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Cambiare il mondo «insieme» annunciando Cristo: una Settimana non basta

21-01-2016 13:46 - Ecumenismo
di Roberto Davide Papini

Occasione feconda di incontro, confronto e dialogo o rito stanco, formale e di routine? Il destino della Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani (dal 18 al 25 gennaio) è spesso in bilico tra questi due estremi, oscillando pericolosamente verso il secondo se non trova una continuità e una profonda "interferenza" nella vita e nelle abitudini delle singole chiese. Così, fa bene il neo presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), Luca Negro, a sottolineare come negli anni «abbiamo fatto della Settimana una sorta di gabbia dorata, di ghetto spirituale, una volta all’anno ci ricordiamo di pregare insieme per l’unità, dovremmo invece farlo regolarmente. Se crediamo davvero all’impegno ecumenico, occorre moltiplicare le occasioni di testimonianza e di servizio comune nella nostra società, operando insieme per la giustizia, la pace e la salvaguardia del Creato». Il tema scelto quest´anno viene in aiuto a questo auspicio di Negro, perché è un tema centrale, fondante della missione di ogni chiesa cristiana: "Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio" (tratto da I Pietro 2:9).

Una settimana di preghiera "insieme" incentrata sull´annuncio del Vangelo e della salvezza in Cristo, in altre parole sull´opera di evangelizzazione "esplicita". La dimensione ecumenica di questa missione delle chiese cristiane appare evidente, perché pur nelle varie diversità dottrinali ed ecclesiologiche, l´annuncio di Gesù fatto "insieme" dalle varie chiese (e non ognuna per conto proprio) è più efficace.

Questo, però, può accadere solo se ogni chiesa cerca davvero di annunciare la salvezza in Cristo e non si limita ad annunziare sé stessa, perché è anche qui (oltre che nel comune servizio alla società) che l´unità diventa visibile e concreta al di là delle divisioni. Settimana di preghiera per l´unità dei cristianiCome diceva il pastore e teologo valdese Vittorio Subilia in un sermone preparato alla vigilia della Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani del 1954 (e censurato dalla Rai che ne impedì la trasmissione in radio) «se ogni chiesa, invece di credere nella propria verità e di sperare in sé stessa e nei propri successi ecclesiastici crede e spera in Cristo solo Signore della Chiesa, se ogni chiesa, invece di essere soddisfatta di sé stessa, si dispone a misurare la distanza che la separa dalla pienezza di quell´Evangelo in cui è contenuto il mistero di Cristo (...) allora Dio può dare alla sua Chiesa il dono dell´unità...».

Ecco un bel modo di vivere davvero questa settimana all´insegna dell´unità che non è omologazione, non è appiattimento "non è uniformità», come ha sottolineato Papa Francesco nello storico incontro nel tempio valdese, ma non è neanche fatta di formali cortesie da ripetere una volta l´anno. La Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani non ha senso se si esaurisce in una serie di dibattiti in cui illustrare le varie posizioni delle varie chiese per poi far sì che ognuno torni a casa propria come prima. Ha senso solo se vissuta nel comune sforzo di annunciare "insieme" l´Evangelo e, di conseguenza, se trova continuità nel tempo, in un costante rimettersi in discussione alla luce del messaggio di Cristo.

Come ricorda lo stesso Subilia in un altro famoso sermone del giugno 1944 (contenuto, come il precedente, nel libro "La Parola che brucia") Martin Lutero diceva che «quando viene la Parola di Dio, ogni volta che è predicata, essa vuole mutare e rinnovare il mondo...». Cambiare il mondo, quanto bisogno ci sarebbe. Vogliamo provarci davvero?

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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