25 Giugno 2021
News

Bloccare i migranti? È voltarsi dall´altra parte

19-12-2017 12:53 - Bibbia e attualità
di Roberto Davide Papini

«Un grande onore, ma anche una grande responsabilità». Mirella Manocchio, presidente dell´Opcemi (l´Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia) non nasconde la soddisfazione per il prestigioso "World Methodist Peace Award", il "Premio per la pace" attribuito dal Consiglio mondiale metodista proprio all´Opcemi nel 2017.

«È una grande responsabilità - spiega Manocchio - perché il lavoro deve continuare, non possiamo fermarci. Dobbiamo mettere un impegno ancora maggiore e puntare su una collaborazione ancora più forte e più stretta con i nostri partner nazionali e internazionali».

La scelta è caduta sulle chiese metodiste italiane per «l´impegno e il lavoro a fianco di migranti e rifugiati, a partire dal 1989. Questa piccola chiesa ha mostrato grande coraggio di fronte alla crisi di donne, uomini e bambini che giungono in Europa da varie parti del mondo. Quando molti hanno affermato che i problemi erano insormontabili, l´atteggiamento dell´Opcemi è stato assai differente e l´impegno è stato grande nel tentare di offrire una risposta. Il lavoro della chiesa ha attraversato i decenni, sono stati accolti migranti da Siria, Iraq, Medio Oriente, Africa, di fede protestante, cattolica e musulmana».

«Un premio - come tiene a sottolineare Manocchio - vinto insieme alla Chiesa valdese con la quale abbiamo un patto di integrazione». D´altronde, come si legge in una nota delle chiese metodiste italiane, «un filo rosso lega quanto fatto dall´Opcemi negli anni ´80 e ´90 (localmente e a livello nazionale) con il progetto Mediterranean Hope della Federazione chiese evangeliche (Fcei) di cui l´Opcemi è uno dei membri fondatori. In questo quadro si comprende la collaborazione della chiesa metodista locale e dell´Opera diaconale metodista di Scicli con la Casa delle culture creata a Scicli dalla Fcei».

Un lavoro importante, una serie di sinergie e di sforzi in comune con partner ecumenici (come nel caso, felicemente contagioso, dei corridoi umanitari, che Manocchio definisce «un pungolo anche per altre chiese europee») per offrire accoglienza ai migranti «facendoli sentire parte dei luoghi dove si ritrovano a vivere, facendoli sentire a casa e permettendo loro di vivere in maniera dignitosa. Fare in modo che queste persone mantengano e recuperino la loro dignità».

Certamente, è necessario un impegno per «alleviare le situazioni di povertà e di violenza che queste persone vivono nei loro paesi d´origine», ma la prospettiva di Manocchio e dell´Opcemi è assai diversa da quella scelta dal governo italiano nell´accordo con le autorità libiche. «È un accordo al ribasso - dice Manocchio - non si risolve la questione dell´immigrazione bloccando i migranti dove non ci sono i diritti minimi della persona. Non può essere la soluzione di tutto questo bloccarli lì, è come voltarsi dall´altra parte».




Fonte: Chiesavaldese.org
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Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




Salmo della settimana: 12

Venerdì 25 Giugno

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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