26 Agosto 2019

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Angela Merkel una protestante al potere

13-12-2016 09:27 - News
Mentre i suoi omologhi sulla scena politica internazionale vengono e vanno, lei si candida per il quarto mandato consecutivo al cancellierato tedesco

Sedici anni fa, a Essen, nella Ruhr, Angela Merkel si era imposta alla guida del Partito democratico cristiano tedesco CDU, scavalcando nelle preferenze Wolfgang Schäuble, impelagato in uno scandalo di fondi neri. Cinque anni dopo, la "Mutti" - come viene affettuosamente chiamata in Germania - era eletta al cancellierato. La scorsa settimana, di nuovo a Essen, Angela Merkel è stata indicata dalla CDU, con l´89,5% dei voti, quale candidata alla cancelleria. Per la quarta volta consecutiva. Sorridente, serena, per nulla logorata dal lungo esercizio del potere o dai dubbi che si diffondono tra i suoi elettori, ha visto passare Bush e Obama, Sarkozy e Hollande, Cameron e Renzi, mentre lei rimane al suo posto.

Dopo l´annuncio della sua candidatura, la CDU ha registrato un aumento dei consensi nei sondaggi relativi alle intenzioni di voto. Tutto sembra indicare che Angela Merkel abbia buone possibilità di essere rieletta e di uguagliare il record di longevità di Helmut Kohl, cancelliere per sedici anni. Durante i tre mandati finora assolti, la leader del partito conservatore tedesco ha dovuto affrontare non poche tempeste, come la crisi finanziaria del 2008, la crisi dell´euro e l´accoglienza di quasi 900´000 rifugiati nell´arco di un solo anno. Eppure rimane in sella, come se un legame invisibile, ma saldissimo, la legasse al suo popolo.

Un editorialista della Süddeutsche Zeitung riassume così il segreto della longevità politica della cancelliera: "Il carisma di questa donna, consiste nel non averne alcuno!". La capacità di adattamento e l´impassibilità hanno permesso ad Angela Merkel, scienziata venuta dalla Germania dell´Est, scaraventata nella politica dopo la caduta del Muro di Berlino, di salire rapidamente le gerarchie della CDU. A facilitare l´ascesa di questa giovane donna protestante dell´Est in un ambiente dominato da maschi cattolici dell´Ovest, è Helmut Kohl, il quale la definisce, paternalisticamente, "das Mädchen" (la ragazza, ndr.). Finché Angela, approfittando di uno scandalo di corruzione in cui incappa il capo - che ha il torto di sottovalutarne le ambizioni -, non lo scalza dal potere.

Angela Merkel sa sconfiggere i suoi rivali senza umiliarli, rimane al centro del gioco politico senza gettare il suo ego sulla bilancia. Per conservare il potere, è disposta a prendere misure radicali come decidere di uscire dal nucleare o accogliere centinaia di migliaia di rifugiati. Secondo il giornalista Torsten Körner, "quest´ultima decisione è legata ai valori cristiani di cui è impregnata, ma anche alla volontà di difendere l´Europa in quanto area economica minacciata dallo spettro della sparizione dello spazio Schengen nel caso della chiusura delle frontiere". Certo, continua Körner, "la cancelliera ha sopravvalutato la disponibilità degli altri Paesi europei a partecipare al piano e ha commesso un errore di valutazione, ma credo che abbia agito spinta da uno spirito europeo".

Angela Merkel è figlia di un pastore protestante trasferitosi in una cittadina a nord di Berlino, nel 1954, pochi mesi prima della sua nascita. Il padre, Horst Kasner, è direttore di un istituto di formazione per pastori. Il centro, a Templin, nel Brandeburgo, ospita anche giovani andicappati. L´educazione nella fede evangelica in terra comunista forma il suo carattere e la sua visione del mondo. Il suo primo mentore in politica, Lothar de Maizière, il quale guiderà l´ultimo governo della Germania dell´Est, afferma: "Secondo me, lei è un tipico prodotto dell´educazione protestante della Germania orientale. E questo significa che le regole, in casa, erano molto chiare: tu puoi fare questo, e non quello. Le circostanze della vita possono portare notevoli subbugli, tuttavia permangono dei limiti precisi che non devono essere valicati".

Collaboratori e omologhi sulla scena internazionale riconoscono ad Angela Merkel una straordinaria disciplina nel lavoro. Fin dai suoi primi passi in politica, è abituata a giornate lavorative di 16-17 ore, e questo per sei giorni la settimana. Nel finesettimana, la cancelliera si distrae dedicando almeno due ore al suo passatempo preferito: cucinare la zuppa di patate. Torsten Körner dice: "In lei è molto forte la volontà di realizzarsi attraverso il lavoro. Per lei, la vita dev´essere spesa per dare il meglio di se stessi. Il risultato ottenuto conta molto. La consapevolezza del proprio dovere e l´esercizio del potere sono strettamente connessi e credo che ciò derivi dalla sua educazione protestante". A tutto ciò si accompagna il rifiuto del superfluo, di ciò che è glamour, della vanità dell´apparire. Suo marito, Joachim Sauer, affermato professore di fisica, va al lavoro, in università, a Berlino, usando i mezzi pubblici. A bordo della loro auto, una vecchia Volkswagen, raggiungono anonimamente la loro casa di vacanze nel Brandeburgo. E d´estate si recano nel Tirolo, per fare delle lunghe gite in montagna. Uno stile di vita poco appariscente, lontano da qualsiasi scandalo, che piace al popolo tedesco.

I valori cristiani caratterizzano la sua azione e i suoi discorsi. Pochi giorni fa, a Iena - roccaforte del partito populista e xenofobo Alternative für Deutschland -, durante un incontro organizzato dalla locale CDU, ha risposto in modo pacato, ma senza fare sconti, a chi chiedeva di porre limiti precisi al numero di rifugiati da accogliere. Vista la situazione incerta in Siria e in Iraq, ha detto, è impossibile fissare limiti rigidi. Senza farsi impressionare da chi le urlava che la sua politica dell´accoglienza non è che una mossa propagandistica, ha affermato: "Non possiamo rinviare nessuno ad Aleppo, dove 250´000 persone vivono sotto i bombardamenti quotidiani, senza ospedali e senza medicine".
Al termine dell´incontro, quando i critici hanno ormai abbandonato la sala, risponde alle domande di tre rifugiati eritrei che chiedono di poterle stringere la mano. In mezzo a una campagna elettorale che si presenta come una delle più difficili e mentre un partito di estrema destra potrebbe entrare in parlamento - per la prima volta, nella storia tedesca del secondo dopoguerra - Angela Merkel cerca di convincere i tedeschi di essere il migliore baluardo contro il populismo. (trad. e adat. Paolo Tognina)


Fonte: Voce Evangelica

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 101

Domenica 25 Agosto
Beata la nazione il cui Dio è il Signore; beato il popolo ch’egli ha scelto per sua eredità ( Salmo 33,12)

Il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto (II Re 19,30)
Se la radice è santa, anche i rami sono santi (Romani 11,16)

Amici, se la radice del mandorlo torna a fiorire e germogliare, non è questo un segno che c’è ancora amore?
Schalom Ben-Chorin

Marco 12, 28-34; Romani 11, 25-32


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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