06 Maggio 2021
News

COSA DOBBIAMO FARE (LUCA 3,7-14)

02-09-2016 17:15 - TEMPO DELLO SPIRITO
Una gran folla andava da Giovanni per farsi battezzare, ed egli diceva loro: ´Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere che potete sfuggire al castigo ormai vicino? Dimostrate con i fatti che avete cambiato vita e non mettetevi a dire: ´Noi siamo discendenti di Abramo´. Vi assicuro infatti che Dio è capace di far sorgere veri figli di Abramo anche da queste pietre. La scure è già alla radice degli alberi, pronta per tagliare: ogni albero che non fa frutti buoni sarà tagliato e gettato nel fuoco´.
Tra la folla qualcuno lo interrogava così: "In fin dei conti che cosa dobbiamo fare?" Giovanni rispondeva: "Chi possiede due abiti ne dia uno a chi non ne ha, e chi ha dei viveri li distribuisca agli altri". Anche alcuni agenti delle tasse vennero da Giovanni per farsi battezzare. Gli domandarono: "Maestro, noi che cosa dobbiamo fare?" Giovanni rispose: "Non prendete niente di più di quanto è stabilito dalla Legge." Lo interrogavano infine anche alcuni soldati: "E noi che cosa dobbiamo fare?" (Luca 3, 7-14)


Alle folle che vengono a farsi battezzare, Giovanni, il battista, dice: fate frutti degni del ravvedimento, mostrate con i fatti che volete cambiare vita. Di rimando, la gente gli chiede: spiegaci quel che dobbiamo fare. Potremmo dividere la risposta di Giovanni in due parti: nella prima Giovanni dà una risposta generale, che è quella della condivisione. Che cosa dovete fare? Avete due tuniche? Datene una a chi non ne ha. Avete da mangiare? Condividetelo con chi non ne ha. È interessante notare che si tratta di una risposta estremamente concreta, che richiede una reazione immediata. Siamo nel deserto, lontani dai centri abitati: la gente venuta a farsi battezzare con ogni probabilità non torna subito a casa, ma si ferma lì, per mangiare e per dormire. Chi ha potuto, si è portato da mangiare, e si è portato un paio di tuniche, perché nel deserto al caldo del giorno segue un freddo intenso la notte. Ma c´è anche chi non possiede nemmeno un mantello, e c´è chi non ha soldi per il cibo. Così è come se Giovanni dicesse: non mi interessano i buoni propositi per il futuro. Non basta che tu dica: da domani cambierò vita; i bei progetti lasciano il tempo che trovano. Non aspettare domani, ma mostra subito che vuoi cambiare vita: quello che hai ora, in questo luogo deserto, dividilo con chi ha bisogno. Ecco un frutto degno del ravvedimento: la disponibilità immediata a condividere, e a cambiare vita.
Nella seconda parte troviamo la domanda di due categorie particolari: pubblicani e soldati. Due categorie di "peccatori" di professione: i primi perché complici diretti del potere romano, e poi perché al 99% ladri e corrotti. I secondi sono mercenari al servizio di uno dei tiranni locali vassalli di Roma, oppure direttamente al servizio dell´esercito imperiale: anch´essi sono abituati a soprusi e razzie. E la risposta che Giovanni dà loro è sorprendente. A quei tempi esistevano sostanzialmente due risposte che un uomo religioso avrebbe potuto dare a dei peccatori come questi. I farisei avrebbero detto: abbandona il tuo mestiere, che è incompatibile con la fede ebraica perché ti mette al servizio di pagani impuri e in contatto con loro; osserva la legge, fa digiuni e orazioni e così via. L´altra risposta, ancor più radicale, è quella degli Esseni, comunità monastica che viveva nel deserto e con cui, immaginiamo, sia Giovanni che Gesù avranno avuto dei contatti. L´unico modo per salvarsi, avrebbero risposto gli Esseni, è quello di fuggire dal mondo e ritirarsi, come noi e con noi, a vivere nel deserto, fuori dalla storia, attendendo con pazienza la salvezza divina.
La risposta di Giovanni, invece, è blanda, è una risposta "soft". Il Battista non chiede a pubblicani e soldati di abbandonare la loro professione, ma solo di viverla onestamente, senza approfittare della loro posizione per opprimere gli altri. Ai pubblicani dice di non chiedere più di quanto è dovuto, ai soldati di non commettere estorsioni e violenze, e di contentarsi della loro paga, senza cercare altre fonti di guadagno illecite. Molti hanno criticato le risposte di Giovanni il Battista, come limitate, troppo poco radicali, "conservatrici", ma mi interessa di più sottolinearne gli aspetti positivi. Aspetti positivi che a mio avviso sono due. Anzitutto, mi sembra positivo che proprio Giovanni il Battista, l´eremita che viveva nel deserto cibandosi di cavallette e miele selvatico non proponga una fuga dal mondo. Non si tratta di abbandonare la propria professione, ma di viverla onestamente. Non si tratta di diventare tutti monaci, o preti o pastori, ma di rispondere alla vocazione nella vita quotidiana e nel mondo. Il secondo aspetto positivo, a mio avviso ancor più importante, è quello che abbiamo già detto a proposito della prima risposta di Giovanni, quella alle folle. Anche ai pubblicani e ai soldati Giovanni pone un´esigenza di concretezza e di immediatezza. Il "pragmatismo" di Giovanni sarà pure un limite, ma al tempo stesso è un vantaggio: è come se Giovanni ci dicesse: non aspettate la rivoluzione. Cominciate a fare quel poco che siete in grado di fare, nonostante le contraddizioni "strutturali" in cui vivete. Siete pubblicani o soldati, siete cioè parte di un ingranaggio di ingiustizia, di un sistema iniquo? Bene, cominciate col non trarre un profitto personale dalla vostra posizione all´interno del sistema. Cominciate a rifiutare, nel vostro piccolo, la logica dei favori personali, delle raccomandazioni. Cominciate con il rispettare chi vi sta vicino, e particolarmente coloro sui quali avete un certo potere o coloro che hanno una posizione sociale inferiore alla vostra. È poi così limitato e conservatore questo discorso? È tanto sbagliato vivere onestamente, fare onestamente il proprio lavoro, qualsiasi esso sia, rifiutando "piccoli" compromessi e "favori"? E se ci sforzassimo di non avere "riguardi personali", bensì di rispettare tutti gli esseri umani, non sarebbe una cosa positiva? Non sarebbe, forse, l´inizio di una rivoluzione? "Si osserva un po´ dappertutto una crescente mancanza di solidarietà e di accoglienza, in particolare nei confronti dei più deboli, mentre si diffondono idee di chiusura e di particolarismo. In questo imbarbarimento della vita siamo stati trascinati anche noi". Certo, non è sufficiente impegnarsi a livello della morale individuale, ma occorre intervenire anche e particolarmente nel campo della vita pubblica. Però è altrettanto urgente reagire contro la cultura dilagante del "sono tutti ladri e prepotenti, quindi lo faccio anch´io", nella società, come nell´economia o nella politica. L´invito di Giovanni il Battista è a cominciare subito da noi stessi, praticando la condivisione, rifiutando i profitti illeciti, le raccomandazioni, rispettando la dignità e la libertà di ciascuno.

