoi discepoli. Invitandoli al servizio, alla responsabilità esercitata nell’amore. Il mattino seguente, alla fine di quella notte, Matteo racconta che Pilato si fece portare una bacinella per lavarsi pubblicamente le mani, dichiarando di non sentirsi responsabile nell’abbandonare un uomo innocente alla violenza e alla morte.
Due gesti di grande significato. Il Messia, il Signore, si spoglia di se stesso, prendendo forma di servo – come scriverà Paolo ai Filippesi – indicando che questa è la salvezza dell’umanità: la responsabilità del servizio vissuta nell’amore. Pilato, il rappresentante di Cesare, della massima autorità terrena, bada solo alla salvezza di sé e del proprio potere: per questo è disposto a calpestare la verità con la violenza.
Nel corso della storia la Chiesa e i cristiani hanno spesso scelto Pilato e non Gesù. Oggi diciamo che è un momento cruciale per il nostro pianeta e per la vita su di esso. Gesù e non Pilato ci insegnano come affrontarlo.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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