23 Agosto 2019

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CRISTIANI SI DIVENTA - Intervista pubblica con Paolo Ricca

04-02-2016 10:47 - News
CRISTIANI SI DIVENTA

Intervista pubblica con Paolo Ricca a partire dal suo libro - Dal battesimo allo “sbattezzo”

Conducono
Lorenzo Maffei (“Toscana Oggi”)
Roberto Davide Papini (“La Nazione”)

Introduce:
Giuseppe Farinella (Centro Culturale “P.M. Vermigli”)

Sabato 20 febbraio ore 18 – LuccaLibri, viale Regina Margherita 113

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«Questo libro – si legge nel Prologo – persegue un triplice scopo. Il primo è illustrare, alla luce della sacra Scrittura e in particolare del Nuovo Testamento, la genesi del battesimo cristiano, il suo significato e il posto che occupa nella fede e nella vita della chiesa apostolica. Il secondo è seguire il battesimo nella sua lunga storia, tutt’altro che lineare, fino ai nostri giorni, cercando di individuare le principali svolte avvenute sia nella dottrina sia nella prassi battesimale. Il terzo scopo è affrontare la questione del battesimo dei bambini, indagare le ragioni della sua nascita e della sua affermazione, interrogarsi sulla sua legittimità cristiana, esponendo le obiezioni che le chiese battiste gli muovono e gli argomenti di coloro che lo difendono, chiedendosi, alla fine, se l’apartheid battesimale che da cinque secoli affligge la cristianità possa essere superato e, in caso di risposta affermativa, in che modo».

Paolo Ricca (1936) è uno dei più noti teologi protestanti contemporanei, già docente di Storia del cristianesimo presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma, insignito della laurea honoris causa alla Facoltà di Teologia dell’Università di Heidelberg. In ambito ecumenico è il massimo esponente del protestantesimo italiano.

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4° incontro del laboratorio “Fede e pensiero al presente” (a cura di M. Turrisi)

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Giovedì 22 Agosto

Egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? (Isaia 53, 8)
Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo (Ebrei 12,3)

Dobbiamo svuotare Dio della sua divinità per amarlo. Egli si è svuotato della sua divinità diventando uomo, poi della sua umanità diventando cadavere (pane e vin), materia. E’ necessario amare Dio attraverso le proprie gioie, attraverso la propria sventure, attraverso i propri peccati (passati). E’ necessario amarlo attraverso le gioie, le sventure, i peccati degli altri uomini e senza condizione.
Simone Weil

I Corinzi 9, 16-23; Matteo 11, 1-19


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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