Fonte: Voce Evangelica
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Giovedì 6 Maggio


Gli occhi di tutti sono rivolti a te, e tu dai loro cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano, e dai cibo a volontà a tutti i viventi (Salmo 145, 15-16)
Non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete!


O Creatore della vita, ti rendiamo grazie per tutto ciò che riceviamo, per ciò ciò che mangiamo e per ciò che beviamo. Noi abbiamo cibo non solo nel momento giusto, ma in ogni tempo; abbiamo nutrimento non solo per saziarci, ma oltre il necessario. Preservaci dunque dall essere insaziabili

I Corinzi 14, 6-19; Daniele 12, 1-13

Riprendere il messaggio della salvezza per ogni essere umano
commento a:
Non c è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo esso lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano (Romani 10,12)


La distinzione tra Giudeo e Greco riflette la mentalità ebraica che, nell’ambito dell Impero romano, vedeva negli Ebrei il popolo eletto e in tutti gli altri, definiti anche Gentili, coloro che non erano oggetto delle benedizioni di Dio.
L apostolo Paolo, dopo aver combattuto quei Giudei che avevano accettato Gesù come Messia di Israele, con la conversione sulla via di Damasco non solo lo riconosce come tale, ma comprende che la sua opera è in favore di tutta l’umanità.
“Gli stranieri sono eredi con noi, membra come noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il Vangelo” è scritto in Efesini 3, 6.
Questa, nella chiesa della prima generazione, è la grande svolta che Paolo difende a spada tratta, allargando nella lettera ai Galati (3, 28), l abolizione delle categorie divisive che caratterizzano l umanità: “...non c è né schiavo né libero, non c è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo”.
La storia del Cristianesimo ci mostra che purtroppo la Chiesa ha quasi sempre disatteso questo messaggio.
Nell odierno mondo globalizzato è ancora più importante vivere e annunciare questo messaggio universalistico. “Il Signore è ricco verso tutti quelli che lo invocano”, dice Paolo. Ma giustamente aggiunge che, per invocare il Signore, occorre conoscerlo, e per conoscerlo bisogna che qualcuno lo presenti, lo annunci, spieghi chi è.
Tocca a noi dunque – se non vogliamo venir meno al mandato che il Signore Risorto ci ha lasciato – riprendere il messaggio dell accoglienza e della salvezza per ogni essere umano, per ogni popolo. E la chiesa non può limitarsi alla predicazione, ma – come dice Giacomo nella sua lettera (1, 22) - deve vivere coerentemente “mettendo in pratica la Parola e non ascoltandola soltanto.”
Emmanuele Paschetto




Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
[<<] [Maggio 2021] [>>]
LMMGVSD
     12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31      
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it