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A che punto siamo nel dialogo con la chiesa di Roma?

08-02-2018 17:07 - Ecumenismo
A 800 anni dal "Colloquio di Bergamo" il forum del secondo distretto si interroga sulle relazioni fra mondo valdese e vaticano. Presenti fra gli altri il moderatore Bernardini e il presidente della Federazione protestante di Francia François Clavairoly

«Abbiamo appena concluso un anno, il 2017, caratterizzato dalla celebrazioni del cinquecentenario della Riforma protestante, in cui abbiamo assistito ad un grandissimo numero di eventi, la maggior parte dei quali hanno avuto carattere ecumenico, basati su incontri, dialoghi, firme di documenti. Davanti a così tanti fatti e a così tante parole abbiamo pensato che fosse il momento ora di fare il punto su tutto quanto sta avvenendo, per fotografare la situazione e tentare di capire quale sia lo stato delle relazioni con il mondo cattolico in particolare». Con queste parole il pastore della Chiesa valdese di Bergamo Winfrid Pfannkuche introduce il forum delle chiese metodiste e valdesi del secondo distretto (area che comprende l´Italia settentrionale, escluse le valli del pinerolese, e la Svizzera) intitolato non a caso "Chiariamoci le idee: dove siamo nel dialogo con la chiesa di Roma?" . Giunto alla settima edizione l´incontro è l´occasione per le varie comunità locali di esprimere le differenti attività e sensibilità in materia di dialogo interreligioso. «Per questo sarà lasciato il giusto spazio ai circuiti che compongono il nostro distretto – prosegue il pastore – ,perché dal lavoro sul campo emergeranno certamente tematiche e stimoli differenti».

Lo spunto ai lavori della giornata del prossimo 3 marzo è dato da un altro importante anniversario, gli 800 anni dal "Colloquio di Bergamo", che fu un tentativo di dialogo fra diverse anime di quelle che stavano diventando eresie in seno alla chiesa cattolica romana: solo 3 anni prima (1215) infatti il IV Concilio Lateranense, convocato da papa Innocenzo III aveva sancito l´eresia dei Catari e dei Valdesi. «Era un periodo di grande fermento – prosegue Pfannkuche - ; con Valdo ancora in vita ci fu una profonda spaccatura fra i valdesi che si erano stanziati in Lombardia, i "Poveri di Lombardia" e quelli d´Oltralpe, i "Poveri di Lione" o "Ultramontani". Le differenze principali riguardavano la concezione del lavoro, disdegnato dai secondi in quanto strumento di arricchimento, e invece uno dei caposaldi dei Poveri Lombardi, influenzati in questo dai seguaci di Arnaldo da Brescia e di Giovanni di Ronco. Altri punti di rottura furono il matrimonio e la strutturazione in gerarchie interne. Fra questi litiganti se ne formò un terzo, i "Poveri Cattolici", che non avevano intenzione di rompere le relazioni con il Vaticano. In questo clima nel 1218 si incontrano a Bergamo la "Società dei fratelli ultramontani" ( i francesi ) e le comunità lombarde. Il tentativo di conciliazione non andò però a buon fine».

A 8 secoli da quei giorni, in un contesto radicalmente differente, la volontà è dunque quella di tracciare un quadro di riferimento delle relazioni con la chiesa di Roma, evidenziando gli entusiasmi e le criticità di tali rapporti. Il nuovo corso del pontificato di Bergoglio e del suo ecumenismo del fare certamente ha un ruolo nell´interrogare le varie comunità protestanti italiane. «Per questo abbiamo scelto di far intervenire tre soggetti che rappresentano vari livelli del panorama valdese: il moderatore Eugenio Bernardini per inquadrare il ruolo della nostra chiesa in Italia, un avamposto del protestantesimo che si confronta ogni giorno con istituzioni laiche e religiose; Gianni Genre in quanto pastore di Pinerolo, altro luogo simbolo con le valli valdesi di un ecumenismo dalle radici profonde, diverso da qualsiasi altra realtà nazionale; Myriam Venturi Marcheselli in rappresentanza delle chiese cristiane di Milano, quindi di una realtà cittadina, differente da quella delle valli certamente. A loro il compito di farci comprendere a che punto siamo con l´agenda ecumenica, e se in questo dialogo siamo noi sempre coerenti e sinceri, e allo stesso tempo come Roma si comporta e ci rappresenta oggi».

A voler ricalcare il dialogo di 800 anni prima non può mancare una controparte transalpina: allora furono gli Ultramontani, a marzo sarà il turno del presidente della Federazione Protestante francese, il pastore François Clavairoly raccontare il cammino e le prospettive ecumeniche d´Oltralpe, in una federazione che riunisce oltre 30 unioni di chiese, dalle riformate a molte fra quelle evangeliche, comprese Assemblee di Dio e alcune sigle pentecostali, e 80 associazioni ad esse collegate, per un totale di quasi 2 milioni di fedeli. «Un grande piacere avere con noi il pastore Clavairoly – conclude il pastore Winfrid Pfannkuche – per ascoltare un´autorevole voce che da fuori Italia può raccontare le esperienze del protestantesimo francese e del loro dialogo interreligioso, sicuramente differente dal nostro».


Fonte: Riforma.it
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Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




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La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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