23 Settembre 2020
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Cambiare il mondo «insieme» annunciando Cristo: una Settimana non basta

21-01-2016 13:46 - Ecumenismo
di Roberto Davide Papini

Occasione feconda di incontro, confronto e dialogo o rito stanco, formale e di routine? Il destino della Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani (dal 18 al 25 gennaio) è spesso in bilico tra questi due estremi, oscillando pericolosamente verso il secondo se non trova una continuità e una profonda "interferenza" nella vita e nelle abitudini delle singole chiese. Così, fa bene il neo presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), Luca Negro, a sottolineare come negli anni «abbiamo fatto della Settimana una sorta di gabbia dorata, di ghetto spirituale, una volta all’anno ci ricordiamo di pregare insieme per l’unità, dovremmo invece farlo regolarmente. Se crediamo davvero all’impegno ecumenico, occorre moltiplicare le occasioni di testimonianza e di servizio comune nella nostra società, operando insieme per la giustizia, la pace e la salvaguardia del Creato». Il tema scelto quest´anno viene in aiuto a questo auspicio di Negro, perché è un tema centrale, fondante della missione di ogni chiesa cristiana: "Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio" (tratto da I Pietro 2:9).

Una settimana di preghiera "insieme" incentrata sull´annuncio del Vangelo e della salvezza in Cristo, in altre parole sull´opera di evangelizzazione "esplicita". La dimensione ecumenica di questa missione delle chiese cristiane appare evidente, perché pur nelle varie diversità dottrinali ed ecclesiologiche, l´annuncio di Gesù fatto "insieme" dalle varie chiese (e non ognuna per conto proprio) è più efficace.

Questo, però, può accadere solo se ogni chiesa cerca davvero di annunciare la salvezza in Cristo e non si limita ad annunziare sé stessa, perché è anche qui (oltre che nel comune servizio alla società) che l´unità diventa visibile e concreta al di là delle divisioni. Settimana di preghiera per l´unità dei cristianiCome diceva il pastore e teologo valdese Vittorio Subilia in un sermone preparato alla vigilia della Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani del 1954 (e censurato dalla Rai che ne impedì la trasmissione in radio) «se ogni chiesa, invece di credere nella propria verità e di sperare in sé stessa e nei propri successi ecclesiastici crede e spera in Cristo solo Signore della Chiesa, se ogni chiesa, invece di essere soddisfatta di sé stessa, si dispone a misurare la distanza che la separa dalla pienezza di quell´Evangelo in cui è contenuto il mistero di Cristo (...) allora Dio può dare alla sua Chiesa il dono dell´unità...».

Ecco un bel modo di vivere davvero questa settimana all´insegna dell´unità che non è omologazione, non è appiattimento "non è uniformità», come ha sottolineato Papa Francesco nello storico incontro nel tempio valdese, ma non è neanche fatta di formali cortesie da ripetere una volta l´anno. La Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani non ha senso se si esaurisce in una serie di dibattiti in cui illustrare le varie posizioni delle varie chiese per poi far sì che ognuno torni a casa propria come prima. Ha senso solo se vissuta nel comune sforzo di annunciare "insieme" l´Evangelo e, di conseguenza, se trova continuità nel tempo, in un costante rimettersi in discussione alla luce del messaggio di Cristo.

Come ricorda lo stesso Subilia in un altro famoso sermone del giugno 1944 (contenuto, come il precedente, nel libro "La Parola che brucia") Martin Lutero diceva che «quando viene la Parola di Dio, ogni volta che è predicata, essa vuole mutare e rinnovare il mondo...». Cambiare il mondo, quanto bisogno ci sarebbe. Vogliamo provarci davvero?

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Martedì 22 Settembre

Fino a quando, o Signore, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? (Salmo 13,1)
Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo (Giovanni 16, 33)

Dobbiamo fare:
dell’interruzione un nuovo cammino,
della caduta un passo di danza,
della paura una scala,
del sogno un ponte,
del bisogno un incontro.
Fernando Pessoa

I Timoteo 6, 3-11; II Corinzi 8, 1-9


Preghiera


Signore, ti ringraziamo per il continuo
desiderio di stare con noi: Tu non sei un
Maestro lontano ma ami entrare nella
nostra quotidianità per fare cose grandi
attraverso di noi.
Ti ringraziamo perché anche se spesso
siamo inadeguati, tu ci rendi capaci di
compiere la tua volontà.
Ti chiediamo il coraggio quando ci sen-
tiamo soli e senza forze per seguirti.
Oggi, Signore, vogliamo invitarti nella
nostra vita quotidiana e lasciare che tu
ci conduca a vivere una vita meravigliosa
ed entusiasmante, guidati dal tuo amore
e dalla tua potente grazia.
Continua a rivelarti in noi attraverso la
tua Parola in ogni area della nostra vita.
Nel nome di Gesù. Amen!
di Fabio Giuliano




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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