06 Luglio 2020
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AMORE PER L´ALTRO (I CORINZI 13, 4-7)

22-05-2016 08:58 - Bibbia e attualità
"Che cos´è l´amore?" questa la domanda che i ragazzi della scuola d´italiano per stranieri nella nostra chiesa hanno posto più e più volte. Prima a se stessi, poi anche ad altri. I ragazzi si sono muniti di un microfono e sono andati in giro per le piazze di Milano. Per trovare delle persone disponibili a farsi intervistare, hanno spiegato che stavano girando un film come progetto della loro scuola, un film su un tema scelto da loro. "Che cos´ è l´amore?" Ho avuto occasione di ascoltare le prime risposte registrate. Alcune romantiche, altre persino poetiche. C´è chi ha evidenziato, come prima cosa, la mancanza di amore, c´è chi ha affermato che l´amore è tutta chimica.
"Che cos´è l´amore?"
Anche la Bibbia dice la sua. Le lettere di Giovanni affermano che Dio è amore. Altri tentativi biblici di rispondere a questa domanda, parlano più del lato umano della questione.
Uno dei protagonisti delle prime comunità cristiane, l´apostolo Paolo, dedica un intero capitolo di una delle sue lettere all´amore cercando di definire che cosa succede quando si ama.
Ecco i versetti centrali del suo discorso sull´amore contenuto nel tredicesimo capitolo della prima epistola ai Corinzi:

L´amore è paziente, è benevolo; l´amore non invidia; l´amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s´inasprisce, non addebita il male, non gode dell´ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

Che cosa vuol dire che Paolo cerchi di definire ciò che vuol dire amare, elencando molte negazioni?
Significa che amare vuol dire, prima di tutto, non fare tante cose.
Ma questo, non è troppo poco? Amare non vuol dire anzitutto fare?
No, amare significa anzitutto non fare certe cose.
L´amore, così ci ricorda Paolo, è anche e prima di tutto controllo di sé.
Sì, il controllo di sé, il sapersi disciplinare rinunciando a fare certe cose. Rinunciando, ad esempio, a essere invidiosi, rinunciando a vantarsi davanti agli altri, a cedere alla collera, a essere ingiusti, a ingannare. Tutte queste rinunce sono segni concreti del mio amore per l´altro, per l´altra, perché sono espressioni del mio rispetto e della mia stima per lei o per lui.
Riuscire a controllare se stessi, riuscire a non fare tutto ciò che può fare male all´altro, tutto ciò che può ferirlo o peggio ancora, umiliarlo, non è, infatti, poco, anzi, sarebbe già tantissimo!

La seconda indicazione su ciò che significa amare, viene dall´elenco che fa Paolo in positivo: "l´amore è paziente, è benevolo", "gioisce con la verità, soffre ogni cosa, crede ogni cosa, sopporta ogni cosa."
Mi colpisce la grande varietà di queste affermazioni.
L´amore si può manifestare in tante azioni, in tanti atteggiamenti diversi.
L´amore gioisce, l´amore soffre, l´amore crede, l´amore spera. L´amore è paziente. L´amore è benigno.
L´amore ha mille espressioni diverse. L´amore non assume sempre lo stesso atteggiamento, ma cambia comportamento, cambia nome a seconda della situazione nella quale viene richiesto.
Dove c´è solitudine, l´amore si chiamerà compagnia, dove c´è fame, l´amore si chiamerà pane, dove c´è litigio, l´amore si chiamerà rappacificazione, dove c´è menzogna, l´amore si chiamerà verità, dove c´è indifferenza, l´amore si chiamerà interessamento ed ascolto. Dove c´è oppressione e violenza, l´amore si chiamerà resistenza e, a questo punto, ne sono convinta, smette di sopportare tutto!
Amare, allora, significa anche imparare i vari atteggiamenti, i vari nomi dell´amore e applicarli nel momento giusto e nel modo giusto.
Quest´ultima affermazione ci porta ancora a una terza indicazione su ciò che significa amare.
Il vero contenuto dell´amore, non lo possiamo decidere noi, ma ce lo deve dire l´altro che ha bisogno di amore. L´altro, l´altra, che ne ha bisogno, mi deve dire quale espressione deve assumere il mio amore per amare veramente. Ed è anche solo lei o lui che mi potrà dire se amo oppure no!
"Che cos´ è l´amore?" Mentre continuamo a porrci la domanda, spero che avremo delle belle occasioni per sperimentarlo. I ragazzi della scuola d´italiano, te e me. Per amare ed essere amati.

Fonte: Voce Evangelica.ch

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Lunedì 6 Luglio

Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe (Salmo 103,12)
Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (Romani 5,20)

Buon Signore Gesù Cristo, io avverto i miei peccati, essi mi mordono, mi danno la caccia e mi atterriscono; dove me ne andrò? Guardo a te, Signore Gesù Cristo, e, sebbene debolmente, credo a te. Comunque mi stringo a te e sono certo che tu hai detto «chi crede in me avrà vita eterna»; sebbene la mia coscienza sia aggravata e il peccato mi atterrisca e mi faccia tremare il cuore, pur tuttavia tu hai detto «figlio mio, sii consolato, i tuoi peccati ti sono perdonati» e «tu avrai la vita eterna e io ti risveglierò nel giorno finale».
Martin Lutero

Galati 6, 1-5; I Re 14, 1-20




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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