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Carter ottimista malgrado Trump

13-08-2018 17:48 - News
Presidente degli Stati Uniti dal 1977 al 1981, ha fondato con la moglie Rosalynn il Carter Center che opera in tutto il mondo per promuovere i diritti umani e alleviare le sofferenze

Jimmy Carter, già presidente degli Stati Uniti, insignito del Nobel per la pace nel 2002, oggi ha 93 anni, tiene dei corsi all´Università Emory di Atlanta, è volontario per l´organizzazione umanitaria Habitat for Humanity e insegna nella scuola domenicale della Maranatha Baptist Church di Plains, in Georgia. Il suo nuovo libro, Faith: A Journey for All ("Fede: un viaggio per tutti") è stato pubblicato di recente da Simon & Schuster.

Nel suo libro, lei scrive: "Ho fede che [...] la perfezione morale basata sull´amore così come espressa da Gesù Cristo prevarrà". Su quale base poggia una simile fiducia?
È la storia dell´America a darmi speranza. Abbiamo attraversato tempi difficili nel passato e la resilienza del nostro paese e i principi della nostra Costituzione hanno sempre prevalso. Sono fiducioso che in futuro faremo la stessa cosa, nonostante le difficoltà attuali.
Abbiamo combattuto una guerra civile per eliminare la schiavitù e in seguito ci siamo battuti per dare alle donne il diritto di voto. Purtroppo dobbiamo ancora combattere contro la discriminazione nei confronti degli afroamericani. Cresce la discriminazione contro gli immigrati. Crescono le disparità di reddito, c´è disparità di trattamento all´interno del nostro sistema giudiziario e abbiamo un numero di strutture carcerarie più elevato di qualsiasi altro paese al mondo.
Sono problemi che esistono da tempo, ma si sono aggravati dopo le elezioni. Il nostro paese si è tuttavia sempre dimostrato in grado di far fronte a tali sfide.

Lei pone l´accento sulle divisioni nella società che sono aumentate drasticamente negli ultimi decenni - divisioni che affondano le radici nelle divergenze politiche, nelle tensioni razziali, nella disparità economica. Se lei fosse presidente oggi quali sarebbero i suoi primi passi per sanare queste divisioni?
Sottolineerei con dichiarazioni pubbliche il mio impegno a mantenere la pace nel paese e a essere un difensore dei diritti umani. Una delle cose che l´America vorrebbe è essere una superpotenza, ma non basta la potenza militare per fare una superpotenza. Gli Stati Uniti d´America dovrebbero essere visti dal resto del mondo come campioni della pace e non della guerra, campioni dei diritti umani, campioni di uguaglianza e campioni di generosità per aiutare le persone in difficoltà. Sono questi i valori che è necessario enfatizzare nel futuro dell´America e io spero e prego che sarà così.

Se le rimanesse solo una lezione di scuola domenicale da fare, di che cosa parlerebbe? Quale versetto della Bibbia sceglierebbe?
Cambio le mie lezioni di scuola domenicale ogni settimana alla luce delle notizie di attualità. Ma uno dei miei versetti biblici preferiti è: "Siate buoni gli uni con gli altri, pronti sempre ad aiutarvi; perdonatevi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi, per mezzo di Cristo" (Efesini 4,32). E questa è una sfida. Oggi abbiamo la possibilità di eliminare ogni creatura vivente dalla faccia della terra con le armi nucleari. Il prossimo passo nell´evoluzione degli esseri umani deve perciò essere imparare a vivere in pace gli uni con gli altri e con una certa misura d´amore. Gesù disse che non dovremmo amare soltanto il nostro prossimo, ma anche i nostri nemici (Matteo 5,43-44), che significa amare coloro con cui non siamo d´accordo. Dobbiamo imparare ad andare d´accordo con i russi e i musulmani e i nordcoreani in uno spirito costruttivo di attenzione verso gli altri, invece di chiederci quale sia il pretesto migliore per entrare in guerra con loro.

