26 Giugno 2022
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ALBERT SCHWEITZER († 4 settembre 1965)

04-09-2015 11:45 - News
Teologo-filosofo, storico, musicologo, premio Nobel per la pace, missionario e «medico della giungla»





Alla domanda se sono pessimista oppure ottimista, rispondo che la mia conoscenza è pessimista, mentre la mia volontà e la mia speranza sono ottimiste.



Sono pessimista in quanto vivo in tutta la sua pesantezza il nonsenso degli avvenimenti che succedono nel mondo. Soltanto in rarissimi momenti sono stato veramente contento della mia esistenza. Non potevo far altro che condividere tutto il dolore che vedevo intorno a me, non solo il dolore degli esseri umani, ma anche quello del creato. Non ho mai tentato di sottrarmi a questa com-passione. Mi sembrava ovvio che tutti dovessimo portare insieme il peso del dolore che c'è nel mondo. Già quando studiavo al ginnasio era chiaro per me che nessuna spiegazione del male presente nel mondo avrebbe potuto soddisfarmi, e che tutte le spiegazioni sfociano in sofisticherie ed in fondo non hanno altro scopo che distogliere l'essere umano da una viva condivisione della povertà presente nel mondo. [...]



Sono pessimista anche nel mio giudizio sulla situazione in cui si trova oggi l'umanità. Non posso dire a me stesso che la situazione non è così negativa come sembra, ma sono consapevole che, se continuiamo per la strada che abbiamo imboccato, ci troveremo in un nuovo tipo di Medioevo. Mi sta davanti agli occhi, in tutta la sua gravità, la miseria spirituale e materiale alla quale la nostra umanità va incontro rinunciando al pensiero e agli ideali ad esso legati.



Ma ciò nonostante rimango ottimista. Ho conservato la fede nella verità, come fede semplice dell'infanzia, che non si può perdere. Ho fiducia che lo spirito che proviene dalla verità sia più forte del potere degli eventi. Secondo la mia visione delle cose, non esiste altro destino per l'umanità se non quello che essa stessa si prepara mediante la propria disposizione mentale. Perciò io non credo che l'umanità debba percorrere sino in fondo il viale del tramonto. [Lambaréné, 7 marzo 1931]



(in RISPETTO PER LA VITA - Gli scritti più importanti nell'arco di un cinquantennio raccolti da Hans Walter Bähr; traduzione di Giuliana Gandolfo [Claudiana 1994])
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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