01 Agosto 2021
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Avvento e Natale: tempi di equilibrio e armonia

29-11-2017 15:04 - Fede e spiritualità
Uno dei simboli più suggestivi dell´Avvento è la corona con quattro candele. Nelle usanze liturgiche della maggior parte delle chiese cristiane d´occidente ad ogni candela corrisponde una domenica. Così la prima candela - che quest´anno sarà accesa il 3 dicembre - segna anche l´inizio del nuovo anno liturgico. È una scansione del tempo diversa da quella delle nostre agende personali o professionali.

A guardarci intorno sembra che l´Avvento sia iniziato già negli ultimi giorni di ottobre. Un "avvento" dei grandi centri commerciali che spinge ad acquistare regali e a riempire, in anticipo, la dispensa, la cantina e il frigorifero. Così l´avvento commerciale diventa un tempo dell´attesa assai frenetica e perde la sua dimensione principale, quella dell´annuncio della salvezza. Il significato letterale dell´Avvento non è esattamente "attesa" bensì "venuta". L´annuncio della salvezza che viene in mezzo a noi è dunque il suo filo conduttore.

Le letture bibliche e la liturgia cristiana in questi giorni annunciano la potenza luminosa del nostro Dio, l´alba nuova dell´umanità e la scomparsa di ogni forma di ingiustizia. Non si tratta di effimeri annunci pubblicitari o di antidepressivi a basso costo. Sono parole capaci di operare oggi un rinnovamento veramente profondo.

Molte chiese evangeliche, sorte nella seconda metà dell´Ottocento o nei primi del Novecento, rifiutano tuttavia la celebrazione sia dell´Avvento sia del Natale. La ragione sarebbe quella che Gesù non è nato il 25 dicembre e quindi tale data non è altro che la festa pagana del Sol Invictus. Che Gesù non sia nato il 25 dicembre è un´ipotesi storica abbastanza accreditata nel mondo accademico. Tuttavia la celebrazione della sua nascita quasi in coincidenza con il solstizio d´inverno è una scelta fortemente simbolica. Come la luce rinasce, inizialmente impercettibile ma già efficace, così l´incarnazione del Figlio di Dio inaugura la nuova era dell´umanità sin dalla sua manifestazione storica, vale a dire sin dalla sua nascita. Le prime notizie di feste cristiane per celebrare la nascita di Gesù risalgono infatti all´anno 200 circa. Ad esempio già nel 204 Ippolito di Roma, uno dei più autorevoli teologi della chiesa antica, propone il 25 dicembre come data per la celebrazione della nascita di Gesù.

La principale ragione di celebrare la nascita di Gesù e di farlo proprio in questo periodo è però di carattere biblico e teologico. Si tratta di affermare che nella persona del Figlio di Dio che Gesù incarna la natura umana e quella divina sono pienamente e perfettamente unite. È un antidoto a tutte le dottrine sbilanciate o sulla sua divinità (docetismo) o sulla sua umanità (adozionismo). I due racconti espliciti della nascita di Gesù (Matteo e Giovanni) somministrano molto efficacemente questo antidoto per creare uno stato di equilibrio dottrinale. Intorno al 25 dicembre, infatti, tutto sembra squilibrato sul versante delle tenebre. La luce di Natale invece traccia un percorso in cui le tenebre saranno inevitabilmente sconfitte (ma non del tutto eliminate).

In questa prospettiva il Natale potrebbe essere considerato una festa dell´equilibrio e dell´armonia. Nella nostra realtà, così segnata da squilibri di ogni genere, Colui che Amore si fa partecipe delle nostre ansie e delle nostre incertezze per trasformarle in una speranza incrollabile che rende stabile ogni cosa.

di Pawel Gajewski


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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