06 Maggio 2021
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Cambiare il mondo «insieme» annunciando Cristo: una Settimana non basta

21-01-2016 13:46 - Ecumenismo
di Roberto Davide Papini

Occasione feconda di incontro, confronto e dialogo o rito stanco, formale e di routine? Il destino della Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani (dal 18 al 25 gennaio) è spesso in bilico tra questi due estremi, oscillando pericolosamente verso il secondo se non trova una continuità e una profonda "interferenza" nella vita e nelle abitudini delle singole chiese. Così, fa bene il neo presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), Luca Negro, a sottolineare come negli anni «abbiamo fatto della Settimana una sorta di gabbia dorata, di ghetto spirituale, una volta all’anno ci ricordiamo di pregare insieme per l’unità, dovremmo invece farlo regolarmente. Se crediamo davvero all’impegno ecumenico, occorre moltiplicare le occasioni di testimonianza e di servizio comune nella nostra società, operando insieme per la giustizia, la pace e la salvaguardia del Creato». Il tema scelto quest´anno viene in aiuto a questo auspicio di Negro, perché è un tema centrale, fondante della missione di ogni chiesa cristiana: "Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio" (tratto da I Pietro 2:9).

Una settimana di preghiera "insieme" incentrata sull´annuncio del Vangelo e della salvezza in Cristo, in altre parole sull´opera di evangelizzazione "esplicita". La dimensione ecumenica di questa missione delle chiese cristiane appare evidente, perché pur nelle varie diversità dottrinali ed ecclesiologiche, l´annuncio di Gesù fatto "insieme" dalle varie chiese (e non ognuna per conto proprio) è più efficace.

Questo, però, può accadere solo se ogni chiesa cerca davvero di annunciare la salvezza in Cristo e non si limita ad annunziare sé stessa, perché è anche qui (oltre che nel comune servizio alla società) che l´unità diventa visibile e concreta al di là delle divisioni. Settimana di preghiera per l´unità dei cristianiCome diceva il pastore e teologo valdese Vittorio Subilia in un sermone preparato alla vigilia della Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani del 1954 (e censurato dalla Rai che ne impedì la trasmissione in radio) «se ogni chiesa, invece di credere nella propria verità e di sperare in sé stessa e nei propri successi ecclesiastici crede e spera in Cristo solo Signore della Chiesa, se ogni chiesa, invece di essere soddisfatta di sé stessa, si dispone a misurare la distanza che la separa dalla pienezza di quell´Evangelo in cui è contenuto il mistero di Cristo (...) allora Dio può dare alla sua Chiesa il dono dell´unità...».

Ecco un bel modo di vivere davvero questa settimana all´insegna dell´unità che non è omologazione, non è appiattimento "non è uniformità», come ha sottolineato Papa Francesco nello storico incontro nel tempio valdese, ma non è neanche fatta di formali cortesie da ripetere una volta l´anno. La Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani non ha senso se si esaurisce in una serie di dibattiti in cui illustrare le varie posizioni delle varie chiese per poi far sì che ognuno torni a casa propria come prima. Ha senso solo se vissuta nel comune sforzo di annunciare "insieme" l´Evangelo e, di conseguenza, se trova continuità nel tempo, in un costante rimettersi in discussione alla luce del messaggio di Cristo.

Come ricorda lo stesso Subilia in un altro famoso sermone del giugno 1944 (contenuto, come il precedente, nel libro "La Parola che brucia") Martin Lutero diceva che «quando viene la Parola di Dio, ogni volta che è predicata, essa vuole mutare e rinnovare il mondo...». Cambiare il mondo, quanto bisogno ci sarebbe. Vogliamo provarci davvero?

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Giovedì 6 Maggio


Gli occhi di tutti sono rivolti a te, e tu dai loro cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano, e dai cibo a volontà a tutti i viventi (Salmo 145, 15-16)
Non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete!


O Creatore della vita, ti rendiamo grazie per tutto ciò che riceviamo, per ciò ciò che mangiamo e per ciò che beviamo. Noi abbiamo cibo non solo nel momento giusto, ma in ogni tempo; abbiamo nutrimento non solo per saziarci, ma oltre il necessario. Preservaci dunque dall essere insaziabili

I Corinzi 14, 6-19; Daniele 12, 1-13

Riprendere il messaggio della salvezza per ogni essere umano
commento a:
Non c è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo esso lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano (Romani 10,12)


La distinzione tra Giudeo e Greco riflette la mentalità ebraica che, nell’ambito dell Impero romano, vedeva negli Ebrei il popolo eletto e in tutti gli altri, definiti anche Gentili, coloro che non erano oggetto delle benedizioni di Dio.
L apostolo Paolo, dopo aver combattuto quei Giudei che avevano accettato Gesù come Messia di Israele, con la conversione sulla via di Damasco non solo lo riconosce come tale, ma comprende che la sua opera è in favore di tutta l’umanità.
“Gli stranieri sono eredi con noi, membra come noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il Vangelo” è scritto in Efesini 3, 6.
Questa, nella chiesa della prima generazione, è la grande svolta che Paolo difende a spada tratta, allargando nella lettera ai Galati (3, 28), l abolizione delle categorie divisive che caratterizzano l umanità: “...non c è né schiavo né libero, non c è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo”.
La storia del Cristianesimo ci mostra che purtroppo la Chiesa ha quasi sempre disatteso questo messaggio.
Nell odierno mondo globalizzato è ancora più importante vivere e annunciare questo messaggio universalistico. “Il Signore è ricco verso tutti quelli che lo invocano”, dice Paolo. Ma giustamente aggiunge che, per invocare il Signore, occorre conoscerlo, e per conoscerlo bisogna che qualcuno lo presenti, lo annunci, spieghi chi è.
Tocca a noi dunque – se non vogliamo venir meno al mandato che il Signore Risorto ci ha lasciato – riprendere il messaggio dell accoglienza e della salvezza per ogni essere umano, per ogni popolo. E la chiesa non può limitarsi alla predicazione, ma – come dice Giacomo nella sua lettera (1, 22) - deve vivere coerentemente “mettendo in pratica la Parola e non ascoltandola soltanto.”
Emmanuele Paschetto




Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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