Quale pensa che sia l´aspetto del cristianesimo più frainteso nella società odierna?
Tra le convinzioni errate c´è l´idea che il cristianesimo sia un fattore limitante per la nostra vita, che ci faccia entrare in una sorta di cabina telefonica nella quale siamo stretti da ogni parte da obblighi e prescrizioni di natura religiosa. Io considero la mia fede come una liberazione, qualcosa che mi da una senso di speranza e di fiducia.

Qual è il suo inno preferito?
Come molti cristiani mi verrebbe da dire "Amazing Grace". Sono stato sul palco con Willie Nelson sei volte e ogni volta abbiamo cantato insieme "Amazing Grace". E ogni volta mi allontana il microfono perché non ho una buona voce!

In che modo il lavoro del Carter Center riflette la sua fede?
Il Carter Center ha un impegno: promuovere i diritti umani fondamentali nella definizione più ampia del termine. Uno dei diritti umani che ci sta a cuore è la possibilità di vivere in pace. Crediamo anche che tutti dovrebbero aver una buona istruzione, una buona assistenza sanitaria, la possibilità di mettere a frutto qualsivoglia talento o abilità abbiano e il diritto a una casa dignitosa. Per tanti anni Rosalynn e io abbiamo costruito case con Habitat for Humanity.

Che cosa direbbe a un adolescente o a un giovane adulto che si sta impegnando pubblicamente in politica per la prima volta?
All´Università Emory, dove insegno, ricordo agli studenti che questo è il tempo più libero di tutta la loro vita. Sono liberi di esprimere giudizi sul loro futuro e sul mondo intorno a loro. Nel giro di qualche anno ognuno di loro sarà sposato e avrà obblighi nei confronti del coniuge o obblighi nei confronti di un´azienda o di uno studio legale o di un sistema scolastico e saranno limitati in ciò che possono fare. Adesso non soltanto sono liberi, ma si trovano in un ambiente in cui hanno molti colleghi e professori dai quali possono apprendere nuove idee.
Quando gli studenti mi chiedono che cosa fare dopo la laurea, consiglio loro, nel caso in cui non avessero un´opportunità di lavoro, di unirsi ai Peace Corps. Offrono l´opportunità di conoscere altre persone e di investire parte della propria vita nel benessere di altri individui.

I dati indicano che l´affiliazione alle chiese è diminuita in ogni generazione successiva di americani. Come interpreta questa tendenza e che cosa pensa che ci possa insegnare?
In ogni epoca le persone meno sicure di sé, meno indipendenti o meno arroganti si sono rivolte alla religione. Oggi, nelle società in via di sviluppo di tutto il mondo - in America latina, in Africa e soprattutto in Cina -, osserviamo una forte crescita del cristianesimo. Su base globale la competizione religiosa tra islam e cristianesimo o tra forme diverse di cristianesimo non è malsana. Ci rafforza per continuare a cercare, per avere costantemente nuove idee e realizzarle e per applicare le convinzioni religiose nella nostra vita quotidiana. È questo che cerco di fare anche come insegnante della Bibbia.

Se potesse vedere Dio a faccia a faccia qual è la prima cosa che gli direbbe? Qual è la prima domanda che gli porrebbe?
Qualche anno fa USA Today pose lo stesso quesito a un certo numero di persone. La domanda che molti avrebbero voluto porre a Dio era: "Qual è il mio scopo nella vita?" Le domande relative allo scopo sono importanti, ma penso che io sarei in una modalità di ringraziamento.
Continuando a invecchiare sono passato sempre più dalle suppliche - dal chiedere a Dio cose per le persone che amo - alla semplice riconoscenza per le benedizioni che ho ricevuto. Ogni giorno cerco di ricordare a me stesso tutto ciò che di meraviglioso Dio mi ha permesso di avere: non soltanto la vita, ma anche la libertà di agire come voglio. Dio ha dato a ogni persona non soltanto la vita e la libertà, ma anche la capacità di vivere una vita di successo - almeno secondo i parametri di Dio. Sono doni meravigliosi quelli che abbiamo ricevuto e cerco di ricordare a me stesso di esserne riconoscente.

(da Christian Century; intervista a cura di Elizabeth Palmer; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)


Fonte: Voceevangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
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M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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