09 Maggio 2021
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COSÌ LA CREMAZIONE HA "CONQUISTATO" I CATTOLICI

30-05-2016 09:41 - News
La Chiesa cattolica la tollera senza consigliarla, eppure sempre più italiani scelgono la cremazione

Un processo che pare inarrestabile: gli ultimi dati Istat disponibili riferiti al 2014 segnalano come questa opzione venga scelta quasi nel 20 per cento (19,71 per la precisione) dei casi di decesso e stime ufficiose parlano, per il 2015, di una percentuale che supera abbondantemente la soglia del 20. Dieci anni fa il dato si arrestava all´8 per cento.

Direttive dei vescovi
Nel 2012 la Cei ha pubblicato una nuova edizione del "Rito delle Esequie" in cui viene affrontato anche il tema cremazione. La Chiesa non si oppone ma continua a ritenere la sepoltura la forma più idonea a esprimere la fede nella risurrezione della carne e a favorire il ricordo e la preghiera da parte di familiari e amici. Quanto alle altre confessioni religiose il mondo protestante permette la cremazione, al contrario di quanto accade per i fedeli delle chiese ortodosse, dell´islam e dell´ebraismo.

Cremazione perché
Ma perché questa pratica si diffonde così rapidamente a scapito dell´inumazione, la sepoltura nella terra? Risponde Giovanni Pollini, amministratore nazionale della federazione italiana per la cremazione (oltre 150mila iscritti). "I motivi sono tanti. Certo, ci sono i casi estremi di chi chiede di far disperdere i propri resti sul campo di calcio della squadra del cuore o di chi intende in questo modo marcare il proprio nichilismo. Ma nella maggior parte dei casi le persone vi ricorrono perché costa meno del funerale e della tomba, perché non vogliono disturbare i parenti dopo il trapasso o non vogliono sottrarre spazio prezioso ai vivi. Sa quante donne anziane ci dicono: ´Mio figlio non mi telefona adesso che sono viva, figuriamoci se verrà a trovarmi al cimitero´. Per molti, infine, la cremazione rappresenta un modo "ecologico" per ricongiungersi alla natura".

Dubbi teologici
Proprio la dimensione ecologica della cremazione, il ricongiungersi a una natura panteisticamente intesa che dunque sostituisce Dio, ha sempre sollevato qualche perplessità nel mondo cattolico. Osserva il sociologo Massimo Introvigne: "La cremazione, da gesto di rottura nei confronti del cattolicesimo, è entrata a far parte del costume anche dei cattolici. Oggi non ne farei una questione ideologica-dottrinale. Detto questo, è innegabile che certi segni, come ad esempio il non mangiar carne il venerdì o appunto l´inumazione, avevano una loro eloquenza anche sociale e sociologica. L´inumazione, in particolare, aveva una valenza educativa: essa distingueva i cristiani dai pagani, la carne messa come un seme nella terra (in-humus) destinata a rifiorire, a risorgere".
Aggiunge uno storico come Franco Cardini: "La Chiesa (cattolica ndr.) fu contraria alla cremazione perché fin dai tempi della Rivoluzione Francese, liberi pensatori, atei, materialisti e massoni ne fecero l´espressione del proprio anticlericalismo. La pratica venne condannata formalmente dal diritto canonico: a chi ne disponeva il ricorso veniva comminata la privazione dei sacramenti e delle esequie ecclesiastiche. Occorrerà attendere il luglio del 1963, perché il papa di allora, Paolo VI, venute meno certe condizioni storiche e culturali, ´sdoganasse´ la pratica della cremazione purché non venisse scelta ´in odio alla religione cattolica´. Una decisione che accolsi con favore perché personalmente ho avvertito sempre una certa repulsione per l´inumazione".

Cremazione e resurrezione
Dal punto di vista teologico è difficile dare torto a Paolo VI. Parola di don Roberto Repole, presidente dell´Associazione Teologi Italiani "Dio non ha bisogno delle nostre ossa per resuscitarci nell´ultimo giorno. Il Signore riuscirà a ricomporre i corpi anche se qualcuno li ha bruciati o se sono stati polverizzati in qualche incidente. Chiaro che il pericolo dell´insinuarsi di una concezione panteistica nella cremazione esiste e bisogna vigilare caso per caso. La sepoltura nella terra consente un´elaborazione del lutto più graduale, un distacco meno immediato. E forse nella crescita del fenomeno della cremazione possiamo leggere un ulteriore indizio della fatica della società contemporanea nello stare di fronte alla morte".
(in "La Stampa-Vatican Insider" del 21 maggio 2016)

Fonte: Voce Evangelica.ch
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Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

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Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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