09 Maggio 2021
News
percorso: Home > News > Ecumenismo

"Attualità della Riforma Protestante. Il Tesoro della Chiesa"

02-02-2017 13:24 - Ecumenismo
di Samuele Del Carlo

Parlare di attualità della Riforma protestante oggi, nell´anno in cui molte chiese mettono al centro le celebrazioni per il cinquecentenario dal suo inizio, e persino il Papa vi partecipa in chiave ecumenica, può sembrare relativamente facile. "Ecclesia semper reformanda", la famosa frase di Calvino, è stata sulla bocca di Papa Francesco più volte come citazione implicita, quasi fosse verità assodata, applicata alla chiesa universale. La frase di Calvino era in effetti "ecclesia reformata semper reformanda"; Francesco la riusa applicandola a ogni chiesa, alla Chiesa senza aggettivi. La Riforma è esigenza continua, sempre attuale: è un po´ come ammettere che c´è sempre qualche errore da correggere alla luce della Parola di Dio, che c´è sempre bisogno di conversione, sì, anche per i convertiti, anche per la Chiesa di Dio. Alla fine del Vangelo di Luca Gesù dice a Pietro: "quando ti sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli" (Luca 22,31).
Oggi è ancora più chiaro che la chiesa - qualunque chiesa- non può vivere in una dimensione di staticità e chiusura, di ripetitività autoreferenziale; la riforma sempre necessaria, o mai conclusa, va fatta alla luce del Vangelo.
Eppure vi è qualcosa di profondamente nuovo e diverso nella dimensione sociale odierna delle chiese rispetto a quella del Cinquecento: allora la chiesa era la società, oggi è invece una minoranza, per molti versi in declino nella nostra Europa. Le chiese appaiono ben più chiaramente "vasi di creta", che portano un tesoro (II Corinzi 4,7): sono spesso più vecchie, più povere, più piccole e forse - si spera - più umili. E qual è questo tesoro che esse portano in vasi di terra?
Ci risponde così Lutero con una delle sue 95 Tesi scritte cinquecento anni fa, la 62: "Vero Tesoro della Chiesa è il sacrosanto Vangelo della gloria e della grazia di Dio".
Non la storia dei nostri meriti o della nostra infallibilità fa la nostra ricchezza, ma semplicemente l´annuncio a noi affidato, della gratuità dell´amore di Dio senza distinzioni, uniformandoci al quale possiamo esserne testimoni. Portare insieme l´annuncio della gloria e della grazia di Dio, non come un possesso di cui essere gelosi o depositari, ma come tesoro offertoci gratuitamente perché lo offriamo gratuitamente al mondo, portare questo tesoro e non noi stessi, non le nostre gloriose storie e strutture, ma anzi nonostante noi e le nostre storie e strutture, la cui gloria svanisce di fronte a quella tanto più alta del Vangelo annunciato ai poveri: questa è la prima e più ardua delle sfide che la Riforma lancia a tutte le chiese oggi forse ancor più efficacemente che allora.
Il "sola Scriptura", cioè la superiorità assoluta del messaggio di Cristo rispetto a ogni nostra successiva interpretazione, aggiunta o incarnazione storica, si identifica con il "solus Christus" e con il "soli Deo gloria" della Riforma: l´oggetto dell´annuncio della chiesa non è se stessa, ma Dio. L´attualità di questo messaggio è tanto maggiore, quanto più ci rendiamo conto che le nostre chiese - tutte - sono nella necessità di chiedere perdono a Dio e al mondo delle proprie inadempienze, per essere state e per essere spesso testimoni imperfetti, talvolta perfino traditori della parola di Dio. Ciò non significa che la chiesa non sia chiamata ad essere testimone per eccellenza della grazia di Dio e anticipo del suo Regno, né che non lo sia stata; significa piuttosto che essa non si identifica con Dio né con il Regno di Dio, che "aspettiamo con pazienza". Il tempo in cui "Dio sarà tutto in tutti" è il compimento di tutte le cose, non questo tempo, nel quale appunto portiamo un "tesoro in vasi di terra, perché sia chiaro che questo non viene da noi, ma da Dio che ci chiama".
Non si tratta di ridimensionare i benefici di Dio alla sua chiesa: si tratta di sottolineare che questi benefici sono di Dio e la gloria, la grazia e il potere vanno a lui. Già San Francesco d´Assisi aveva espresso pienamente questo concetto nell´incipit del celebre Cantico delle Creature: "Altissimo, Onnipotente, bon Signore, tue so´ le laude, la gloria et l´honore, et onne benedictione. Ad Te, solo Altissimo, se confàno, et nullu homo ène dignu Te mentovare". La chiesa deve camminare perciò con umiltà e gratitudine, esercitando l´amore e la misericordia piuttosto che il giudizio e la condanna nei confronti dei suoi membri, di tutti gli esseri umani e di tutto il cosmo.
Se c´è dunque un´attualità nel messaggio dei riformatori per i cristiani tutti, una lezione e un monito da ascoltare oggi, essa risiede nel Vangelo e nel metterlo al di sopra delle molte cose che lo avevano sovrastato (o lo sovrastano?) o in alcuni casi perfino contraddetto, nel sottolineare che è nell´umiltà della sequela del Vangelo così come è, e non nel vanto di poteri affidatici, che risiede la nostra elevazione e missione.
Il Vangelo è anche strumento di unità, perché il Nuovo Testamento è identico per tutte le chiese senza distinzioni di sorta. Studiarlo insieme, leggerlo insieme, pregare insieme con esso, applicarlo insieme, ripartendo da lì, significa testimoniarlo uniti, riscoprire la fonte della nostra unità. Significa anche "rinascere di nuovo".
"Soli Deo gloria", "solus Christus", Sola scriptura", ma anche "sola fide", perché è la fede di ciò che non si vede che sposta le montagne, mentre la fede di ciò che si vede, non è fede. La fede nella parola di Cristo, e non nelle nostre contingenze storiche (pur rispettabilissime e bellissime), genera l´unità. La rinuncia a se stesse e la sequela di Cristo valgono anche per le chiese. E se la sfida ecumenica è quella del nostro tempo, è vitale questa base solida e identica.

