25 Gennaio 2021
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Annunciare l´Evangelo - commento a Atti 4, 29

28-01-2016 19:03 - Bibbia e attualità

Il Signore disse a Mosè: «Tu dirai tutto quello che ordinerò»
(Esodo 7, 1-2)

Adesso, Signore, concedi ai tuoi servi di annunziare la tua parola in tutta franchezza
(Atti 4, 29)

Nel pomeriggio d’un giorno d’estate Pietro e Giovanni vanno al tempio di Gerusalemme per l’ora della preghiera. Ad una delle sue porte incontrano uno zoppo che chiede l’elemosina e lo guariscono nel nome di Gesù. Molta gente è attratta dall’accaduto e i due apostoli ne approfittano per annunciare l’Evangelo, cioè la vicenda di Gesù di Nazareth, la sua morte e risurrezione, il suo ritorno, ed invitare alla conversione.

Arrestati e incarcerati, Pietro e Giovanni sono rilasciati il giorno dopo. Le autorità ingiungono loro “di non parlare, né insegnare nel nome di Gesù”, ma al loro racconto di quanto avvenuto la chiesa reagisce con le parole che abbiamo citato.

La franchezza cui i credenti di Gerusalemme fanno riferimento si diceva “parresia”. Più volte citata nel Nuovo Testamento, era la capacità di unire la profonda convinzione alla scioltezza di eloquio e al coraggio di esporsi.

La Parresia è ormai merce scomparsa dalle nostre chiese. Scorrendo i nostri giornali dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, ci imbattiamo in racconti di predicazioni e testimonianze che nascevano da un profondo cambiamento di vita e da grande fiducia nella guida del Signore. I nostri nonni e le nostre nonne erano pronti ad affrontare disprezzo e isolamento, persecuzione ed anche violenza e carcere per l’annuncio. È vero, ci sono difficoltà oggettive: come annunciare la salvezza a chi ti obbietta: salvezza da chi o da che cosa? O l’amore di Dio a chi ti risponde: ma se Dio ci fosse non dovrebbe permettere… Invitare a una vita nuova chi ti dice: è già difficile vivere questa. Parlare di resurrezione e vita eterna a chi ti sfida: fammi conoscere qualcuno che abbia visto queste cose.

Ma la difficoltà può derivare anche dal fatto che non siamo più molto convinti delle cose che annunciamo. Forse, nelle nostre comunità, dovremmo ripassare i «fondamentali» della nostra fede, riconvertendo noi stessi e le chiese prima di proporre l’Evangelo ad altri.

Fonte: Riforma
UN GIORNO E INA PAROLA
2021
VERSETTO DELL'ANNO
" Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro "
Luca ( 6 36 )

GENNAIO

Versetto del mese :
Molti van dicendo : " chi ci farà vedere il bene, se da noi , Signore, è fuggita la luce del tuo volto?"
Salmo ( 4 , 6

Salmo della settimana : 16

Lunedì 25 Gennaio


Dice il Signore: «Io non ti annienterò; però ti castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito» (Geremia 30,11)
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo (I Pietro5,6)


Dovrei forse disperare, se mi ha dato da portare una croce e a questa si affiancano paura e angoscia? Chi l ha mandata, la modificherà; egli sa bene come porre fine a tutte le mie pene
.
Paul Gerhardt


Atti degli apostoli 16, 9-15; Luca 6, 36-42



Preghiera


Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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