22 Gennaio 2020

News
percorso: Home > News > Sinodo

Accoglienza, la sfida dell´oggi

26-08-2017 11:47 - Sinodo
Il Sinodo riflette sulle azioni da metter in campo in tema di migrazioni

A una migliore e più articolata comprensione del fenomeno migratorio, il Sinodo valdese ha dedicato diversi momenti che sono stati ripresi nelle conferenze stampa e nelle interviste che Rbe ha trasmesso come spazi ulteriori di approfondimento e riflessione.

Il Sinodo ha recepito un documento elaborato dalla Commissione sinodale per la diaconia, intitolato "Fenomeni migratori" che invita le chiese, non solo in quelle che partecipano al programma "Essere chiesa insieme", a riflettere sull´interculturalità che è il futuro della Riforma. Il futuro delle nostre chiese dipende cioè anche dalla possibilità di instaurare un dialogo interculturale a tutti i livelli: teologico, culturale, liturgico per andare incontro alle diverse sensibilità e spiritualità che nella chiesa trovano il modo di esprimersi e talvolta confliggere.

Il fenomeno migratorio fa parte della storia dell´umanità ed è un problema globale che va governato nelle sue numerose implicazioni. La posta in gioco è alta: diritti umani, democrazia, uguaglianza, cooperazione e solidarietà con i popoli del Sud del mondo. Si tratta però di elaborare linguaggi e comportamenti in modo tale che le differenze possano ogni giorno essere vissute come un arricchimento, e non come un arroccamento, attraverso spazi di confronto. Perché la paura può essere superata quando l´altro, il diverso diventa un compagno di umanità, con cui confrontarsi e con cui camminare insieme, pur nel rispetto delle reciproche differenze. Siamo abituati a pensare che questo valga solo per "noi"-"loro" e invece riguarda davvero tutti e tutte.

Nel corso del dibattito vi sono stati cenni anche alla storia, consapevoli dell´importanza del fenomeno migratorio verso le Americhe o nel Mediterraneo che ha caratterizzato le Valli valdesi. E sono anche emerse le preoccupazioni che riguardano nella contemporaneità i diritti di cittadinanza: lo "ius soli" sarebbe un atto di civiltà innanzitutto per il nostro Paese e per la nostra democrazia. Purtroppo, infatti, il tema delle migrazioni rischia di essere strumentalizzato, in prossimità delle scadenze elettorali, e diversi interventi hanno ribadito la preoccupazione per la deriva xenofoba e razzista: come evitare di riprodurre stereotipi e pregiudizi, diffidenze e paure, e avere la forza di raccontare storie di accoglienza in modo diverso da quanto viene rappresentato nei media?

Vi sono aree dove gli aiuti per lo sviluppo potrebbero in effetti consentire un futuro diverso per le popolazioni ma purtroppo guerre e conflitti che rendono impossibile un ritorno in tempi brevi nei paesi di provenienza. Ecco che allora è necessario capire come migliorare l´accoglienza e l´integrazione dei migranti nella nostra società, avvicinandoci a questa esperienza nel senso della reciprocità. Si cambia e si evolve insieme, in un percorso che valorizza e rende protagoniste le persone le cui vite possono ripartire alla luce della speranza, se accompagnati per un periodo. Il Sinodo è stato reso attento circa la complessità del sistema di accoglienza che vede impegnati: Tavola valdese, Diaconia valdese, FCEI e chiese locali.

La discussione in materia prosegue ancora nei prossimi giorni.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Mercoledì 22 Gennaio

Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere (Isaia 7,9)
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni (I Timoteo 6,12)

Ricomporre l’unità tra il tempo e la strada, ritrovare il legame tra la fede e la vita, ricondurre la Parola di Dio dal margine al centro, riscoprire la realtà della chiesa nel mondo: non è questa la consegna del mondo presente?
Vittorio Subilia

Galati 5, 1-6; I Corinzi 1, 18-25




Liberi dal peccato
commento a Galati 5, 1
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù

Mai come in questo periodo storico, l’uomo occidentale ha potuto godere di piena libertà: di pensiero, di parola, di stampa. Può vivere (o cercare di vivere) la vita che più lo attrae, senza dover superare troppi ostacoli esterni. Pur nella consapevolezza di tutte le problematiche politiche, sociali, legate alla comunicazione, ma anche interiori e psicologiche che rappresentano dei freni oggettivi per la nostra libertà, dobbiamo constatare che mai come ora, abbiamo, almeno potenzialmente, la possibilità di scegliere liberamente la nostra vita, di pensare con la nostra testa e di fare scelte ponderate.
E dunque Paolo non si rivolge a noi? Ha scritto per altri uomini e donne? E poi perché dice “state saldi”? Chi di noi vorrebbe rinunciare alla propria libertà? Non siamo forse diventati insofferenti a qualsiasi limite ci venga proposto o, peggio, imposto?
Ma quella che Dio ci offre, non è la libertà senza vincoli a cui oggi ambiamo, non è la libertà di diventare ricchi a spese di altri, di mangiare a sazietà dimenticando chi muore di fame a causa del nostro stile di vita, la libertà di distruggere il pianeta pur di avere qualche comfort in più, o di fare quello che desideriamo senza pensare alle conseguenze per gli altri esseri umani o per l’ambiente.
Quella che ci offre Dio è la libertà dal peccato, e dunque proprio la libertà dalla sopraffazione, dall’abuso, dalla corruzione nostra e del nostro ambiente naturale, ma a causa del nostro peccato, sempre riaffiorante, si tratta di una libertà che richiede disciplina, coraggio, senso di responsabilità.
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. Liberi di seguirlo, liberi di accogliere quel genere di umanità che Gesù stesso rappresenta: la libertà di darsi liberamente agli altri. Di essere servi. La libertà di essere liberi dai compromessi, dalla sudditanza al dio danaro, di amare incondizionatamente, senza se e senza ma. La libertà di essere, senza tentennamenti, figli e figlie di Dio.
E dunque stiamo saldi e non permettiamo che nulla e nessuno ci ponga nuovamente sotto il giogo della schiavitù. Amen!
di Erica Sfredda




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it