"Sola gratia". Dire che solo la grazia può salvare, e non la nostra bontà, non significa soltanto dire che solo Dio è veramente buono. Significa anche dire che nessuno può sapere chi non sia salvato, che nessuno può legiferare sul destino di un altro uomo, che non esistono "chiavi" in questo senso: è una rivoluzione. Né l´autoritarismo istituzionale di una chiesa né l´omologazione fondamentalista possono nulla di fronte all´esclusività di Dio di determinare la nostra salvezza: stando così le cose, diventerà impossibile scomunicare anche un solo essere umano da parte di un uomo o di una chiesa. C´è anche un limite in questa visione, ed è quello di poter pensare che Dio possa escludere qualcuno per suo arbitrio. Oggi nessuna chiesa riformata pensa più esattamente ciò, ma tutte conservano questo elemento fondamentale: la salvezza appartiene a Dio, sul destino degli uomini non è lecito a nessuna chiesa pronunciarsi con scomuniche, esclusioni o elargizioni particolari di benefici, sgravi, meriti, condoni o raccomandazioni. Essere corpo di Cristo non significa sostituirsi a lui, ma viverlo, trasformarsi in lui e non il contrario; attraverso il "ministero dello Spirito", che non è quello della condanna, ma della giustificazione; scritto non su tavole di pietra (né su libri o altri documenti) ma nei cuori di coloro a cui facciamo l´annuncio, un annuncio di grazia; il giudizio appartiene solo a Dio.
Ecco dunque, accanto alla centralità del Vangelo della grazia di Dio, alla sovranità di Dio, che ben riassume il nucleo della Riforma e la sua attualità, l´altra grande lezione dei riformatori, che ne consegue, e che è una rivoluzione teologica e sociologica: la parità di fronte a Dio unico sovrano, il sacerdozio universale, la libertà degli uomini. Perché "dove c´è lo Spirito, c´è libertà"! Questa lezione non è proprietà di alcune chiese riformate, ma appartiene a tutta la chiesa e a tutti gli esseri umani, a tutto il cosmo, e ci auguriamo che tutti i cristiani insieme possano condividerne una attuazione mai completamente avvenuta, nei modi e nelle forme peculiari a ogni chiesa, ma nel cammino a marce forzate verso l´unità autentica dei testimoni del Vangelo di Cristo di fronte al mondo.

UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
[<<] [Maggio 2021] [>>]
LMMGVSD
     12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31      
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it