24 Novembre 2020
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A che punto siamo nel dialogo con la chiesa di Roma?

08-02-2018 17:07 - Ecumenismo
A 800 anni dal "Colloquio di Bergamo" il forum del secondo distretto si interroga sulle relazioni fra mondo valdese e vaticano. Presenti fra gli altri il moderatore Bernardini e il presidente della Federazione protestante di Francia François Clavairoly

«Abbiamo appena concluso un anno, il 2017, caratterizzato dalla celebrazioni del cinquecentenario della Riforma protestante, in cui abbiamo assistito ad un grandissimo numero di eventi, la maggior parte dei quali hanno avuto carattere ecumenico, basati su incontri, dialoghi, firme di documenti. Davanti a così tanti fatti e a così tante parole abbiamo pensato che fosse il momento ora di fare il punto su tutto quanto sta avvenendo, per fotografare la situazione e tentare di capire quale sia lo stato delle relazioni con il mondo cattolico in particolare». Con queste parole il pastore della Chiesa valdese di Bergamo Winfrid Pfannkuche introduce il forum delle chiese metodiste e valdesi del secondo distretto (area che comprende l´Italia settentrionale, escluse le valli del pinerolese, e la Svizzera) intitolato non a caso "Chiariamoci le idee: dove siamo nel dialogo con la chiesa di Roma?" . Giunto alla settima edizione l´incontro è l´occasione per le varie comunità locali di esprimere le differenti attività e sensibilità in materia di dialogo interreligioso. «Per questo sarà lasciato il giusto spazio ai circuiti che compongono il nostro distretto – prosegue il pastore – ,perché dal lavoro sul campo emergeranno certamente tematiche e stimoli differenti».

Lo spunto ai lavori della giornata del prossimo 3 marzo è dato da un altro importante anniversario, gli 800 anni dal "Colloquio di Bergamo", che fu un tentativo di dialogo fra diverse anime di quelle che stavano diventando eresie in seno alla chiesa cattolica romana: solo 3 anni prima (1215) infatti il IV Concilio Lateranense, convocato da papa Innocenzo III aveva sancito l´eresia dei Catari e dei Valdesi. «Era un periodo di grande fermento – prosegue Pfannkuche - ; con Valdo ancora in vita ci fu una profonda spaccatura fra i valdesi che si erano stanziati in Lombardia, i "Poveri di Lombardia" e quelli d´Oltralpe, i "Poveri di Lione" o "Ultramontani". Le differenze principali riguardavano la concezione del lavoro, disdegnato dai secondi in quanto strumento di arricchimento, e invece uno dei caposaldi dei Poveri Lombardi, influenzati in questo dai seguaci di Arnaldo da Brescia e di Giovanni di Ronco. Altri punti di rottura furono il matrimonio e la strutturazione in gerarchie interne. Fra questi litiganti se ne formò un terzo, i "Poveri Cattolici", che non avevano intenzione di rompere le relazioni con il Vaticano. In questo clima nel 1218 si incontrano a Bergamo la "Società dei fratelli ultramontani" ( i francesi ) e le comunità lombarde. Il tentativo di conciliazione non andò però a buon fine».

A 8 secoli da quei giorni, in un contesto radicalmente differente, la volontà è dunque quella di tracciare un quadro di riferimento delle relazioni con la chiesa di Roma, evidenziando gli entusiasmi e le criticità di tali rapporti. Il nuovo corso del pontificato di Bergoglio e del suo ecumenismo del fare certamente ha un ruolo nell´interrogare le varie comunità protestanti italiane. «Per questo abbiamo scelto di far intervenire tre soggetti che rappresentano vari livelli del panorama valdese: il moderatore Eugenio Bernardini per inquadrare il ruolo della nostra chiesa in Italia, un avamposto del protestantesimo che si confronta ogni giorno con istituzioni laiche e religiose; Gianni Genre in quanto pastore di Pinerolo, altro luogo simbolo con le valli valdesi di un ecumenismo dalle radici profonde, diverso da qualsiasi altra realtà nazionale; Myriam Venturi Marcheselli in rappresentanza delle chiese cristiane di Milano, quindi di una realtà cittadina, differente da quella delle valli certamente. A loro il compito di farci comprendere a che punto siamo con l´agenda ecumenica, e se in questo dialogo siamo noi sempre coerenti e sinceri, e allo stesso tempo come Roma si comporta e ci rappresenta oggi».

A voler ricalcare il dialogo di 800 anni prima non può mancare una controparte transalpina: allora furono gli Ultramontani, a marzo sarà il turno del presidente della Federazione Protestante francese, il pastore François Clavairoly raccontare il cammino e le prospettive ecumeniche d´Oltralpe, in una federazione che riunisce oltre 30 unioni di chiese, dalle riformate a molte fra quelle evangeliche, comprese Assemblee di Dio e alcune sigle pentecostali, e 80 associazioni ad esse collegate, per un totale di quasi 2 milioni di fedeli. «Un grande piacere avere con noi il pastore Clavairoly – conclude il pastore Winfrid Pfannkuche – per ascoltare un´autorevole voce che da fuori Italia può raccontare le esperienze del protestantesimo francese e del loro dialogo interreligioso, sicuramente differente dal nostro».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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