30 Settembre 2020
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CALVINO INSOLITO Domenico Maselli - Gli Atti di un convegno fiorentino

19-02-2014 09:55 - News
Qualche tempo fa è stato pubblicato in Francia da «Classiques Garnier» un volume intitolato Calvin Insolite che contiene gli atti di un convegno tenuto a Firenze nel marzo 2009, raccolti dal professor Franco Giacone, cui si deve anche un´introduzione molto illuminante sul contenuto dell´opera e sui risultati più importanti del convegno. Il libro si divide in cinque parti dai titoli molto indicativi: 1) La lingua; 2) La ricezione di Calvino in Europa - Area protestante; 3) La ricezione di Calvino in Europa - Area cattolica; 4) Gli avversari di Calvino; 5) Riflessioni su alcune edizioni di Calvino. Il grosso del lavoro è costituito dalla seconda (132 pp.) e dalla terza parte (80 pp.). Si ha così un quadro preciso delle prese di posizione a favore e contro Calvino, dei suoi contemporanei e dei posteri fino all´800 e si acquisiscono informazioni interessanti e spesso inattese.

È certamente nota l´opposizione di Rousseau alla Istituzione della dottrina cristiana di Calvino, ma accanto a questa presa di posizione, si può leggere una dichiarazione di stima per il riformatore: «Quelli che non considerano Calvino che come teologo, conoscono male l´estensione del suo genio. La redazione dei nostri saggi editti, alla quale egli ebbe gran parte, gli fa altrettanto onore che la sua Istituzione. Qualsiasi rivoluzione il tempo possa introdurre nel nostro culto, finché l´amore della patria e della libertà non sarà estinto tra noi, mai la memoria di questo grand´uomo cesserà di essere in benedizione» (op. complete pag. 382).

Il Calvino di questo libro è «insolito» perché, pur tenendo presente il valore della teologia calvinista, esamina poi altri aspetti della sua opera che sono tutt´altro che secondari e in particolare la sua attività di propagandista e soprattutto di ministro degli Esteri della Riforma protestante. A conferma di ciò si possono considerare il saggio di Gabriel Audisio sui rapporti tra Calvino, il Parlamento di Provenza e i valdesi del Luberon (1540-1560) e quello di Lothar Vogel sulle relazioni esistenti tra Calvino, Lutero e i luterani, e in particolare con Melantone, che costituì il migliore ponte per una presentazione unitaria delle due anime della Riforma. Richard Cooper, invece, presenta gli albori del calvinismo in Inghilterra al tempo di re Edoardo VI e di Maria la Cattolica. Molto interessante è anche l´intervento di Rosanna Gorris Camos, «L´angelo di Lot: Calvino e la duchessa» sul rapporto tra Calvino e Renata di Francia, che si estende poi a sua nipote Margherita, duchessa di Savoia, molto importante per la sua opera a favore dei valdesi delle Valli negli anni burrascosi che precedettero la Pace di Cavour (1561).

L´intervento di Achille Olivieri «Ideologie politiche e calvinisti nell´Italia del Cinquecento. Alla ricerca dell´idea di civiltà» è molto importante perché documenta la persistenza delle idee calviniste nella Venezia del 500-600 e i collegamenti con gli staterelli di formazione signorile nelle Marche.

La ricezione di Calvino in ambito cattolico è studiata in sei scritti, di cui tre destinati a scrittori fortemente anticalvinisti: Guy Bedouelle, sull´anticalvino di Pierre Doré; il secondo, di François Roudant, su Postel e Calvino; il terzo di Claude La Charité sul «convertitore» Jacques Davy du Perron. Gli altri tre rivelano come anche in ambito cattolico il pensiero calvinista, al di là della polemica, venisse affrontato seriamente e con una certa delicatezza. È il caso di Montaigne (studiato da Nicola Panichi), di cui si mette in luce un approccio molto serio che ha punti di contrasto, ma anche convergenze di pensiero con Calvino, per esempio a proposito del purgatorio.

Jean Céard prende in esame il pensiero del gesuita Juan de Maldonado, mostrando come la polemica non trascenda mai e spesso si tratti di un´indagine tenuta sempre ad alto livello. Meraviglia però che l´autore non dica neanche una parola sulla posizione millenarista di Maldonado, che è l´autentico punto di mediazione tra Gioacchino da Fiore e il gesuita settecentesco Manuel De Lacunza, molto studiato durante il Risveglio dell´800.

Particolare interesse mi ha suscitato il saggio di Mireille Huchon «Perfetta idea della nostra lingua francese» ovvero Calvino come cortigiano. La studiosa sostiene che Calvino si è dimostrato, in questo caso, uno scrittore brillante che ricorre a esempi di retorica risalenti all´Apologeticum di Tertulliano. Secondo l´autrice questa epistola potrebbe essere considerata un esempio dello stile dell´umanista Calvino. Huchon esamina le due edizioni del 1541 e del 1560 cogliendo l´evoluzione dello stile e dimostrando come, nella seconda, vi sia una rinuncia a forme vernacolari in favore di uno stile elegante, di corte, ispirato anche dall´influenza di teorici italiani come Bembo e Castiglione che hanno contribuito a fare di un idioma «orale» una lingua degna di un uomo di corte, caratterizzata dalla proprietà di linguaggio e dall´eleganza.

Gli ultimi due capitoli del libro riguardano gli avversari di Calvino suoi contemporanei, sia quelli antitrinitari come Curione, Castellione, Lelio Sozzini, sia quelli cattolici come Panigarola e Jérôme Bolsec. La quinta parte contiene riflessioni su varie edizioni delle opere di Calvino presenti in Italia. È particolarmente interessante per noi apprendere che nel fondo Guicciardini della Biblioteca Nazionale centrale di Firenze vi è più di metà delle 34 edizioni citate e in alcuni casi sono presenti in più di una copia. Certe volte, come protestanti italiani, sottovalutiamo il prodigioso lascito del conte Piero.

In complesso si tratta di un volume prezioso perché contiene un insieme di contributi che ci permettono di capire meglio il grande riformatore e il suo ruolo nel mondo moderno.

(11 febbraio 2014)
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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