21 Agosto 2019

News

Ascoltare il grido del prossimo

27-09-2017 08:49 - Bibbia e attualità
Un giorno una parola – Commento a Marco 10, 48-49 - di Jean-Félix Kamba Nzolo

Dio nostro, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni il patto e agisci con misericordia, non ti sembrino poca cosa tutte queste afflizioni che sono piombate addosso a noi
Neemia 9, 32

Bartimeo gridava: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama»
Marco 10, 48-49

Bartimeo è un povero mendicante a causa della sua cecità ma, soprattutto, è un escluso dalla società perché è considerato un essere improduttivo, nonché una persona che vive totalmente a spese delle altre persone. Benché relegato ai margini della società, non si rassegna, come lo dimostra il grido continuamente ripetuto con cui si rivolge a Gesù.

Quando si perde la parola rimane solo il grido per esprimere il proprio dolore e la propria disperazione, ma anche la rabbia e la disapprovazione contro un sistema ingiusto.

Oggi, al posto di Bartimeo ci sono gli esclusi dalla nostra società che sono i poveri, migranti, disoccupati, insomma, tutte le categorie di persone la cui voce rimane inascoltata. L´atteggiamento di Gesù è un grande insegnamento per chiunque voglia seguirlo. Mentre molti rimproveravano Bartimeo, cercando di zittirlo, Gesù, seppur risolutamente in marcia verso Gerusalemme, dove sarà consegnato nelle mani dei suoi uccisori, lo sente, si ferma, lo ascolta e lo guarisce. Nella vita frenetica della società di oggi, corriamo il rischio di essere tutti concentrati sui problemi personali e non ascoltare il grido del bisognoso né tantomeno fermarci. Il bisognoso diventa allora un disturbatore o uno che crea problemi.

Gesù ci insegna che possiamo avere i nostri problemi anche seri ma senza per questo ignorare il grido del nostro prossimo in cerca d´aiuto. Per poter ascoltare l´altro come Dio ci ascolta, bisogna, in primo luogo, imparare a fare un po´ di spazio dentro di se. Ciò non significa ignorare i propri problemi, ma semplicemente metterli un po´ da parte, per essere in grado di ascoltare Dio e il nostro prossimo, altrimenti c´è solo da ascoltare se stessi. Secondariamente, bisogna abbandonare la paura di non essere all´altezza della situazione; non ci sono sempre risposte pronte e facili vie d´uscita, l´ascolto come segno d´attenzione verso la sofferenza altrui è meglio dell´indifferenza.



Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Mercoledì 21 Agosto

Io sopporterò lo sdegno del Signore, perché ho peccato contro di lui (Michea 7, 9)
Umiliatevi davanti al Signore,ed egli v’innalzerà (Giacomo 4, 10)

Siamo solo dei servi, Signore, dei servi inutili, cioè senza un utile, un interesse, un secondo fine nel servizio che la vita ci chiede di compiere. Facciamo il nostro dovere verso le persone e la comunità, per amore tuo e dei fratelli, per seguire il tuo esempio ed essere fedeli al compito che ci hai affidato. Aiutaci, Signore, a rimanere – con gioia e verità – servi inutili per il potere, ma preziosi per te e per il tuo regno. Amen.
Sergio Carrarini
I Corinzi 10, 23-31; Matteo 10, 34-42



Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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