26 Gennaio 2020

News
percorso: Home > News > News

Arrivata con il primo corridoio umanitario la piccola profuga siriana Falak con tutta la famiglia

08-02-2016 10:03 - News
Presidente FCEI: “Oggi si scrive una pagina importante dell´Europa dell´accoglienza”

Con un regolare volo di linea è giunta stamane a Fiumicino la prima famiglia beneficiaria dei “corridoi umanitari”, il progetto della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), portato avanti in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio nel quadro del programma Mediterranean Hope (MH). Muniti di visto per motivi umanitari ottenuto dall’ambasciata italiana a Beirut, la famiglia siriana scappata da Homs verso il nord del Libano tre anni fa, è stata accolta all’aeroporto di Roma dalle delegazioni delle due organizzazioni.

Soddisfazione per l’operazione – la prima nel suo genere in Europa – è stata espressa dal presidente della FCEI, pastore Luca Maria Negro: "Oggi si scrive una pagina importante dell´Europa dell´accoglienza e della solidarietà. Con l´arrivo in tutta sicurezza della bambina Falak, gravemente malata, e della mamma, la FCEI e Sant´Egidio, grazie al sostegno della Tavola valdese, dimostrano che l´apertura di corridoi umanitari per fare fronte alla crisi migratoria di questi mesi, è uno strumento funzionale e sostenibile che speriamo possa essere utilizzato anche da parte di altri paesi dello spazio Schengen. Il risultato di oggi, infatti - conclude Negro - indica un modello di ´sponsorizzazione umanitaria´ che sottrae rifugiati e profughi al traffico criminale degli scafisti e consente ingressi legali e verificati in Italia".

Ad accogliere a Fiumicino la famiglia Al Hourani al completo - accompagnata dall´equipe congiunta di MH e Sant´Egidio che l´ha assistita già in Libano - sono state per la FCEI, tra gli altri, la vicepresidente Christiane Groeben e la consigliera Maria Bonafede, pastora valdese e referente FCEI per le migrazioni. Presenti anche le operatrici MH del coordinamento accoglienza che per i bambini avevano approntato due zainetti, uno rosa l´altro blu, pieno zeppo di sorprese.

Il progetto è indirizzato a profughi particolarmente vulnerabili e bisognosi di cure come persone malate, donne incinte, bambini, disabili. Mediterranean Hope è un progetto finanziato in larga parte dall’otto per mille della Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). Tra i sostenitori del progetto figurano la Chiesa evangelica della Vestfalia (EKvW), la Chiesa riformata degli Stati Uniti, diverse comunità evangeliche in Italia, e singoli donatori in Italia e all’estero. E’ di questi giorni la notizia di una donazione da parte della Chiesa evangelica del Palatinato in Germania.

Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it