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«Allah Akbar»?

15-05-2018 15:07 - News
Due attentati a distanza di pochi giorni con uomini armati di coltello hanno colpito l´Aia lo scorso 5 maggio e solo sabato sera la Francia

«Era schedato dall´intelligence nell´elenco dei profili da sorvegliare», scrive oggi la Repubblica nell´articolo che riporta l´attentato avvenuto sabato sera in Francia nel riferirsi all´uomo che ha assalito con un coltello cinque persone nel centro di Parigi, uccidendo un ragazzo di ventinove anni.

«Non aveva precedenti penali, ma era nel mirino dei servizi segreti – prosegue l´articolo su repubblica.it – come sospetto islamista. Si chiamava Khamzat Azimov. Nato nel 1997 in Cecenia, l´assalitore aveva 21 anni e aveva ottenuto la cittadinanza francese. I suoi genitori, residenti a Parigi, sono in stato di fermo. [...] Secondo il procuratore anti-terrorismo François Molins, l´assalitore ha gridato "Allah Akbar"».

Siamo abituati ad articoli che per stare sulla notizia riportano informazioni frettolose, talvolta esatte e talvolta no, com´è successo con l´attentato a L´Aia e dove l´assalitore, definito terrorista islamico, in realtà non lo era.

Riportiamo l´intervista realizzata da Sabika Shah Povia per il sito Carta di Roma (della quale la Federazione delle chiese evangeliche in Italia – Fcei – è membro fondatore e siede nel direttivo) ad una testimone oculare dell´episodio, avvenuto nove giorni fa.

Lo scorso 5 maggio tre persone sono state ferite da un uomo armato di coltello a l´Aia (Olanda) vicino alla stazione. Secondo le informazioni riportate dai media italiani, l´uomo avrebbe gridato «Allah Akbar» mentre tentava di accoltellare i passanti.

Una notizia inesatta, dunque, seppur le forze dell´ordine olandesi avessero immediatamente smentito che l´aggressione potesse avere le caratteristiche di un attacco terroristico. L´uomo era già noto per i suoi disturbi psichici.

Laura Lepri, di 19 anni, è originaria di Roma studia e vive a l´Aia. Quel giorno era a qualche metro di distanza dalla persona che ha tirato fuori il coltello e aggredito i passanti.

Che cosa è successo esattamente quel giorno?

«Era la festa della liberazione (conosciuta anche come Giornata della Libertà, celebra la liberazione degli olandesi dal nazifascismo, ndr) e c´era tanta gente per strada. Io e mia madre eravamo sedute su una panchina quando un uomo ci è passato davanti a qualche metro di distanza e ha tirato fuori un coltello lanciandosi contro un passante in bicicletta».

Ti sei spaventata?

«All´inizio non ho realizzato cosa stesse accadendo. Mi sembrava una rissa tra due conoscenti, ho comunque avvisato la polizia».

Hai sentito l´uomo gridare «Allah Akbar»?

«L´uomo non ha mai gridato "Allah Akbar". Era così vicino che se avesse detto qualsiasi cosa lo avremmo sentito. Le uniche grida che abbiamo udito erano quelle delle tre vittime».

L´attentatore era musulmano?

«Aveva uno di quei piccoli copricapo bianchi che spesso indossano gli uomini musulmani per pregare. Credo di sì».

Cos´hai pensato quando hai letto la notizia sui giornali?

«In Italia molti quotidiani nazionali hanno riportato la notizia includendo un "dettaglio", il grido che avrebbe pronunciato quell´uomo: "Allah Akbar". E l´hanno fatto nei titoli d´apertura. Un "dettaglio" che non è mai stato confermato. Invece, hanno omesso un fattore importante: il disturbo psichico dell´uomo, immediatamente confermato dalla polizia olandese. Credo si sia trattato di un modo di fare giornalismo poco professionale».

I giornali olandesi hanno raccontato il fatto in maniera differente?

«In Olanda i quotidiani e le testate televisive e radiofoniche non associano, quasi mai, questi atti al cosiddetto "terrorismo islamico", se non dopo lunghe e accurate analisi dei fatti e dopo aver ottenuto le prove necessarie fornite dalle indagini. Nei giornali olandesi si è parlato principalmente di uno squilibrato che ha accoltellato tre persone».

Qual è la cosa che ti ha contrariata in questa vicenda?

«Che i giornali italiani abbiano contribuito a soffiare fuoco su un sentimento pericoloso, l´islamofobia; già troppo presente nel nostro Paese. Verso l´Islam ci sono molti pregiudizi e i musulmani, di conseguenza, sono percepiti come pericolosi. Nel caso di cronaca citato non era necessario specificare la religione o l´etnia dell´aggressore; che tra l´altro è un uomo di trentun anni e cittadino dell´Aia... È come se i giornali fossero sempre in competizione. Una gara a chi riesce a far uscire la notizia sensazionalistica per primo, anche quando non si hanno le prove, né la certezza di quel che si pubblica. Un modo di fare informazione che non tiene conto delle conseguenze. A volte, parrebbe, avviene ad esempio nel web, interessano più i click degli utenti che il diffondere una corretta informazione. Questo modo di comunicare foriero di odio e di razzismo non aiuta nessuno».

L´intervista è stata realizzata per l´Associazione Carta di Roma grazie alla collaborazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei)


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126

Sabato 28 Novembre

Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi (Isaia 66,13)
Non vi lascerò orfani; tornerò da voi. Ancora un po’, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete (Giovanni 14,18.-19)

Mentre procediamo, non siamo privi di consolazione, anche se a volte così sembra. Le nostre forze non sono sufficienti e c è chi, in questa situazione pensa di fallire. Ma non siamo privi di consolazione, non siamo soli e abbandonati. Da tempo Dio si è già impegnato e vuole essere al nostro fianco.
Christoph Zehendner

Apocalisse 21, 10-27; Isaia 56,9-57,13




Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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