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Accoglienza. Ospitati dalla Diaconia valdese 57 profughi arrivati con i corridoi umanitari

02-06-2016 09:17 - News
"Dopo essere fuggiti dalla Siria sotto le bombe, e dopo essere stati accampati in Libano per diversi anni, piano piano stanno riacquistando una loro quotidianità nella dignità", ha dichiarato all´Agenzia NEV Massimo Gnone, responsabile per i migranti della Diaconia valdese, partner della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) nell´accoglienza e integrazione dei profughi giunti in Italia grazie ai corridoi umanitari. A un mese dal loro arrivo a Fiumicino lo scorso 3 maggio, stanno bene i 57 profughi siriani presi in carico dalla Diaconia valdese, collocati in appartamenti a Torino, Melegnano (MI) e Reggello (FI).

Alcuni dei bambini sono arrivati con patologie gravi, motivo per il quale avevano ottenuto insieme ai genitori il "visto umanitario" emesso dal consolato italiano di Beirut. Gnone assicura che sono sotto osservazione presso presidi ospedalieri specializzati e in alcuni casi stanno facendo un percorso di terapie, il tutto agevolato dalla presenza di mediatori culturali, che hanno un ruolo di primissima importanza. Tutti sono iscritti al Servizio sanitario nazionale e tutti frequentano quotidianamente le lezioni di lingua italiana, e sono seguiti dagli operatori della Diaconia valdese nelle procedure per l´ottenimento dell´asilo. "Lo shock culturale all´inizio c´è, è inevitabile, soprattutto chi proviene dalla borghesia cittadina siriana fa più fatica di altri ad adattarsi a una situazione certo dignitosa, ma modesta. Intanto, le nostre equipe specializzate stanno facendo di tutto per accompagnare il loro processo di integrazione, che permetterà loro di acquisire quell´autonomia indispensabile per muoversi nella società italiana", dice Gnone. Per permettere ai bambini di integrarsi al più presto, sono stati iscritti ai centri estivi per ragazzi: l´augurio è che con questa esperienza di socializzazione, potranno iniziare al meglio il nuovo anno scolastico.

Ma la cittadinanza, come ha reagito all´arrivo delle famiglie siriane? A questo proposito Gnone rileva come la Diaconia valdese abbia avuto espressioni di solidarietà anche del tutto inattese: "A Torino, per esempio, in modo spontaneo e indipendentemente da noi, via Facebook c´è chi ha organizzato una raccolta di vestiti, giocattoli, passeggini. Molto interesse ai corridoi umanitari è arrivato anche dalle istituzioni locali e dalle associazioni sul territorio. Non c´è dubbio che questo progetto attiva energie positive anche aldilà di chi lo sta promuovendo. Quel che stiamo sperimentando è che la solidarietà è contagiosa!", conclude Gnone.

I corridoi umanitari (CU) costituiscono una "buona pratica" condivisa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant´Egidio tesa a garantire un visto per l´accesso legale e sicuro in Italia di migranti in condizioni di vulnerabilità concentrati in Libano, Marocco, Etiopia. Questa buona pratica, che si spera di duplicare in altri paesi europei, è stata resa possibile da un protocollo d´intesa sottoscritto dagli Enti proponenti e dai Ministeri dell´Interno e degli Affari Esteri nello scorso dicembre.

Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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