26 Novembre 2020
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COSÌ LA CREMAZIONE HA "CONQUISTATO" I CATTOLICI

30-05-2016 09:41 - News
La Chiesa cattolica la tollera senza consigliarla, eppure sempre più italiani scelgono la cremazione

Un processo che pare inarrestabile: gli ultimi dati Istat disponibili riferiti al 2014 segnalano come questa opzione venga scelta quasi nel 20 per cento (19,71 per la precisione) dei casi di decesso e stime ufficiose parlano, per il 2015, di una percentuale che supera abbondantemente la soglia del 20. Dieci anni fa il dato si arrestava all´8 per cento.

Direttive dei vescovi
Nel 2012 la Cei ha pubblicato una nuova edizione del "Rito delle Esequie" in cui viene affrontato anche il tema cremazione. La Chiesa non si oppone ma continua a ritenere la sepoltura la forma più idonea a esprimere la fede nella risurrezione della carne e a favorire il ricordo e la preghiera da parte di familiari e amici. Quanto alle altre confessioni religiose il mondo protestante permette la cremazione, al contrario di quanto accade per i fedeli delle chiese ortodosse, dell´islam e dell´ebraismo.

Cremazione perché
Ma perché questa pratica si diffonde così rapidamente a scapito dell´inumazione, la sepoltura nella terra? Risponde Giovanni Pollini, amministratore nazionale della federazione italiana per la cremazione (oltre 150mila iscritti). "I motivi sono tanti. Certo, ci sono i casi estremi di chi chiede di far disperdere i propri resti sul campo di calcio della squadra del cuore o di chi intende in questo modo marcare il proprio nichilismo. Ma nella maggior parte dei casi le persone vi ricorrono perché costa meno del funerale e della tomba, perché non vogliono disturbare i parenti dopo il trapasso o non vogliono sottrarre spazio prezioso ai vivi. Sa quante donne anziane ci dicono: ´Mio figlio non mi telefona adesso che sono viva, figuriamoci se verrà a trovarmi al cimitero´. Per molti, infine, la cremazione rappresenta un modo "ecologico" per ricongiungersi alla natura".

Dubbi teologici
Proprio la dimensione ecologica della cremazione, il ricongiungersi a una natura panteisticamente intesa che dunque sostituisce Dio, ha sempre sollevato qualche perplessità nel mondo cattolico. Osserva il sociologo Massimo Introvigne: "La cremazione, da gesto di rottura nei confronti del cattolicesimo, è entrata a far parte del costume anche dei cattolici. Oggi non ne farei una questione ideologica-dottrinale. Detto questo, è innegabile che certi segni, come ad esempio il non mangiar carne il venerdì o appunto l´inumazione, avevano una loro eloquenza anche sociale e sociologica. L´inumazione, in particolare, aveva una valenza educativa: essa distingueva i cristiani dai pagani, la carne messa come un seme nella terra (in-humus) destinata a rifiorire, a risorgere".
Aggiunge uno storico come Franco Cardini: "La Chiesa (cattolica ndr.) fu contraria alla cremazione perché fin dai tempi della Rivoluzione Francese, liberi pensatori, atei, materialisti e massoni ne fecero l´espressione del proprio anticlericalismo. La pratica venne condannata formalmente dal diritto canonico: a chi ne disponeva il ricorso veniva comminata la privazione dei sacramenti e delle esequie ecclesiastiche. Occorrerà attendere il luglio del 1963, perché il papa di allora, Paolo VI, venute meno certe condizioni storiche e culturali, ´sdoganasse´ la pratica della cremazione purché non venisse scelta ´in odio alla religione cattolica´. Una decisione che accolsi con favore perché personalmente ho avvertito sempre una certa repulsione per l´inumazione".

Cremazione e resurrezione
Dal punto di vista teologico è difficile dare torto a Paolo VI. Parola di don Roberto Repole, presidente dell´Associazione Teologi Italiani "Dio non ha bisogno delle nostre ossa per resuscitarci nell´ultimo giorno. Il Signore riuscirà a ricomporre i corpi anche se qualcuno li ha bruciati o se sono stati polverizzati in qualche incidente. Chiaro che il pericolo dell´insinuarsi di una concezione panteistica nella cremazione esiste e bisogna vigilare caso per caso. La sepoltura nella terra consente un´elaborazione del lutto più graduale, un distacco meno immediato. E forse nella crescita del fenomeno della cremazione possiamo leggere un ulteriore indizio della fatica della società contemporanea nello stare di fronte alla morte".
(in "La Stampa-Vatican Insider" del 21 maggio 2016)

Fonte: Voce Evangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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